Dopo la lettera aperta arriva il commento sui social network. Non si placa la polemica tra Roberto Saviano e Matteo Renzi sulla questione meridionale. “Mi addolora che raccontare la tragica situazione del Sud Italia sia così facilmente definito “piagnisteo”, ha scritto Saviano su Twitter. Lo scrittore campano ha anche postato la schermata del sito dell’Ansa, con la dichiarazione del premier Matteo Renzi.

Due giorni fa, l’autore di Gomorra aveva indirizzato a Renzi una lettera aperta, pubblicata dal quotidiano La Repubblica, per sollecitare il governo ad occuparsi del Sud Italia. “Nonostante il tempo sia scaduto e la deindustrializzazione abbia del tutto desertificato l’economia e la cultura del lavoro del Mezzogiorno, Lei ha il dovere di agire. E ancora prima di ammettere che ad oggi nulla è stato fatto. Solo così potremo ritrovare la speranza che qualcosa possa essere davvero fatto”.

“Permette un paradosso? – continuava Saviano – E’ un tristissimo paradosso. Dal Sud, caro primo ministro, ormai non scappa più soltanto chi cerca una speranza nell’emigrazione. Dal Sud stanno scappando perfino le mafie: che qui non ‘investono’ ma depredano solo. Portando al Nord e soprattutto all’estero il loro sporco giro d’affari. Sì, al Sud non scorre più nemmeno il denaro insaguinato che fino agli anni ’90 le mafie facevano circolare”.

Poche ore dopo la lettera di Saviano, il Pd aveva annunciato  l’intenzione, proveniente direttamente dal segretario, di convocare una direzione straordinaria del partito  proprio discutere del Mezzogiorno, anche alla luce delle notevoli problematiche emerse dal rapporto Svimez. Secondo il report diffuso dall’istituto di ricerca a fine luglio, infatti, tra il 2000 e il 2013, il Mezzogiorno italiano è cresciuto la metà della Grecia, mentre i dati sull’occupazione sono praticamente fermi al 1977. L’annuncio della segreteria straordinaria sul Mezzogiorno era quasi un escamotage per disinnescare alla radice le polemiche suscitate dalla lettera di Saviano. 

Ma prima di prendere parte alla direzione straordinaria del Pd, il premier è comunque intervenuto sulla questione. “Sul Sud – aveva detto mentre si trovava in visita a Tokio– basta piagnistei: rimbocchiamoci le maniche. L’Italia, lo dicono i dati, è ripartita. E’ vero che il Sud cresce di meno e sicuramente il governo deve fare di più ma basta piangersi addosso“. Parole che non sono evidentemente piaciute a Saviano, e che hanno avuto l’effetto di allungare la coda polemica della questione.

Non è il primo momento di attrito tra lo scrittore e il presidente del consiglio. Prima delle elezioni regionali del maggio 2015, Saviano aveva duramente criticato i dem per i candidati campani, i cosiddetti impresentabili poi finiti al centro di una polemica interna allo stesso Pd e alla presidente dell’Antimafia Rosy Bindi. “Nelle liste del Pd e della coalizione che sostiene De Luca c’è Gomorra”, aveva detto lo scrittore in una lunga intervista all’Huffingtonpost.

“Questo Pd – spiegava– non ha un’anima che sente come una priorità l’antimafia”. Anche in quel caso uno degli oggetti principali della critica avanza da Saviano a Renzi era rappresentato dal rapporto con il Meridione. “Il Pd – diceva lo scrittore – nel Sud Italia non ha avuto alcuna intenzione di interrompere una tradizione consolidata. E cioè alla politica ci si rivolge per ottenere diritti: il lavoro, un posto in ospedale. Il diritto non esiste. Il diritto si ottiene mediando: io ti do il voto, in cambio ricevo un diritto. Il politico non dà visioni, prospettive, percorsi, ma dà opportunità in cambio di consenso. E De Luca, in questo, è uno che ci sa fare”. E dopo che De Luca ha centrato l’elezione a governatore, tra i mille ostacoli della legge Severino, adesso il cuore dello scontro non è più soltanto elettorale, ma più genericamente politico. Trent’anni dopo le polemiche anni ’80 la questione meridionale è ancora motivo d’attrito.