Anche Matteo Salvini dovrà farsene una ragione: il problema più grande di Roma non sono le ruspe per sfollare i campi nomadi. E neppure l’emergenza traffico, le buche mal asfaltate e il sovraffollamento di topi in città. La Capitale, trafitta dalla questione morale e affranta dal peso di ogni forma di degrado, dal centro alle periferie, rischia di essere ingoiata dall’enorme voragine del debito accumulato negli anni scorsi. Un fardello pesantissimo che dovrebbe far tremare i polsi a qualunque candidato alla poltrona di sindaco. E che lo costringerà, di qualunque colore o segno politico sia, ad un rapporto di strettissima dipendenza con Palazzo Chigi.  Che gestisce, mai come ora, la leva più importante  per la sopravvivenza di Roma e cioè quella delle risorse. Per ora la questione è rimasta sullo sfondo di una campagna elettorale, al netto di primarie e gazebate, sottotono. Eppure si tratta di un dossier che scotta.

La riprova? Il rifiuto da parte del governo di esibire fin d’ora la nota di aggiornamento  del commissario straordinario preposto al piano di rientro del debito, Silvia Scozzese.  “Un atto interno che diventa conoscibile al Parlamento e alla generalità dei cittadini solo con l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio che lo approva”, ha detto alla Camera il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. Rispondendo ad un’interrogazione di Sinistra italiana-Sel, primo firmatario l’aspirante candidato a sindaco di Roma, Stefano Fassina. Che, entrato in rotta di collisione con la segreteria renziana ha dato infine l’addio, polemico e solitario, al partito per cui era stato anche viceministro, all’Economia. E che vorrebbe anche sapere che fine hanno fatto i contratti derivati sottoscritti dal comune tra il 2007 e il 2008 (all’epoca cioè di  Walter Veltroni sindaco e di Marco Causi assessore al bilancio) “per i quali non vi è una valutazione disponibile sulle caratteristiche della stipula e della chiusura, né vi sono notizie sull’ammontare”: parte dei contratti, entrati nel mirino della procura di Roma e della Corte dei Conti, sono stati chiusi anticipatamente. Ma inutile chiedere lumi sui dettagli. E sugli aggiornamenti sul debito forniti, finora, solo al governo. Gli altri, candidati sindaci compresi, dovranno attendere la relazione annuale al Parlamento, trasmessa dal commissario lo scorso anno a maggio e nel 2014 a giugno. Quest’anno staremo a vedere.

Per ora bisogna accontentarsi delle anticipazioni di stampa: il debito residuo sarebbe a quota 13,4 miliardi di euro. A preoccupare non è solo l’entità della cifra, ma anche la gestione del contratto di finanziamento con Cassa depositi e Prestiti. E che implicherebbe – sempre a detta di Fassina – “extra costi per le finanze pubbliche per circa 500 milioni di euro”. Nel mirino la data della sottoscrizione del contratto, il 2 dicembre 2014 e cioè un anno e tre mesi fa. E le caratteristiche del finanziamento per le quali “non si rinvengono le condizioni di convenienza”: l’anticipazione infatti dovrebbe essere  interamente utilizzata nel 2016, quando il flusso dei pagamenti previsto non supera i 900 milioni di euro, ampiamente coperti – sostiene l’ex dem –  dalla disponibilità già in cassa della gestione commissariale o dovuta dal Ministero dell’economia e delle finanze. E allora a chi conviene questo tipo di contratto? E anzi, non sarebbe il caso di congelarlo?

L’importo complessivo di contributi per i quali il ministero dell’Economia procederà all’erogazione diretta perché si possa far fronte al pagamento di debiti è pari a 880.595.493,40 euro, ha confermato il ministro Boschi. Sottolineando come, solo dopo l’erogazione di questi contributi il commissario straordinario per il rientro, sulla base di motivate esigenze di spesa, potrà eventualmente procedere ad effettuare ‘tiraggi’ a valere sul contratto di finanziamento sottoscritto con Cdp. Il ministro Boschi ha sottolineato che il contratto si è concluso dopo una gara ad evidenza pubblica “con oneri a carico dello Stato per un importo stimato di euro 4 miliardi 813 milioni”. Il contratto prevede la possibilità di utilizzare le somme fino al 31 dicembre 2016: ad oggi non sono state presentate richieste e l’importo, dunque, risulta interamente non erogato. Poi si vedrà.