Non è solo una questione di 100 e lode, ma di un sistema che spacca l’Italia ancora una volta. È polemica sui risultati scolastici degli studenti italiani diffusi dal ministero dell’Istruzione, secondo cui gli allievi delle regioni in coda alle classifiche Ocse e Invalsi per preparazione (molte delle quali al Sud), sono invece ai primi posti nelle statistiche dei voti alla maturità. Così se in Puglia i diplomati con lode nel 2016 sono 934 e in Campania 713, in Lombardia sono 300 e in Piemonte appena 225. Una contraddizione che solleva il problema delle modalità di valutazione degli studenti nelle scuole italiane e delle differenze tra Nord e Sud.

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ad esempio, parla di un danno “alla credibilità della scuola italiana, ma soprattutto una penalizzazione inaccettabile per i nostri ragazzi e il loro futuro”. E mentre Zaia chiede sistemi di verifica su campioni omogenei, c’è chi sottolinea quale sia la difficoltà di avere valutazione che vadano oltre i criteri soggettivi. “Il gap non è attribuibile a un difetto di questo e quell’istituto, quanto a un sistema scuola davvero pessimo, che si ripercuote anche nell’istruzione universitaria, dove ormai non si boccia più” ha detto a ilfattoquotidiano.it il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori. Che sottolinea: “Alle ragioni obiettive alla base della differenza di voti (data dai criteri diversi adottati dai test Invalsi e dalle prove della Maturità), se ne aggiungono altre di natura culturale, ma ritengo che soffermarsi solo sui voti e non sull’intero sistema, sarebbe un grave errore”. Più ampia la questione anche per il sociologo Domenico De Masi: “È evidente che la classifica dei voti delle regioni non rispecchia la realtà, altrimenti il Sud eccellerebbe in tutto e così non è: il primo divario per le regioni meridionali è quello tra i voti alla maturità e quelli che dà la vita e tutte le classifiche sulla qualità della vita fotografano una realtà favorevole per le aree del Settentrione”.

I DATI DISCORDANTI – Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Istruzione i risultati degli studenti italiani, in generale, sono migliorati. A scatenare la polemica sono stati i risultati della maturità e, in particolare, i 100 e lode (5.133 in tutta Italia), con un boom al Sud: in Puglia, i diplomati con lode sono stati il 2,6% contro la media nazionale di 1,1%, in Campania 713 (1,3%), in Sicilia 500 (1,2%). Il migliore risultato delle regioni del Centro è stato raggiunto dal Lazio, al quarto posto nella classifica generale con 457 lodi, mentre per il Nord c’è il settimo posto della Lombardia (300 lodi), seguita dal Veneto (276). In Piemonte e Toscana, i 110 e lode sono stati rispettivamente 225 e 222. La regione con più promossi è l’Umbria con il 75,7% di ammessi all’anno successivo. Seguono Puglia (75,6%), Molise (74,8%), Calabria (74,5%).

Questi dati fanno a cazzotti con le indagini di Ocse Pisa e con i test Invalsi, che devono essere sostenuti da studenti delle elementari, medie e superiori per verificarne il livello di apprendimento. Queste prove raccontano un’altra realtà: nel 2016, infatti, è emerso un gap tra le scuole del Sud e quelle del Nord, con queste ultime che primeggiano. Qualche esempio: in seconda elementare il punteggio peggiore alle prove di italiano e matematica è stato ottenuto dagli studenti della Calabria, mentre la Puglia (medaglia d’oro per i 100 e lode), la Sicilia e la Sardegna sono risultate sotto la media nazionale. Per le scuole medie Campania, Sicilia e Calabria sono, per la prova di italiano, inferiori alla media nazionale e, per quanto riguarda gli studenti della seconda superiore, in matematica il risultato peggiore è quello della Sardegna. Insomma, un’altra storia rispetto ai dati diffusi dal ministero.

LA POLEMICA – E mentre al Nord alcune regioni puntano il dito contro i voti troppo alti dati al Sud e al Meridione si difende l’operato di docenti e di studenti, la polemica divampa fuori dalle scuole. Il presidente della Regione Veneto  Zaia parla di “disparità inspiegabili”, sottolineando che “gli studenti del Veneto, che risultano i migliori per le competenze in matematica secondo i valutatori Ocse-Pisa, si sono classificati ai primi posti in Italia nelle prove Invalsi 2016, alla maturità ottengono appena un terzo dei 100 e lode della Campania, un quarto della Puglia, la metà della Sicilia e del Lazio”. E aggiunge: “Delle due l’una: o i test non funzionano o c’è qualche lassismo di troppo negli esaminatori”.

Il governatore del Veneto ricorda poi che “il punteggio della maturità condiziona l’accesso all’università, la graduatoria nei concorsi pubblici e le chances di collocamento, oltre che la possibilità di accedere alle agevolazioni per il diritto allo studio”. E chiede un intervento al ministro per l’Istruzione, Stefania Giannini affinché convochi una commissione ministeriale di esperti, riattivi sistemi di verifica su campioni omogenei di scuole e rimetta allo studio modalità di valutazione rigorose e imparziali per l’esame di Stato. Zaia difende gli studenti del Veneto, ma c’è chi pensa a ciò che c’è dietro i dati che non tornano. “Resta comunque il problema del gap” – spiega a ilfattoquotidiano.it il sociologo De Masi, secondo cui una soluzione c’è, nella stessa misura in cui c’è la soluzione alla questione Meridionale. “Ossia se il Sud si dà da fare e viene sostenuto dal governo – dice – ma al momento non mi sembra ci siano i presupposti”.

L’ANALISI – In realtà non è la prima volta che i dati della maturità premiano le regioni del Sud rispetto a quelle del Nord. Intanto, va detto, oggettive differenze nei criteri di valutazione adottati. Quelle Ocse e Invalsi vengono elaborate tenendo conto solo di due materie, la matematica e l’italiano, mentre l’esame di Stato offre una panoramica molto più ampia della preparazione dello studente e delle sue capacità di apprendimento e comunicazione. Poi, però, c’è la questione dell’assegno ministeriale di 600 euro, introdotto dieci anni fa per gli studenti che ottengono il massimo dei voti. È possibile che al Sud, per l’assegno o meno, i professori diano voti più alti. “È vero che c’è differenza di criteri adottati tra i test Invalsi e le prove di Maturità – premette il sociologo Marziale – ma è anche vero, e lo dico da calabrese, che al Sud si tende a essere di manica più larga”.

Un gap superabile? “È difficile se la valutazione si basa su criteri soggettivi, ma è auspicabile, nonostante sia fermamente convinto che il voto oggi valga meno rispetto ad altre competenze” aggiunge Marziale, secondo cui “è necessario un cambio di rotta per tutto il sistema scuola che racchiude una serie di anomalie tutte italiane”. D’altro canto lo testimoniano le proteste di questi giorni contro i trasferimenti dei professori da Sud a Nord, con tanto di pagina Facebook attraverso la quale si cerca di scambiarsi le cattedre. In un sistema del genere, insomma, la colpa non può essere solo dei docenti dalla manica larga. “Piuttosto – continua il sociologo – di riforme e riformine con le quali si attuano rivoluzioni solo amministrative, senza entrare mai nei contenuti”. Gli effetti? “Questo è un Paese dove non si boccia più. E questo vale anche per l’università, dove non c’è più selezione, perché se ci fosse calerebbe il numero di iscritti”. E, aggiunge Marziale “questo è il Paese dove bisogna sconfiggere il sistema delle raccomandazioni, che funziona da Nord a Sud”.