E’ la peggiore sconfitta elettorale mai subita da un rappresentante del chavismo. Una débâcle per il Psuv del presidente in carica, Nicolas Maduro: iin Venezuela l’opposizione riunita nella coalizione Tavolo dell’Unità Nazionale ha conquistato 99 seggi sui 167 dell’Assemblea Nazionale, quasi il 60%, mentre solo 46 sono andati ai socialisti. Un risultato che mette fine a 17 anni di egemonia degli eredi di Hugo Chavez.

Il quadro è ancora peggiore rispetto a quello pronosticato dai sondaggi, che già davano per sconfitto Maduro. Che ha ammesso la sconfitta, smentendo così le voci di un possibile colpo di mano che si erano diffuse in base ad alcune dichiarazioni minacciose fatte durante la campagna elettorale. Il leader socialista ha fatto comunque buon viso a cattivo gioco parlando di risultato “eroico” perché, ha detto, il suo governo è stato “vittima di una guerra economica” lanciata contro di lui dal “capitalismo selvaggio”. E’ di pochi giorni fa l’auspicio che “vadano tutti in galera” i vertici delle aziende che operano nel Paese, accusati dal presidente di essere i veri responsabili della drammatica crisi economica sfociata nella decisione di razionare l’accesso ai generi alimentari.

Maduro si è anche paragonato a Salvador Allende e altri leader della sinistra latinoamericana. Ma Jesus Torrealba, leader delle opposizioni (Mud), ha risposto in termini molto duri, parlando di “una fragorosa disfatta del governo e di una chiara vittoria dell’opposizione” e ricordando che “il popolo ha parlato chiaramente. Le famiglie venezuelane si sono stancate di soffrire a causa del vostro fallimento. Ora basta – ha aggiunto – è ora di rispettare la volontà del popolo”. 

 Il Mud non ha ottenuto comunque la maggioranza qualificata di 110 seggi, per cui non potrà approvare leggi autonomamente, scavalcare veti dell’esecutivo, rimuovere magistrati del Tribunale Superiore di Giustizia o convocare un’assemblea costituzionale.