Mezzogiorno non pervenuto. Almeno a leggere la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def), deliberata il 18 settembre scorso dal Consiglio dei ministri e presentata dal premier Matteo Renzi e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. I riferimenti alla questione meridionale, peraltro tutti generici, nel documento varato dal governo si contano sulla punta delle dita. Nonostante, proprio sul dramma del Sud, con una serie di mozioni votate alla Camera tra marzo e aprile di quest’anno, l’esecutivo avesse assunto impegni precisi. E malgrado le roboanti dichiarazioni e le roventi polemiche che, sul tema del Meridione, avevano costretto lo stesso Renzi ad intervenire più volte negli ultimi mesi. “Le promesse fatte per risollevare le sorti di chi è in difficoltà vengono disattese, mentre vengono mantenute quelle fatte a Marchionne”, accusa Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia del governo di Enrico Letta, criticando il testo. Giudicato “deludente” e “propagandistico” anche dal capogruppo alla Camera di Sinistra ecologia e libertà (Sel), Arturo Scotto.

POLEMICHE E ANNUNCI – Dal duro scontro con lo scrittore Roberto Saviano che, all’indomani della pubblicazione del Rapporto Svimez 2015 di fine luglio, secondo il quale tra il 2000 e il 2013 il Sud d’Italia è cresciuto la metà della Grecia, con una lettera pubblicata da Repubblica  aveva rivolto al premier accuse pensati: “Lei ha il dovere di agire e ancora prima di ammettere che ad oggi nulla è stato fatto”. Incassando, dal Giappone, la replica stizzita del premier: “Sul Sud basta piagnistei, rimbocchiamoci le maniche”. Così, qualche giorno dopo, alla direzionale nazionale del Partito democratico del 7 agosto il presidente del Consiglio-segretario aveva annunciato: “Tra il 15 o il 16 settembre mi piacerebbe che il Pd uscisse con un vero e proprio masterplan per il Sud. Sono trascorsi già dieci giorni dalla data indicata da Renzi e del masterplan per il Sud non c’è ancora traccia. E certo, nel frattempo, non ha deposto a favore dell’interesse del governo per il Mezzogiorno la partecipazione, con volo di Stato e polemiche annesse, del premier alla finale degli US Open, disertando la Fiera del Levante, uno degli appuntamenti più importanti per l’economia meridionale.

SPROFONDO SUD – Di certo non c’è nelle 104 pagine che compongono la Nota di aggiornamento al Def, nel quale la parola “Mezzogiorno” compare in tutto due volte. A pagina 17, dove si celebra il calo della disoccupazione al Sud dello 0,2%. E a pagina 72, dove sono citati il “Piano strategico sulla portualità e quello sugli aeroporti, approvati dal governo nella convinzione che il recupero di efficienza costituisca un passaggio cruciale per la creazione di valore aggiunto per l’intero sistema produttivo nazionale, oltre che per dare un contributo attivo allo sviluppo e alla coesione del Mezzogiorno”. Nessun accenno al come. Il termine “Meridione”, invece, non compare affatto. Mentre si segnalano due apparizioni della parola “Sud”. A pagina 12, nella didascalia di un grafico sulle esportazioni, dove è citata la Corea del Sud che con il Mezzogiorno non ha nulla a che vedere. E nella leggenda di un altro grafico, a pagina 17. Le ultime citazioni, infine, se le aggiudica l’aggettivo “meridionale”: utilizzata in tutto due volte, a pagina 3 e 38, ma in due passaggi praticamente identici in cui cambia solo il soggetto, che da singolare, a pagina 3 (“Lo spazio disponibile sarà utilizzato”), diventa plurale a pagina 38 (“Gli spazi disponibili saranno utilizzati”). Il resto delle due frasi è identico: “…per finanziare misure di stimolo per l’economia in continuità con le politiche già adottate negli anni precedenti, con una particolare attenzione all’occupazione, gli investimenti privati, l’innovazione tecnologica, l’efficienza energetica e il sostegno anche dell’economia meridionale”.

IMPEGNI SCOMPARSI – Come ricorda, inoltre, Paola Saliani nel suo Blog su ilfattoquotidiano.it, la Camera aveva già dedicato al tema del Mezzogiorno, nelle sedute del 23 marzo e del 14 aprile, una lunga discussione sfociata nell’approvazione di diverse mozioni (ben 9 quelle presentate nella sola seduta di aprile). Impegnando il governo ad una serie di adempimenti dei quali non c’è traccia nella Nota di aggiornamento al Def. Tra i tanti: mettere a regime le forme di credito d’imposta automatico sugli investimenti in ricerca, innovazione e formazione, a favore delle imprese disposte ad investire nel Mezzogiorno; sfruttare il potenziale che il Sud ha per la produzione di energie attraverso le fonti rinnovabili con il riconoscimento di significative tariffe incentivanti; promuovere lo sviluppo di un sistema creditizio e finanziario a sostegno delle imprese, partendo da un riordino complessivo degli enti che operano nel settore, a partire dalla Banca del Mezzogiorno; impiegare le risorse finanziarie dell’Unione europea, anche mediante il cofinanziamento nazionale, per interventi di adeguamento e messa a norma, nonché di incremento dei depuratori in tutte le regioni del Meridione; potenziare l’attività istituzionale dell’Agenzia per la coesione territoriale. Impegni dei quali, sfogliando il testo della Nota di aggiornamento al Def, non c’è traccia. Non resta, quindi, che sperare nel masterplan annunciato da Renzi, ma già in ritardo di dieci giorni rispetto alle previsioni del premier, e nella Legge di stabilità.

RICETTE ALTERNATIVE – Quella del Sud all’interno della Nota di aggiornamento al Def “è una mancanza evidente”, dice  a ilfattoquotidiano.it Stefano Fassina, che lo scorso 24 giugno ha lasciato il Partito democratico in rotta con la linea-Renzi. “Il fatto che non ci siano specificità sul Mezzogiorno – prosegue – fa parte dell’idea che un po’ di defiscalizzazioni bastino per far ripartire il Paese. Invece è necessaria una cura che passi attraverso investimenti pubblici che vadano a ridurre il gap infrastrutturale di quell’area”. Insieme a Pippo Civati e a Sinistra Ecologia e Libertà (Sel), Fassina ha proposto di “applicare un vincolo, introdotto ai tempi del primo governo Prodi, che però non è stato mai rispettato”, e cioè: “Il 45% degli investimenti stessi devono essere destinati al Sud”. Non solo: “Va allentato il patto di stabilità interno per far ripartire le piccole opere nei Comuni e a ciò va affiancato un piano per la mobilità sostenibile”. Posizioni del tutto in linea con quelle del capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto. “Dopo i dati del Rapporto Svimez, che ha definito il Mezzogiorno peggio della Grecia, Renzi ha convocato una direzione del Pd e rilasciato decine di interviste per promettere interventi – accusa l’esponente dell’opposizione –. Ma poi, nella nota di aggiornamento al Def, sul Sud non c’è praticamente nulla”. Un documento “deludente”, proiettato “nella dimensione propagandistica ed emozionale”, lo definisce Scotto, che con Fassina condivide in pieno la ricetta della destinazione al Mezzogiorno del 45% degli investimenti. Temendo che si vada verso “una manovra che non ha nulla di espansivo se non sul piano elettorale, come dimostra l’intento di Renzi di abolire la tassa sulla prima casa per tutti, e che sul piano degli investimenti non segna alcuna inversione di tendenza, ma che anzi peggiora la situazione per i tagli di spesa ipotizzati”.

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