Non solo l’uscita dall’Eurozona, ma addirittura dall’Unione europea. E’ la drammatica prospettiva che la Banca centrale di Atene prefigura nel caso in cui il governo di Alexis Tsipras non riesca a raggiungere un accordo con i creditori. Ma il premier greco, nonostante il tempo per il braccio di ferro stia scadendo, continua a fare muro contro muro e a minacciare un “grande no” se le richieste della ex troika continueranno a essere “esagerate” e “non sostenibili”. In attesa dell’Eurogruppo di giovedì, le trattative sono in stallo: il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, dopo aver accusato Atene di “non dire la verità” sulle richieste dell’esecutivo Ue, ha fatto sapere che “i negoziati non andavano da nessuna parte”.

Fonti citate dal quotidiano ateniese To Vima sostengono però che Juncker ha intenzione di chiamare Tsipras e che se la Grecia si impegnerà su una proposta di compromesso, il lussemburghese convincerà il resto dei membri della zona euro. Che a sua loro faranno il possibile per ottenere anche l’ok del Fondo monetario internazionale, accusato da Tsipras di avere “responsabilità criminali” nella crisi nonostante abbia aperto a una rinegoziazione del debito ellenico. Debito su cui mercoledì si è pronunciata la commissione internazionale di esperti incaricata dal Parlamento ellenico di effettuare un audit: la conclusione è che quello contratto tra 2010 e 2015 non va onorato perché è il risultato di “accordi con la troika che violano i diritti umani“. Il politologo francese Eric Toussaint, coordinatore della commissione e portavoce del Comitato per l’annullamento del debito del terzo mondo, ha attaccato l’Fmi sostenendo che ere a conoscenza dell’elevato costo sociale dei programmi di salvataggio della Grecia.

La commissione incaricata dell’audit sul debito ha concluso che quello contratto tra 2010 e 2015 non va onorato 

Moscovici: “Facciano riforme, la palla è nel loro campo” – Difficile, di fronte a queste prese di posizione, sperare in un esito positivo, considerato che il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha ammonito che le riforme “non possono essere ritardate, la palla è nel campo greco“. Le istituzioni “hanno fatto molti progressi nel processo di negoziato” e chiedono solo proposte “ragionevoli“. E il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha aggiunto che la probabilità di un accordo nel meeting dei ministri delle Finanze dell’euro di domani è “molto piccola“.

Banca di Grecia: “Se trattative falliscono recessione e percorso difficile” – Nel suo rapporto sulla politica monetaria per il biennio 2014-15 la Banca di Grecia scrive che fallire nelle trattative significherebbe per il Paese cadere di nuovo in recessione: il rallentamento economico registrato nel secondo trimestre, quando il Pil è tornato a calare dello 0,2%, non potrebbe che accelerare, e inizierebbe “un percorso difficile che porterebbe dapprima a un default della Grecia, quindi all’uscita del Paese dalla zona euro e – molto probabilmente – dall’Unione europea”. Questo nonostante, come sta emergendo in questi giorni, nessuno sappia esattamente che cosa succederà in caso di default del Paese: non essendoci precedenti, non è chiaro chi – Commissione, Parlamento europeo, Bce – dovrebbe sancire che Atene è fuori dall’area euro. Peraltro, nessun trattato impone che il fallimento debba per forza tradursi in un’uscita dalla moneta unica: si tratterebbe in ultima analisi di una decisione politica.

Londra accelera i preparativi per far fronte alla Grexit – I mercati sono pessimisti: i tassi di interesse sui titoli di Stato ellenici a due anni sfiorano il 30%, mentre quelli sul decennale solo al 12,3%. E a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il governo del Regno Unito, che ha fatto sapere di aver accelerato i preparativi per una possibile uscita della Grecia dall’eurozona. “Stiamo continuando a fare in modo di avere i piani giusti al posto giusto” e per questo “intensifichiamo i preparativi”, ha affermato il portavoce del premier David Cameron.

Per To Vima il governo Tsipras ha ancora una via di uscita – Secondo indiscrezioni riferite dalla versione online di To Vima, un’intesa è ancora possibile se la Grecia accetterà di aumentare i tagli alla Difesa da 200 a 450 milioni di euro l’anno, di ridurre le pensioni integrative e rinviare di alcuni mesi le modifiche ai contratti collettivi di lavoro. Se anche i pre-pensionamenti verranno limitati, le altre questioni sul tavolo, compresa la revisione delle aliquote Iva e della maggior parte dei trattamenti previdenziali, potranno essere risolte in autunno. Moscovici ha in parte già smentito, dicendo che è necessario uno “sforzo” di Atene per ridurre il deficit di bilancio e per una “riforma dell’Iva” e del sistema pensionistico. “Ci aspettiamo proposte concrete su questi tre punti”, ha detto. Il leader di Syriza ha intanto incassato l’assist inatteso del cancelliere austriaco Werner Faymann, che durante una visita ad Atene ha detto: “Sto dalla parte del popolo greco a cui, in questa situazione di difficoltà, vengono proposte molte cose deleterie per la società”.