Prima ancora di cominciare la terza lettura del ddl Boschi al Senato, Matteo Renzi deve fare i conti con un problema di numeri. A chiedere l’elettività della seconda Camera “contro un Palazzo Madama di soli nominati” ci sono minoranza Pd e FI, Lega e Autonomie, Sel e M5S, fittiani, Gal ed ex grillini. “Ci sono i numeri per un’intesa sul Senato elettivo”, esultava a metà giornata Vannino Chiti, dissidente dem. Tradotto: se i critici si uniscono e non votano ciascuno il suo emendamento, Renzi non avrà più la maggioranza per far passare la riforma. Ma il premier non sembra farsi impressionare. E nel salutare al termine della direzione Pd sul Sud i parlamentari prima delle vacanze, senza neanche alzare il tono della voce, manda un messaggio di sfida agli avversari: “La maggioranza non è mai mancata e mai mancherà“.

Non solo: dopo le vacanze agostane, il premier troverà sulla propria strada e su quella del ddl Boschi un muro fatto da 513mila emendamenti, 510mila dei quali presentati dalla sola Lega Nord. “Ne ho preparati altri 6.5 milioni per affossare la riforma, la legislatura e mandare finalmente a casa il Capitan Fracassa Renzi – ha minacciato in giornata Roberto Calderoli – Matteo stai sereno, prepara le valige, la tua ora è giunta”. Strani movimenti si sono registrati in casa dei verdiniani: il neogruppo degli ex di Forza Italia potrebbe essere la sponda per le riforme che cerca il Pd. In un primo momento Vincenzo D’Anna aveva presentato i suoi emendamenti per l’elettività, ma in serata ha ritirato le richieste di modifica. “Fallimento per tutti se i sabotatori avranno la meglio”, ha commentato il vicepresidente del gruppo Riccardo Mazzotti.

Dopo il Carroccio i più attivi nell’ostruzionismo sono stati Forza Italia, 1.075 e Sel, 1.043. Poi la componente “Fare” del gruppo Misto con 259; Gal, 215; M5S, 194. Conservatori Riformisti, 124. Il Pd ne ha depositati ‘solo’ 63. Ma non solo all’opposizione si registrano malumori, oltre alle richieste della minoranza ci si mette anche la deputata Ncd Nunzia De Girolamo a chiedere modifiche al testo: “Il mio partito abbia coraggio e chieda un Senato elettivo”.

Se Matteo Renzi dice “voteremo e vedremo chi ha i voti” e se addirittura Giorgio Napolitano è tornato in campo (“Non si disfi la tela”, ha detto in una lettera al Corriere della Sera) per bloccare le modifiche al testo, il cammino della riforma si fa sempre più complicato. I renziani sono pronti a silenziare i critici dentro il partito con la modifica dello statuto dei gruppi parlamentari, ma visti i numeri e vista l’unanimità delle voci contrarie potrebbe non bastare.

Del resto un’avvisaglia del fatto che il ddl sul bicameralismo e il Titolo V avrebbe dovuto scavalcare il muro degli emendamenti, si era avuta nei giorni scorsi, quando il vice presidente del Senato e ‘stratega’ leghista dell’ostruzionismo Calderoli, aveva annunciato la presentazione di 510.000 proposte di modifica in commissione a palazzo Madama. Qualcosa di molto più ampio ed esteso delle rinomate ‘lenzuolate’ bersaniane che Calderoli ha fatto copiare su 12 cd che poi ha consegnato alla segreteria della Affari Costituzionali. Per la precisione gli emendamenti leghisti sono 510.293 ed è un numero così elevato che demolisce il record precedente (detenuto sempre da Calderoli), che si era fermato a quota 47.200.

Renzi solo qualche giorno fa scriveva alla maggioranza una lettera per augurare buone ferie: “Riposatevi perché a settembre dovremo correre ancora più forte”. Ma altro che corsa, quella del governo rischia di essere una sfida tutta in salita. “Renzi spieghi agli italiani”, ha detto il capogruppo 5 Stelle Gianluca Castaldi, “perché si oppone ad un Senato di 100 membri eletti direttamente dai cittadini, ma vuole che sia composto da consiglieri regionali, la classe politica più inquisita al mondo, nominati dalle segreterie dei partiti e che godranno così dell’immunità parlamentare”.

Le vacanze della maggioranza si aprono con la preoccupazione di trovare nuovi equilibri e una via d’uscita realizzabile a Palazzo Madama per non far ripartire da zero il testo. Resta da vedere chi potrebbe dare il proprio sostegno. Un nuovo patto del Nazareno? L’accordo con Berlusconi è finito dopo la rottura sull’elezione del presidente della Repubblica e sembrava sepolto. L’intesa è tornata a funzionare sull’elezione del nuovo presidente della Rai, ma è ancora in fase di rodaggio. “Ciò che si sta profilando è di nuovo un’alleanza trasversale per paralizzare tutto”,  ha commentato l’ex Fi e ora al gruppo misto Manuela Repetti, “per far fallire tutto, come è immancabilmente avvenuto in questi ultimi trent’anni. Quest’alleanza, da Grillo, Forza Italia e Lega passando attraverso la minoranza del Pd, si fonda su un’enorme mistificazione politica: dietro la presunta difesa della democrazia si celano un pervicace conservatorismo e disegni politici che nulla hanno a che fare con il merito della riforma”.