All’azienda di rifiuti di Livorno arriva un nuovo cda. Il sindaco Filippo Nogarin ha sostituito così i vertici dell’Aamps, la partecipata del Comune da mesi al centro dello scontro politico nazionale. L’ultimo cda – scelto dallo stesso primo cittadino Cinque Stelle – era stato azzerato perché si era messo di traverso alla scelta della giunta e del consiglio di portare l’Aamps al concordato preventivo in continuità, in modo da sanare la situazione finanziaria. Il nuovo consiglio d’amministrazione sarà composto da Federico Castelnuovo (milanese, sarà il presidente), Paola Petrone e Massimiliano Tolone. “Abbiamo deciso di conferire l’incarico a questi tre professionisti dal curriculum di evidente spessore – ha dichiarato Nogarin – perché la nostra volontà è ed è sempre stata quella di garantire la continuità aziendale”. Castelnuovo è un esperto di procedure concordatarie, Petrone una manager del settore rifiuti, mentre Tolone un esperto di management aziendale. Il nuovo cda ha confermato di seguire gli indirizzi indicati dall’amministrazione in tema di politica “Rifiuti zero“, interruzione del percorso di conferimento di Aamps in RetiAmbiente (consorzio delle aziende di rifiuti dell’alta Toscana), mantenimento “in house” della società e “superamento dell’utilizzo dell’odierno inceneritore”.

Ma dopo queste nuove nomine – che dovrebbero far accelerare una situazione in stallo totale ormai da quasi 2 mesi – le opposizioni vanno all’attacco dei Cinque Stelle. “Livorno commissariata da Grillo e Casaleggio: Nogarin si deve dimettere” dice il vicesegretario regionale del Pd Antonio Mazzeo . Il riferimento non è solo a Castelnuovo, ma anche al fatto che l’assemblea dei soci di Aamps sia stata presieduta dall’avvocato genovese Luca Lanzalone definito dal Comune “delegato del sindaco”. “Il nuovo presidente – dichiara Mazzeo – arriva da Milano e la riunione per la sua nomina è stata presieduta da un avvocato di Genova. Se qualcuno aveva ancora il minimo dubbio sul ‘commissariamento’ di Nogarin da parte di Grillo e Casaleggio questi due dati lo certificano senza ulteriori dubbi. Livorno è ormai ridotta a ‘proprietà privata‘ dei vertici del M5s. Ilfattoquotidiano.it ha contattato il sindaco per una replica. “Nessun commissariamento – dichiara il suo portavoce, Andrea Morini – Grillo e Casaleggio in questa storia non c’entrano niente e probabilmente non conoscono neanche né Lanzalone né Castelnuovo: non ci siamo confrontati con loro né per decidere a chi affidare la guida di Aamps né per stabilire se farci assistere o meno da un professionista legale”.

Sul futuro di Aamps e dei suoi 300 dipendenti (in ballo anche l’assunzione di 33 precari) Cinque Stelle e democratici si stanno ormai scontrando da mesi. Nogarin ribadisce che la strada per salvare l’azienda è quella del concordato preventivo in continuità e che gli stipendi non siano affatto a rischio, mentre sindacati e lavoratori chiedono al sindaco di fare marcia indietro e procedere a una ricapitalizzazione: “Altrimenti Aamps rischia il fallimento”. Secondo Mazzeo “la strada del concordato, quella che sostiene Nogarin e che vorrebbero Grillo e Casaleggio avrebbe di contro come unica vera conseguenza il rischio concreto di svalutare tutti i crediti detenuti verso Aamps da moltissimi fornitori, mettendo in serio pericolo altre imprese e altri lavoratori. Questo, in sintesi, vorrebbe dire far morire Livorno e allontanarla da tutti i progetti di rilancio della costa”.

A esprimere notevoli perplessità sulle scelte di Nogarin è stato anche Francesco Carpano, presidente del collegio dei revisori dell’Aamps: “L’azienda è già sulla bara” ha detto durante l’ultima commissione consiliare in Comune. Secondo alcune fonti, peraltro, sano già stati notificati ad Aamps almeno tre decreti ingiuntivi dei creditori. Proprio per esprimere tutta la loro preoccupazione un gruppo di lavoratori si è presentato – di nuovo – davanti al Comune con una finta bara con su scritto “Aamps”.

Nogarin aveva revocato i vertici dell’azienda il 7 gennaio: della “squadra” facevano parte, oltre al presidente indipendente Aldo Iacomelli, anche Marco Di Gennaro (ex amministratore unico poi sfiduciato dal Comune) e l’avvocato Francesca Zanghi, ex candidata del M5s alle Comunali. La revoca è un “atto illegittimo” secondo Iacomelli che ha anche accusato Nogarin di “concezione autoritaria”. In disaccordo con la linea dell’amministrazione comunale (“illogiche certe scelte”) anche la stessa Zanghi, figura di spicco tra i pentastellati livornesi: si tratta della legale che in passato aveva controfirmato la lettera di Nogarin con cui si diffidavano i grillini “dissidenti” a utilizzare il simbolo del M5s. Tra quei “dissidenti” c’era anche Marco Valiani, oggi in consiglio comunale per la lista “Livorno bene comune” e tra i più attivi oppositori di Nogarin. Anche secondo Valiani “il sindaco è teleguidato dai vertici milanesi. Grillo e Casaleggio hanno messo le mani sulla nostra città”. Ma dallo staff del sindaco ribadiscono: “Grillo e Casaleggio non c’entrano niente”.