“La delega al governo per le intercettazioni è troppo generica”. Il procuratore della Repubblica di Torino Armando Spataro, sentito in commissione Giustizia al Senato per la riforma del processo penale su cui il Parlamento discute da mesi, ha espresso le sue perplessità per le lacune del provvedimento. “Abbiamo rilevato che ci vorrebbe una maggiore specificazione. Almeno per me ora è troppo generica“. E ha aggiunto: “La rilevanza penale delle intercettazioni non può che essere rilevata dai giudici che procedono nel contraddittorio con gli avvocati e il pubblico ministero. Non può essere disciplinata per legge”.

Lo stesso Spataro in realtà viene più volte citato ad esempio dal governo perché a febbraio scorso ha emanato una circolare, sottoscritta da 50 pm riuniti in assemblea, in cui si chiede che “le intercettazioni irrilevanti o contenenti dati sensibili siano estrapolate dal fascicolo al termine delle indagini preliminari” e che ne venga poi chiesta la distruzione. Alla domanda se sia necessaria una legge o basti l’autoregolamentazione, Spataro oggi ha replicato: “Il nostro sistema è molto articolato: ci possono essere dei punti di intervento che non definirei tali da alterarla”.

L’intervento previsto dal governo dovrebbe limitare l’uso delle conversazioni da parte dei magistrati nelle indagini. Ancora non ci sono dettagli sul merito della riforma, ma le intenzioni dell’esecutivo hanno già sollevato numerose polemiche. Il senatore Pd Beppe Lumia a margine dei lavori ha specificato che si sta valutando l’ipotesi dell’inserimento di un’udienza-stralcio che valuti quali intercettazioni inserire agli atti: “È una soluzione tecnicamente molto complessa”, ha detto, “la stiamo valutando e la valuteremo anche nei prossimi giorni, d’intesa con il lavoro” dei relatori Giuseppe Cucca e Felice Casson (Pd) sul testo base per la riforma del processo penale.

Sul tema ha espresso le sue preoccupazioni anche il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho intervistato da Rai Radio 1: “Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per le indagini”, ha detto, “non solo di mafia ma anche per quelle legate alla corruzione e ad altre illegalità presenti sul territorio. Sono uno strumento unico e volerle limitare significa andare in controtendenza rispetto alle esigenze dei cittadini, che vogliono vedere sanzionati coloro che violano la legge e allo stesso tempo aspirano a vedere l’Italia risalire la classifica dei paesi più corrotti d’Europa o nei quali la percezione della corruzione è più elevata, classifica che purtroppo ci vede ai primissimi posti”.