C’è “una certa ipocrisia che spinge a vedere in voi solo delle persone che hanno sbagliato, per le quali l’unica via è quella del carcere. Non si pensa alla possibilità di cambiare vita, c’è poca fiducia nella riabilitazione. Per questo chiedo un atto di clemenza” verso quei carcerati ritenuti idonei. Così si è espresso Papa Francesco durante l’Omelia che ha tenuto nella basilica vaticana durante la celebrazione del Giubileo dei carcerati, inframezzata da momenti musicali e testimonianze di detenuti. Il Santo Padre ha chiesto anche “il miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana” di chi vi è rinchiuso. Presenti a San Pietro anche molti famigliari dei carcerati, i cappellani delle carceri e i volontari che operano negli istituti penitenziari. Vicino all’altare, un gesto simbolico evidente: la catena spezzata posta tra le mani della Madonna che tiene in braccio Gesù.

Chi non ha rispetto la legge ha meritato la condanna e “la privazione della libertà – ha detto il Papa – è la forma più pesante della pena che si sconta, perché tocca la persona nel suo nucleo più intimo. Eppure, la speranza non può venire meno” alludendo al valore della riabilitazione come strada alternativa alla pena detentiva. Per questo Bergoglio si è appellato a quelli “chiusi nei pregiudizi” o “schiavi degli idoli di un falso benessere”, quasi tornando a quanto detto ieri rivolgendosi a chi è schiavo del lusso e alla finanza disposta a spendere soldi per il salvataggio delle banche e nulla per quelli che soffrono. Infatti, continua il Papa, “quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà

E rivolgendosi a chi è privato della libertà, cioè ai numerosi detenuti presenti, il Papa ha detto: “Io vi dico che ogni volta che entro in carcere mi domando: perché loro e non io? Tutti – ha aggiunto il pontefice – abbiamo la possibilità di sbagliare”. Sottolineando che “dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione”. Occorre sempre avere “la certezza della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio”.

Dal carcere di Regina Coeli è partita stamane anche la ‘Marcia per l’Amnistia”, intitolata a Marco Pannella, organizzata dai Radicali. Che hanno annunciato che sono state oltre 10 mila le adesioni dei detenuti che partecipano al digiuno di dialogo per condividere, anche da dietro le sbarre, la battaglia per l’amnistia promossa dai Radicali. Il corteo è terminato proprio nei pressi di San Pietro.

Nella Basilica erano presenti numerosi politici, fra i quali Andrea Orlandoministro alla Giustizia, che in una intervista al quotidiano cattolico Avvenire, ha espresso dubbi sulla possibilità di un’amnistia: “La praticabilità politica di un provvedimento di clemenza è ardua: per l’amnistia occorrono i due terzi del Parlamento. Ciò detto, quando lo si è fatto in passato, la deflazione è durata poco. Servono interventi strutturali ed è ciò che stiamo facendo”. Il guardasigilli è tornato anche sulla proposta di abolizione dell’ergastolo, spiegando che è “una discussione aperta, ma finché mafie e gruppi terroristici non saranno debellati, è difficile pensare a un suo superamento”.