Dal primo gennaio del 2016 Medici senza frontiere non opererà più nel centro di primo soccorso e accoglienza di Pozzallo. Lo ha reso noto la stessa organizzazione medico umanitaria, spiegando di non aver rinnovato il protocollo d’intesa siglato nel febbraio 2015 con l’azienda sanitaria provinciale di Ragusa. Il motivo? Le fatiscenti condizioni del Cpsa di Pozzallo, che è ospitato nei locali della cosiddetta Dogana comunale, di proprietà della Regione Siciliana.

“Nonostante le nostre richieste, le condizioni precarie e poco dignitose in cui vengono accolti migranti e rifugiati appena sbarcati rischiano di rimanere la realtà del futuro”, spiega Stefano di Carlo, capo missione Msf in Italia. Il cattivo stato di conservazione dei locali del centro di Pozzallo era già stato passato in rassegna da un dettagliato report: tredici pagine di denunce, curate dagli operatori di Medici senza frontiere e depositate nel novembre scorso agli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sui Cie e sui centri d’accoglienza per richiedenti asilo. “La struttura – spiegano gli operatori nel rapporto – è stata sottoposta a delle condizioni di sovraffollamento, con picchi che hanno oltrepassato il tetto massimo di 220 per protratti e consecutivi periodi di tempo”.

Il Cpsa di Pozzallo è attivo dal 2008 e può contenere tra i 180 e 220 ospiti. Durante tutto il 2015, però, le presenze all’interno del centro si sono spesso avvicinate a quota 300. Questo perché dei 150 mila migranti arrivati in Italia via mare durante gli ultimi 12 mesi, quasi 15 mila, e quindi il 10%, sono sbarcati nel porto di Pozzallo. “La condizione di sovraffollamento – spiega sempre il documento prodotto da Msf – nonostante l’amministrazione del centro provi ad attuare in maniera superficiale una separazione tra individui di diverso sesso, induce persone con disabilità e con vulnerabilità di diverso tipo (donne sole, possibili vittime di tratta e minori non accompagnati) a situazioni di forzata promiscuità in uno spazio limitato”.

Ma non solo. Perché oltre al sovraffollamento, il centro di Pozzallo fa registrare anche altro. Si va dalle infiltrazioni nei muri dovute all’umidità, all’infestazione di blatte, fino al cattivo funzionamento dei servizi igienici e perfino alla totale mancanza di porte che separano le stanze. Nel report di novembre, gli operatori di Medici senza frontiere segnalavano alla commissione parlamentare d’inchiesta anche l’allarme scabbia all’interno del centro. “Gli sforzi posti in essere dalla nostra organizzazione e dalla Asp per tenere sotto controllo il rischio di contagio all’interno del centro risultano spesso limitati da una gestione del problema poco attenta da parte dell’ente gestore con il quale siamo chiamati a collaborare”.

In teoria, dopo lo sbarco, dovrebbe essere consegnato ad ogni ospite il kit per il trattamento antiscabbia. Il condizionale, però, è d’obbligo: secondo la stessa organizzazione medico umanitaria, infatti, in diversi casi alcuni ospiti del centro non ricevevano nulla. Nella loro dettagliata denuncia all’organo parlamentare, gli operatori spiegavano inoltre di avere chiesto la costruzione, all’interno del centro, di un’area predisposta per il trattamento della scabbia, che al momento viene effettuato nei bagni, in un ambiente umido e dotato di scarsa illuminazione. “Le autorità – spiegano gli operatori – in data 27 luglio 2015, hanno accettato di effettuare i lavori entro il 30 settembre ma, ad oggi, si constata soltanto un adempimento parziale dei lavori concordati”.

“In queste condizioni – spiega Di Carlo – la nostra capacità di offrire una risposta efficace ai bisogni medici e psicologici delle persone vulnerabili – come le donne gravide, i minori e le vittime di tortura – accolte nel centro di Pozzallo e nei centri di accoglienza di Ragusa è estremamente limitata”.

E mentre Medici senza frontiere abbandona la provincia di Ragusa, ad Agrigento decine di migranti protestano da settimane dopo aver ricevuto il decreto di respingimento. Molti di loro hanno raccontato che il decreto gli è stato notificato mentre erano a bordo del traghetto che da Lampedusa li stava trasferendo a Porto Empedocle: giunti a destinazione sono stati lasciati nei pressi della stazione di Agrigento a tarda sera. “Queste persone rimangono tagliate fuori dal circuito dell’accoglienza, a causa della mancanza di posti nei dormitori rimangono a vivere per strada, e viene di fatto loro impedito di accedere ad una difesa legale in quanto privi di mezzi economici e di informazioni sui servizi del territorio”, spiega l’ufficio legale dell’associazione onlus Borderline.

E adesso la questione è arrivata in Parlamento, dove il deputato di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto ha depositato un’interrogazione al ministro dell’Interno Angelino Alfano, per capire se il governo “è a conoscenza di espulsioni combinate per manifesta infondatezza della richiesta di asilo anche per minori non accompagnati o a soggetti deboli tutelati dalle norme nazionali e internazionali”.