La Germania è infiltrata dalla ‘ndrangheta. L’operazione “Rheinbrucke” è scattata stamattina all’alba e ha portato all’arresto di 10 soggetti accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Partendo dalle inchieste “Crimine” ed “Helvetia” con cui la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria è riuscita a dimostrare la presenza di esponenti delle cosche in Svizzera, oggi sono finiti in manette i vertici del “locale” di ‘ndrangheta di Rielasingen, Ravensburg ed Engen, tutti collegati al “locale” di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia.

Le indagini hanno consentito ai carabinieri di confermare l’esistenza e l’operatività dell’articolazione tedesca della ‘ndrangheta. La Dda di Reggio ha individuato gli affiliati, i rispettivi ruoli e le cariche ricoperte dagli arrestati tutti dipendenti da quella che il procuratore Federico Cafiero De Raho e l’aggiunto Nicola Gratteri definiscono “la mamma”, cioè il Crimine di San Luca. Come già emerso in altre inchieste, l’uomo di collegamento era Bruno Nesci, referente del capo crimine Domenico Oppedisano e già condannato in appello a 8 anni e 4 mesi di carcere per associazione mafiosa.

In manette, in Germania, sono finiti Antonio Critelli (ritenuto il capo locale di Rielasingen), il suo vice Domenico Nesci detto Mimmo, il “mastro di giornata” Salvatore Cirillo, gli affiliati Achille Primerano (che sarebbe stato in grado di conferire le cariche di ‘ndrangheta), Raffaele Nesci, Domenico Nesci detto Micuzzo, Vittorio Ienco e Raffaele Giacomini. Raffaele Primerano e b Giovanna Nesci, invece, sono stati arrestati perché ritenuti appartenenti al “locale” di Fabrizia. Questi ultimi avevano il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, partecipare alle riunioni ed eseguire le direttive dei vertici della associazione, riconoscendo e rispettando le gerarchie e le regole interne al sodalizio. In sostanza avrebbero assicurato le comunicazioni tra i tre “locali” di ‘ndrangheta scoperti in Germania.

Grazie a molte rogatorie internazionali, i carabinieri sono riusciti a piazzare le microspie all’interno di alcuni esercizi commerciali gestiti dagli arrestati. Con questa inchiesta, i pm di Reggio Calabria sono riusciti a dimostrare come il modello ‘ndranghetistico è stato esportato in Europa e in particolare in Germania dove, nel 2007, con la strage di Duisburg si è consumato uno dei più sanguinosi capitoli della faida di San Luca. Se da una parte il modello calabrese è stato “clonato” in Germania, dall’altra l’inchiesta dimostra come i “locali” di ‘ndrangheta tedeschi sono del tutto dipendenti dal vertice calabrese. Come è stato per la “Lombardia” e l’inchiesta “Infinito”, infatti, non è pensabile che uno ‘ndranghetista possa agire in autonomia senza il consenso di “mamma” San Luca  di Lucio Musolino