C’è anche Andrea Niglia, presidente della Provincia di Vibo Valentia e sindaco di Briatico, tra i perquisiti dell’inchiesta “Costa Pulita” scattata stamattina all’alba quando polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza hanno arrestato 22 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia dei beni, detenzione e porto di armi ed esplosivo. Il politico è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sua abitazione è stata perquisita stamattina perché, secondo gli inquirenti, si sarebbe attivato per favorire la cosca Accorinti.

Stando alla ricostruzione dei sostituti procuratori della Dda Pierpaolo Bruni e Camillo Falvo, l’ex primo cittadino avrebbe posto in essere “condotte riservate e fraudolente tese a salvaguardare l’attività del villaggio Green Garden costituente una delle principali fonti di guadagno della cosca”.

Niglia era stato eletto presidente della Provincia di Vibo il 28 settembre 2014 con l’appoggio dei renziani del Pd, esponenti di Ncd, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il 20 marzo scorso la Cassazione ha stabilito la sua incandidabilità e quindi la decadenza. Contro questa decisione lo stesso Niglia ha annunciato di aver avviato un’azione di sospensiva e revoca dell’atto.

Secondo gli inquirenti, la ‘ndrangheta controllava tutta la costa vibonese e in particolare i Comuni di Briatico e Parghelia. Dalle amministrazioni comunali ai villaggi turistici passando per i collegamenti con le isole Eolie. Il blitz contro la cosca Mancuso ha interessato non solo la Calabria, ma anche la Lombardia. Ci sono stati arresti, infatti, pure a Como e Monza.

L’inchiesta ha colpito quelle che gli inquirenti definiscono le ramificazioni dei Mancuso. In particolare le porte del carcere si sono spalancate per gli esponenti di spicco delle famiglie mafiose degli Accorinti, La Rosa e Il Grande che gestivano tutte le attività illecite del litorale vibonese.

È stato arrestato, infatti, il boss Antonino Accorinti. Tra gli indagati, invece, anche alcuni politici e professionisti che stamattina hanno subito una perquisizione. Oltre a Niglia, nel mirino dei pm Bruni e Falvo, sono finiti l’assessore di Briatico Guglielmo Domenico Marzano, l’ex sindaco Francesco Prestia e il consigliere di maggioranza Sergio Bagnato. A questi vanno aggiunti un direttore di banca (accusato di aver favorito i mafiosi cambiando loro assegni scaduti e concedendo mutui senza garanzie) e alcuni dipendenti della Capitaneria di porto che informavano i boss prima dei controlli amministrativi agli esercizi commerciali e alle società di navigazione di fatto in mano alle cosche.

Nel giorno in cui Reporters sans Frontiers pubblica il suo ultimo report secondo il quale in tema di libertà di stampa l’Italia scivola al 77° posto nel mondo dietro a Botswana e Nicaragua, dall’inchiesta emergono anche le numerose minacce nei confronti del giornalista Pietro Comito la cui unica colpa, secondo i gregari della cosca Accorinti, è quella di aver scritto alcuni articoli sullo scioglimento dei Comuni di Briatico e Parghelia. “Ha detto tuo padre che lo deve spaccare a quello come lo troviamo”. Sono alcune delle intercettazioni registrate dagli inquirenti che, in diretta, ascoltano i propositi di ritorsione al giornalista: “Lo so chi è, l’ho già trovato”.

A Pietro Comito, all’epoca in servizio a “Calabria Ora”, era arrivata anche una lettera di minaccia scritta in dialetto: “O Petru Comito ta tagnu a testa si scrivi subbu u Comuni i Briatico e fatti i cazzi toi. Cerca u ma capisci o ta facimu capisciri nui ca testa ta pendimu a Sal Leoluca ta piazza u ma vidunu chi sbirrazzi coma a tia” (O Pietro Comito te la taglio la testa se scrivi sul Comune di Briatico. E fatti i cazzi tuoi, cerca di capirlo o te lo facciamo capire noi. Ti appendiamo la testa a San Leoluca in piazza così la vedono gli sbirri come te, ndr).

Grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali, gli investigatori sono riusciti a sventare nel 2014 un attentato con l’utilizzo di un potente ordigno esplosivo. Le indagini hanno dimostrato anche l’ingerenza della cosca Accorinti nei riti religiosi. La barca, che porta il nome “Etica”, del boss Antonino Accorinti veniva utilizzata a Briatico per la processione della Madonna a mare.

Oltre ai fermi, disposti dalla Dda di Catanzaro, i pm hanno sequestrato beni per un valore di 70 milioni di euro. Tra questi oltre 100 immobili, quote societarie e rapporti bancari. I sigilli della Procura hanno interessato pure due villaggi vacanze e tre compagnie di navigazione con altrettante motonavi che assicuravano, in regime di sostanziale monopolio, i collegamenti turistici con le isole Eolie.