Il tribunale fallimentare ha appena depositato la sentenza con cui dichiara lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria e respinge il ricorso di incostituzionalità del bail in presentato dagli avvocati dell’ex presidente Lorenzo Rosi. Le motivazioni della sentenza, contenute in 15 pagine, accolgono la richiesta di insolvenza formulata dal commissario liquidatore Giuseppe Santoni che è stata depositata questa mattina alle 10.30 al tribunale. Il testo è già stato trasmesso al procuratore capo Roberto Rossi che è in procinto di aprire il fascicolo per bancarotta fraudolenta a carico degli ultimi amministratori della popolare, tra cui l’ex vicepresidente Pier Luigi Boschi. La dichiarazione di insolvenza era infatti il passaggio indispensabile per ipotizzare il reato di bancarotta.

Si tratterebbe del quinto filone di inchiesta sulla vicenda dell’Etruria. Nell’ambito di quello per ostacolo alla vigilanza è arrivata il 3 febbraio la richiesta dei primi rinvii a giudizio: Rossi ha chiesto il processo per l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e l’ex direttore centrale Davide Canestri. Si sono poi concluse le indagini sul secondo filone, quello per false fatturazioni, a carico di Fornasari, Bronchi e di Fabio Palumbo e Ernesto Meocci, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato della finanziaria romana Methorios, che secondo l’accusa avrebbe emesso le fatture inesistenti. Resta aperto il filone di indagine relativo al conflitto di interessi, che vede indagati Rosi e Nataloni. Il quarto filone è quello della procura di Civitavecchia per truffa e istigazione al suicidio del pensionato Luigino D’Angelo, che si è tolto la vita dopo aver perso i risparmi investiti in obbligazioni subordinate.

Le consulenze da 17 milioni di euro, la liquidazione a Bronchi da 1,1 milioni di euro, i premi aziendali, i fidi concessi agli imprenditori considerati “vicini” ai dirigenti saranno probabilmente al centro del lavoro del procuratore che, se ravviserà gli estremi per la bancarotta fraudolenta, potrebbe far confluire in tale fascicolo anche il lavoro di indagine per conflitto di interessi.

Michele Desario, legale di Rosi, che ha annunciato l’impugnazione in appello della decisione del tribunale, si era opposto all’istanza di insolvenza sostenendo che “tutte le perdite della banca sono solo stimate, non sono effettive” e che ci sarebbero stati “tutti i tempi per fare un aumento di capitale: quando (l’Etruria, ndr) è stata commissariata era l’11 di febbraio 2014 e nove mesi tempo bastavano per verificare se l’aumento di capitale aveva avuto successo e salvare così la banca senza arrivare alla decisione del 22 novembre”. Giorno in cui il governo ha varato il decreto salva banche con cui sono state “risolte” le vecchia Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti, addossando le perdite ad azionisti e obbligazionisti subordinati. Desario aveva anche sollevato eccezione di incostituzionalità sul decreto che ha recepito in Italia la direttiva europea sul bail in, quella appunto che prevede che in caso di crisi bancaria paghino in prima battuta i soci, poi i possessori di obbligazioni subordinate e infine i correntisti con più di 100mila euro sul conto.

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