Un avvertimento alla minoranza e uno ai governatori, l’annuncio di un nuovo piano da lanciare entro settembre e un paragone con Forza Italia del 2001, quella del cappotto siciliano del 61 a 0. La direzione Pd sul Mezzogiorno si apre come si era concluso lo scontro Renzi-Saviano sul sud, ovvero con il presidente del Consiglio che attacca quelli che definisce “piagnistei“. “Se il Sud è in difficoltà è inutile attribuirne la responsabilità a chi ha abbandonato il Sud. La retorica Sud abbandonato è autoassolutoria per una parte dei dirigenti del Mezzogiorno” ed è “un elemento che concorre alla crisi del Sud”. Poi ha messo nel mirino la minoranza del suo partito, dopo gli scontri sul “Vietnam parlamentare” al Senato. Questa volta però l’oggetto dell’attacco riguarda i giochi di corrente nelle regioni meridionali. “Se qualcuno qui immagina di voler utilizzare il Pd come luogo in cui si strumentalizza la discussione sul sud a fini interni, questo è un errore clamoroso”.


Secondo Renzi il problema per il sud “non è la mancanza di soldi, ma la mancanza di politica”. La direzione Pd sul Meridione è stata convocata in fretta e furia nei giorni scorsi dopo che lo scrittore Roberto Saviano su Repubblica aveva lanciato un appello per il “sud abbandonato”. In platea per l’occasione lo ascoltano i governatori del Meridione, da Vincenzo De Luca a Rosario Crocetta. Al Nazzareno sono giunti alla spicciolata anche diversi esponenti della minoranza Pd, da Pier Luigi Bersani a Gianni Cuperlo e Roberto Speranza. Per il governo ci sono, tra gli altri, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ed il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti.

Ma è ai governatori di Campania e Sicilia, che il premier lancia il suo monito: “Nel giro di un anno alle Regionali abbiamo fatto filotto e il Governo è guidato dal segretario Pd: prendiamo per mano il Sud, c’è una responsabilità storica perchè o lo fa il Pd o il Pd sarà per sempre responsabile di non averlo fatto”. Poi il pesante paragone con il Polo della Libertà del 2001. “Forse volendo fare un paragone l’unico esempio di allineamento planetario come quello di oggi si può riferire sul 61 a 0 in Sicilia”. Lo stesso esempio citato alcuni mesi fa da Davide Faraone, il sottosegretario siciliano, che paragonava la forza del Pd sull’Isola (dopo aver imbarcato una serie di ex sostenitori di Cuffaro) a quello di Berlusconi nel 2001. E se sulla Sicilia, il premier ha lanciato il paragone con Forza Italia, ha avanzato una promessa invece per quanto riguarda la Campania. “Voglio andare con Vincenzo De Luca nella terra dei fuochi dove in tre anni – lui dice due pensando alle elezioni – andremo a togliere le ecoballe. Naturalmente De Luca mi ha chiesto soldi: vediamoci a metà settembre, prima della legge di stabilità”.Ed è sempre prima della legge di stabilità, che il segretario ha annunciato l’arrivo di un piano per il mezzogiorno. “Tra il 15 o il 16 settembre mi piacerebbe che il Pd uscisse con un vero e proprio masterplan per il Sud”. In pratica prima della legge di stabilità.

“Non ci saranno annunci ad effetto sul Sud“, ha detto oggi Renzi, “perché affrontare un tema come quello del Mezzogiorno con una notizia a effetto significa tradire un problema, ma anche una serie di opportunità. Trovo abbastanza stravagante che per esigenze interne si riduce il dato della ripresa in Italia. Se il Pd fa ripartire Italia, anche se il segretario non mi sta simpatico dovrei essere contento: non valorizzare risultati positivi oggi non è da gufi è da persone che non aiutano la propria comunità”. Poi, come nelle migliori delle tradizioni di casa, ha lanciato il suo hastag. “E’ ora di finirla, è inutile fare dibattiti politici infiniti su di chi è la colpa: l’hastag di oggi per il Mezzogiorno è #zerochiacchiere“.

Il premier ha anche dedicato un passaggio del suo intervento a temi relativi alla maggioranza di governo, e alla fiducia posta pochi giorni fa sul dl Enti Locali. “Non sottovaluto le questioni politiche che stanno alla base del fatto che alcuni di noi non hanno votato la fiducia su singole iniziative di riforma: è il segno di resistenze profonde”. “In questi mesi di governo – ha però rivendicato Renzi -la maggioranza non è mai mancata e devo dire, mai mancherà, vedendo i numeri”.

Dopo Renzi sono intervenuti anche i governatori del Pd nelle regioni meridionali. “Abbiamo fatto un delitto, sui Por (Programmi operativi regionali) 2007-2013 le somme vive investite sono state non più del 20%.Non ci deve esser più un euro che arrivi al Sud senza una rendicontazione rigorosa e chi governa deve essere chiamato a rispondere”, è stato il mea culpa del presidente campano De Luca, che ha poi auspicato che al sud ci siano “dirigenti, non straccioni”, prima di minacciare e insultare il direttore del fattoquotidiano.it Peter Gomez.  Una replica all’intervento di Renzi è arrivata anche dal presidente della Puglia Emiliano. “Noi siamo il frutto di sangue e sudore versato in luoghi difficilissimi dove abbiamo portato la bandiera della civiltà attraverso il centrosinistra e il Pd, non possiamo essere convocati a bacchetta, abbiamo bisogno di condividere strategia e visione e vedrai di cosa siamo capaci: di questioni correntizie a non ce ne frega nulla”.

Un battibecco è invece sorto quando il governatore siciliano Crocetta ha chiesto la parola, proprio mentre Renzi stava per salire sul palco per la sua replica. È seguito un momento di confusione con qualche malumore soprattutto da parte del governatore siciliano si lamenta del fatto che non gli venga concesso spazio. Interviene Matteo Orfini che invita Crocetta a parlare, poi anche Renzi cede la parola a Crocetta. Il governatore sale sul palco ed interviene non nascondendo l’irritazione.  “A Renzi vorrei dire: cosa fa Obama rispetto alle tre aree più degradate del paese? Non manda assistenzialismo. Non ne vogliamo di assistenzialismo. Mandiamo qualcuno che fa una società di comunicazione o risolviamo con la banda larga? E’ meglio se diciamo agli imprenditori: venite e vi defiscalizziamo”.