Sulla collinetta della comunità Shalom, centro di recupero per minori a Villa d’Adda, in provincia di Bergamo, affiorano scorie di fonderia lunghe più di un metro. Quella collina artificiale, su cui giocano e pregano gli ospiti della comunità religiosa che si occupa di ragazzi difficili, è in realtà una discarica abusiva di rifiuti speciali. Scorie di acciaieria con livelli di mercurio oltre ai limiti e terra contaminata da metalli pesanti come cromo, bario e stagno.

Lo scrivono i periti del Gip di Bergamo, l’ingegnere Paolo Rabitti e il geologo Gian Paolo Sommaruga, nella relazione agli atti del procedimento contro l’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli e altri quattro imputati per realizzazione e gestione di discarica abusiva. Il procedimento contro Locatelli, il costruttore di Grumello del Monte condannato lo scorso 3 novembre a sei anni di carcere dal Tribunale di Bergamo per aver smaltito 187mila tonnellate di scorie di fonderia sotto la tangenziale di Orzivecchi, nel bresciano, oggi è stato riaperto dal Gup di Bergamo. Il giudice ha rinviato gli atti al pm Laura Cocucci perché citi direttamente a giudizio per gestione illecita di rifiuti Pierluca Locatelli e gli ex collaboratori Luca Piero Milesi, Andrea Fusco, Giovanni Rocca e Corrado Sora per il materiale portato in tre siti della provincia di Bergamo: la collinetta della comunità Shalom a Villa d’Adda, i terreni agricoli di Carvico e il parcheggio interrato di via Fara, nella Bergamo alta.

Una vicenda giudiziaria di lungo corso, su cui il Gup di Bergamo Tino Palestra il 2 aprile 2014 aveva già dichiarato la prescrizione del reato. Ma la Cassazione, che si è espressa sul ricorso della Procura e delle parti civili, il 5 marzo scorso ha annullato la sentenza rinviando gli atti al tribunale. Il reato di discarica abusiva, spiegano i supremi giudici, “è particolarmente ampio e comprende anche la fase post-operativa”: finché non si verifica la rimozione dei rifiuti o la bonifica dell’area, insomma, il reato non può considerarsi prescritto. E i rifiuti, 105mila metri cubi di terre e rocce da scavo misti a scarti di fonderia, sono ancora tutti a Villa d’Adda, Carvico e Bergamo alta.

Nei terreni di Villa d’Adda, venduti nel 2008 all’Associazione Laicale Piccole Apostole, i ragazzini della comunità Shalom vivono sopra le scorie fuori norma. Alcune fotografie, pubblicate sulla pagina Facebook della comunità, mostrano i giovani ospiti che si muovono sui terreni contaminati durante le feste di Capodanno e il campo estivo “Pane, lavoro e paradiso”. Un’altra ombra che si addensa sulla comunità Shalom guidata da suor Rosalina Ravasio, religiosa indagata a Brescia per maltrattamenti, lesioni e sequestro di persona nei confronti di 36 ospiti della comunità: lo scorso 15 ottobre i pm bresciani Leonardo Lesti e Francesco Piantoni hanno chiesto il rinvio a giudizio di suor Rosalina e di altre 42 persone per i maltrattamenti nella sede della comunità a Palazzolo sull’Oglio, e l’udienza preliminare è fissata per il 16 novembre.

Le scorie di Locatelli sono finite anche su alcuni terreni agricoli di Carvico dove, secondo i periti del Gip, il terreno è contaminato da arsenico “con valori ragguardevoli di 44 e 65 mg/kg”, superiori al limite di legge di 20. L’inchiesta giudiziaria risale al 2012, quando la Procura di Bergamo avvia un’indagine sul materiale utilizzato nel 2008 dalla Locatelli Geom. Gabriele Spa per mettere in sicurezza una frana nel cantiere del parcheggio cittadino di via Fara. Il terreno portato dal costruttore di Grumello del Monte (sulla carta composto da “terre e rocce da scavo”) proveniva dagli scavi della galleria Parscera, un appalto da 31 milioni di euro che Locatelli aveva concluso per la Provincia di Bergamo nel 2008 e il cui materiale di risulta era stoccato nei siti di Carvico e Villa d’Adda.

Nel cantiere di Bergamo Parcheggi, nel parco della Rocca di Bergamo alta, i rifiuti sono risultati fuori norma per i parametri di mercurio, arsenico, idrocarburi pesanti e stagno. Secondo la perizia anche le acque sotterranee sarebbero contaminate da cromo “da ricondurre alla presenza di scorie di fonderia interrate, stoccate in modo incontrollato”. Tutti addebiti di cui Locatelli e gli altri quattro imputati dovranno rispondere davanti ai giudici di Bergamo.