Il Fondo monetario internazionale ha una “responsabilità criminale” e le richieste dei creditori riporteranno la Grecia “nella recessione“. Parola del premier greco Alexis Tsipras, che dopo il fallimento dei negoziati continuati tutto il fine settimana ha alzato di nuovo i toni. Tra Atene, Berlino e Bruxelles si rimpallano accuse e sospetti incrociati. La Grecia anticipa di non essere disponibile a presentare nuove proposte alla riunione dell’Eurogruppo di giovedì 18, il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker “incolpa” il governo di Atene “perché racconta cose che non sono state proposte dalla Commissione” e Berlino fa sapere che senza ulteriori sforzi “la Grexit andrebbe accettata”. Risultato: Borse europee in rosso per gran parte della seduta, anche se tutte tranne Atene hanno recuperato in chiusura, e tassi di interesse sui titoli di Stato italiani e spagnoli in aumento sui timori di un default, che avrebbe un impatto inevitabile su tutta l’Eurozona.

Tsipras di nuovo sulle barricate: “Vogliono umiliarci” – Il premier greco, che martedì ha visto leader ed esponenti dei partiti di opposizione per informarli sui negoziati, ha detto in Parlamento che la ragione politica per cui i creditori internazionali stanno respingendo le proposte di accordo di Atene è quella di “umiliare” il governo. Tspiras ha anche accusato la Bce, che con la sua liquidità di emergenza tiene a galla le banche elleniche, di “strangolamento” finanziario. E ha puntato il dito contro i creditori europei perché resistono alla richiesta di una ristrutturazione del debito ellenico. La drammatica impasse di queste settimane, ha attaccato Tsipras, dipende soprattutto dalle divergenze tra Unione europea e Fondo su questo punto: “La grande contraddizione è la presenza del Fmi, che vuole le misure e la ristrutturazione, mentre gli altri vogliono le misure ma non la ristrutturazione”. In effetti, lunedì il capo economista uscente del Fondo Olivier Blanchard ha aperto a questa ipotesi scrivendo in una nota che tutti i creditori dovrebbero “riprogrammare i pagamenti sul debito a tassi d’interesse più bassi”.

Quanto alle “altre misure” richieste, come i tagli alle pensioni, “non risolvono il problema”, anzi riportano l’economia “in recessione“. Al contrario, ha rivendicato Tsipras, “il mandato che abbiamo ricevuto dal popolo greco è quello di porre fine all’austerità. Al fine di raggiungere questo obiettivo dobbiamo cercare un accordo che distribuisca gli oneri in modo uniforme e che non faccia male a lavoratori e pensionati”. Poi la stoccata all’organismo guidato da Christine Lagarde, che ha avuto “responsabilità criminali” nella crisi di Atene. Per il premier greco tuttavia, non è ancora tempo di alzare bandiera bianca: “La vera trattativa –  ha detto ai deputati – comincia ora”. E, nonostante alcune dichiarazioni aggressive, in Europa “c’è chi lavora a un accordo equo”. Fonti Ue hanno fatto sapere che se saranno necessarie ulteriori discussioni dopo l’Eurogruppo i ministri delle Finanze potrebbero incontrarsi il prossimo weekend.

Varoufakis: “Eurogruppo non è posto giusto per presentare proposte” – Il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis, intervistato dal quotidiano popolare tedesco Bild, ha messo le mani avanti dichiarando di non aver intenzione di sottoporre ai creditori una nuova lista di riforme “perché l’Eurogruppo non è il posto giusto per presentare proposte che non sono state prima discusse a livello più basso”. Quanto ai creditori internazionali, devono tornare al tavolo dei negoziati “con un mandato chiaro e robusto”. In ogni caso non ci sono “margini per altre concessioni” visto che le richieste fatte ad Atene sono “dure e disumane“. Poi un nuovo appello alla cancelliera tedesca Angela Merkel perché dia al suo Paese un “discorso di speranza”, dando il segnale che l’Europa è pronta a mettere fine alle sue richieste di austerity. Affermazioni a cui Berlino risponde facendo sapere, per voce del vice presidente della Cdu al Parlamento Michael Grosse-Broemer, che “nel caso che un solido pacchetto di riforme non sia presentato, allora la Grexit andrebbe accettata, se necessaria”. L’alleato della cancelliera Merkel ha aggiunto che tocca ad Atene rinunciare al suo “approccio di rifiuto” e procedere alle ulteriori riforme che i creditori richiedono.

Bruxelles: “La Grecia non dice le cose come stanno” – Da Bruxelles sono arrivate in serata risposte tranchant: Juncker ha detto che “il dibattito sarebbe più facile se il governo dicesse le cose come stanno”, spiegando di non essere mai stato a favore dell’aumento dell’Iva su medicine ed elettricità, e “questo il premier lo sa”. Aveva invece proposto dei tagli alla difesa, “più facili da fare”, e “un piano di investimenti da 35 miliardi fino al 2020”. “Non mi interessa il governo greco ma i cittadini greci, che soffrono più di altri in Ue per il programma di consolidamento”, ha detto poi il presidente, aggiungendo che ora “non ci sono contatti in corso, i negoziati sono fermi perché non andavano da nessuna parte“. Domenica sera, dopo giorni di melina da parte del governo greco, Juncker si era visto ripresentare lo stesso piano di riforme già sottoposto al Brussels group il mercoledì, senza modifiche sostanziali: una scarna pagina di “tabella Excel con alcuni dati generici” già discussi e ritenuti non sufficienti il lunedì dal commissario agli affari economici Pierre Moscovici.

Tasso di interesse sui Btp su fino al 2,4% – Lo stallo delle trattative continua a spaventare gli investitori. Anche martedì tutte le piazze europee hanno aperto in rosso, per poi recuperare al termine della seduta – con l’eccezione di Atene che ha segnato -4,7% – anche per effetto della sentenza della Corte di giustizia Ue favorevole allo scudo anti-spread della Bce. Ripercussioni, poi, sul mercato dei titoli di Stato: il tasso di interesse pagato dai Btp italiani è salito fino al 2,4%, contro il 2,3% di lunedì, ma a fine giornata è sceso tornando al livello di partenza. Il differenziale tra i titoli italiani a dieci anni e gli omologhi Bund tedeschi (spread) in apertura si è allargato a 160 punti base, per poi scendere sotto 150. Quanto ai titoli greci, il decennale è al 12,4%, vicino ai record di aprile, e il bond a due anni al 29,2%, il massimo da quando è tornato agli scambi.