Questa riforma? È un gran caos, un pasticcio da non credere”. Inizia così la telefonata con Gianluigi Pellegrino, avvocato amministrativista e firma di Repubblica. Non prosegue molto meglio: “Anche se a vedere uno come Calderoli – padre del Porcellum – che presenta migliaia di emendamenti si sarebbe tentati di votarla. E pure a guardare quello che sta combinando la sinistra del Pd. Non dimentichiamo che la riforma è a questo stadio – terminale, direi – perché la minoranza del Partito democratico l’ha votata. E uno si domanda: perché l’hanno fatto e adesso sono contro? Perché allora anche la sinistra Pd negoziava… con Renzi. E a noi – che all’epoca dicevamo: attenzione è una grande schifezza! – loro rispondevano ‘tanto poi la cambieremo’. Ma ‘poi’, quando? Oggi Renzi ha gioco facile quando dice: ‘perché dovrebbe essere cambiata una riforma costituzionale che ha già avuto una lettura doppia conforme?’”.

Entriamo nel merito. L’elettività è il punto più dibattuto: i sostenitori del nuovo Senato, composto da sindaci e consiglieri regionali, invocano l’esempio dei Länder tedeschi, che esercitano la potestà legislativa. Che ne pensa?
È costituzionalmente criminale attribuire alle Regioni italiane la possibilità di costituire uno dei due rami del Parlamento. I Länder sono la conferma dell’errore: rappresentano una cultura e una tradizione che ha fatto nascere popoli e sensibilità regionali. La selezione della classe politica locale lì è anche migliore di quella nazionale. Cosa che, certo, non si può dire alle nostre latitudini: in Italia il disegno regionalista è tragicamente fallito. Le Regioni sono diventate centri di potere e di irresponsabilità politica. Se lei domanda al cittadino di un piccolo Comune chi è il suo sindaco, lui le risponderà che lo conosce. E così se domanda chi è il premier. Ma se chiede chi è l’assessore all’urbanistica della sua Regione, difficilmente saprà risponderle. Questo per dire che i membri delle Giunte regionali hanno molto potere senza dover rispondere agli elettori del loro operato. Il risultato sono i Fiorito, le decine e decine di consiglieri regionali sotto inchiesta: i centri di potere senza controllo diventano centri di malaffare.

Ora, se la riforma va in porto, questi signori diventeranno la nostra Camera alta.
Come spiegò benissimo Gustavo Zagrebelsky, mentre i Länder tedeschi sono realtà che nascono dal basso e sono quindi la proiezione alta dei popoli regionali, qui per il fallimento del regionalismo, la classe politica locale costituisce il riflesso degradato di quella nazionale. Abbiamo dunque una politica nazionale che degrada in politica regionale e una politica regionale che, con un ulteriore rilancio verso il basso, forma la politica nazionale. Altro che Camera alta.

Dicono: così si snellisce l’attività legislativa.
Ma la riforma non persegue affatto quest’obiettivo! La riforma prevede dodici procedimenti diversi per la formazione delle leggi, in base alle materie. Vogliamo riformare il Titolo V della Carta per via dei conflitti di attribuzione tra Stato e Regioni, ora ci sarà un conflitto al giorno tra Camera e Senato sulla scelta del procedimento legislativo. Se avessimo voluto perseguire la semplificazione normativa, allora avremmo dovuto avere il coraggio di scegliere un vero monocameralismo, ovviamente prevedendo adeguati contrappesi e bilanciamenti. Invece stanno facendo questa guerra interna al Pd – tutta autoreferenziale – per passare da un bicameralismo che almeno è collaudato a un bicameralismo confuso.

I nuovi senatori faranno due lavori part-time. In più c’è il tema della durata dei consigli regionali.
Nasceranno tantissimi problemi. Questo Senato che riflette le vicissitudini delle Regioni, sarà una porta girevole continuamente in funzione. Praticamente un albergo a ore, in base alle singole vicende dei ‘senatori’ o alle vicende dei Consigli Regionali, le cui elezioni, peraltro, vengono spesso annullate o contestate.

Previsioni?
C’è da augurarsi che il progetto muoia. Bene che vada ci sarà un grave peggioramento della situazione istituzionale. Più che un rischio autoritario, io vedo un rischio confusionario: c’è un pressappochismo terribile in questa riforma. È vero che il meglio è nemico del bene, ma è anche vero che al peggio non c’è mai fine.

Da Il Fatto Quotidiano del 9 agosto 2015