Niente avocazione per l’indagine sull’omicidio del poliziotto Nino Agostino. Lo ha deciso la procura generale della Cassazione annullando il decreto con cui il procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, aveva avocato a sé il fascicolo sull’agente assassinato nel 1989 insieme alla moglie. L’indagine era stata riaperta dalla procura di Palermo e i sostituti procuratori Nino Di Matteo e Francesco Del Bene avevano da poco chiesto l’archiviazione, respinta dal gip Maria Pino.

Scarpinato aveva sostenuto che sul caso i pm non avessero fatto tutte le indagini prima di procedere alla richiesta di archiviazione. L’avocazione aveva praticamente spaccato la procura di Palermo, storicamente dilaniata interne alle toghe. Contro l’avocazione era arrivato il ricorso del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi: il capo degli inquirenti siciliani aveva contestato la legittimità giuridica del provvedimento del pg.

Nel reclamo, poi accolto, la procura sosteneva che l’avocazione fosse tardiva. I pm Di Matteo e Del Bene aveva chiesto l’archiviazione per i boss Nino Madonia e Gaetano Scotto, unici indagati per il delitto, sostenendo di non avere elementi utili per chiedere il rinvio a giudizio.  Dopo la decisione del pg il fascicolo torna adesso ai pm che hanno cinque mesi di tempo per svolgere gli approfondimenti investigativi ordinati dal gip Pino dopo il rifiuto d’archiviare l’indagine. L’esecuzione di Agostino non era mai stata chiarita: una pista investigativa la collegata alla scomparsa di Emanuele Piazza, agente della mobile svanito nel nulla nel marzo del 1990. Secondo i pm Di Matteo e Del Bene la duplice uccisione dei due poliziotti era da collegare al fallito attentato dell’Addaura, che aveva come obiettivo l’assassinio di Giovanni Falcone nel 1989.