A un mese e mezzo dalla crisi delle proteste dei netturbini, la vicenda dell’azienda dei rifiuti di Livorno continua a essere in cima alla lista dei problemi del sindaco Filippo Nogarin (M5s). L’ultima puntata ha visto il primo cittadino azzerare il cda della municipalizzata Aamps un mese dopo avergli dato mandato di avviare le procedure per il concordato preventivo (motivo delle proteste dei lavoratori che temono per i posti di lavoro). Tra le motivazioni del sindaco per la revoca non solo aver ritardato il deposito del concordato (deciso dal consiglio comunale), ma anche il fatto che i tre (due dei quali iscritti al M5s) “non possiedano l’esperienza e la capacità tecniche necessarie per fronteggiare l’attuale stato di crisi”. Parole che avevano spinto le opposizioni a replicare che quel cda “incompetente” era stato nominato pochi mesi prima dalla stessa giunta. Ad ogni modo ora arriva la risposta del presidente “dimissionato” di Aamps, l’indipendente Aldo Iacomelli, che parla di “provvedimento illegittimo“. Oggi, peraltro, si sono vissuti ancora momenti di tensione nell’aula consiliare di Livorno dov’era in programma una commissione consiliare sul caso Aamps: l’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti è stato contestato e ci sono stati confronti (solo verbali) molto serrati tra alcuni lavoratori e alcuni consiglieri M5s.

In una lettera al sindaco Iacomelli, in ogni caso, spiega che l’illegittimità deriva da una violazione del regolamento comunale sull’organizzazione delle società pubbliche, in cui si prescrive che “il procedimento di revoca abbia inizio con la contestazione formale degli addebiti all’amministratore e l’assegnazione di un termine per la presentazione di eventuali controdeduzioni. Solo poi, previa la valutazione di quanto dedotto dall’interessato, il sindaco può procedere alla conclusione del procedimento e alla eventuale adozione motivata del provvedimento di revoca”. Iacomelli contesta anche l’impostazione “autoritaria” del sindaco: “Gli amministratori dell’Aamps non sono suoi mandatari, né, tanto meno, dei meri esecutori delle sue volontà. Secondo diritto, l’ente socio formula le sue indicazioni e i suoi obiettivi e l’ente li recepisce, attuandoli in modo autonomo e, se del caso, critico. La società pubblica e i suoi amministratori devono essere efficienti, non obbedienti, autonomi, non sottoposti. Ed è per queste ragioni che il suo provvedimento di revoca ex abrupto è illegittimo, visto che è espressione di una concezione autoritaria (e perciò contra legem) del ‘legame’ tra il sindaco e la società comunale”. Resta da capire cosa avverrà dopo la presentazione di queste controdeduzioni dell’ex presidente. Di sicuro, dopo un mese e mezzo, i libri di Aamps non sono ancora finiti al tribunale civile che si dovrebbe pronunciare sul concordato preventivo in continuità deciso dalla giunta Cinque Stelle.

Lo stesso concetto sull’atteggiamento del Comune rispetto all’azienda municipalizzata era stato espresso dalla consigliera d’amministrazione in quota Cinque Stelle Francesca Zanghi, ex candidata al consiglio comunale e legale del meetup “ufficiale” quando si è verificata una spaccatura tra attivisti in città e c’era da difendere la tutela del simbolo del M5s. “Non è condivisibile – aveva scritto la Zanghi al sindaco – la posizione del Comune che per quanto socio unico, non può di certo per tale ragione credere di poter trattare il cda come mero esecutore. Gli amministratori di Aamps, al pari di tutti gli amministratori delle società di capitali a totale o prevalente partecipazione pubblica, non debbono rispondere solo al socio di maggioranza, ma hanno obblighi anche nei confronti della società che amministrano, dei crediti sociali e dei terzi in generale”. L’ex consigliera d’amministrazione aveva anche definito “nefasta” per l’indotto la scelta del concordato, “illogica” la stabilizzazione dei precari (su cui la giunta invece si sta spendendo da settimane) e “incomprensibile” la non erogazione all’azienda dei soldi stanziati dal consiglio comunale. Ad oggi Aamps è guidata, per l’ordinaria amministrazione, dal presidente del collegio dei revisori Francesco Carpano, altro dirigente che si è detto contrario al concordato.