La pubblicazione ufficiale dei dati costi/ricavi, sia pur provvisori, del maxi inceneritore di Acerra impongono alcune dovute riflessioni anche in relazione a passate discussioni pubblicate a proposito della questione: smaltimento dei rifiuti via mare in Olanda, risparmio o spreco?

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Da ieri è ufficiale e pubblico che smaltire una tonnellata di nostri rifiuti nel maxi inceneritore di Acerra a noi cittadini campani costa non meno di 305 euro a tonnellata (importo calcolato sulla base dei costi totali) che gravano sulle tasche e tasse di noi campani, mentre ai comuni di Milano, Bergamo, Brescia e Varese, Acerra rende non meno di 115 euro a tonnellata (circa 250mila euro al giorno garantiti per circa vent’anni) per la sola “gestione” dei nostri rifiuti grazie ai CIP6, visto che tutte le spese sostanziali sono a carico nostro.

Quello su cui però adesso vorrei soffermarmi è il costo “smaltimento ceneri” pari ad oltre 18 milioni di euro/anno. Questo costo, ovviamente, in caso di “crociera” via nave in Olanda dei rifiuti campani, è tutto a carico degli olandesi, oltre al costo sanitario diretto e indiretto pari non meno di 30 euro a tonnellata.

Una domanda che sorge spontanea è la seguente: se il costo di 18 milioni si riferisce alla totalità dei rifiuti inceneriti ad Acerra (oltre 660mila tonnellate anno) allora il costo per tonnellata scende a circa 27 euro a tonnellata, costo che impone la logica deduzione di uno smaltimento esclusivamente intra-regionale di tali ceneri tossiche per 135mila tonnellate l’anno, in una regione come la Campania però, ufficialmente del tutto priva di idonei e a norma impianti di smaltimento per rifiuti speciali industriali e tossici ceneri incluse, lasciando spazio a gravissimi sospetti sul loro corretto smaltimento.

Se, invece, si riferisce alla sola quota ufficiale di 135mila tonnellate di ceneri prodotte come da dati Ispra ufficiali per Acerra, ne consegue matematicamente che, per smaltire in Italia e/o a Brescia le sole ceneri tossiche del maxi inceneritore di Acerra, noi paghiamo di tasca nostra non meno di 133 euro a tonnellata. Per le sole ceneri!

Credo quindi che si possa chiudere qui qualunque ulteriore discussione se sia più economico e meno tossico smaltire 200mila tonnellate di rifiuti napoletani tal quale via mare nei Paesi Bassi ad un costo massimo di 135 euro a tonnellata, o foraggiare ulteriormente gli impianti dei gestori del nord proprietari della A2a e cioè i Comuni di Milano, Bergamo Brescia e Varese ai quali versiamo, per sole 135mila tonnellate di ceneri tossiche/anno, ufficialmente, circa 18 milioni di euro anno, cioè non meno di 130 euro a tonnellata, oltre le 115 euro a tonnellata di cui già godono per gli incentivi CIP6 per la sola “gestione” della A2a!

E’ meglio spendere venti milioni di euro per smaltire in Olanda 200mila tonnellate di rifiuti tal quale, viaggio e smaltimento ceneri compresi, o spenderne 18 di milioni solo per fare circolare verso il nord (dove forse non arriveranno mai!) non più di 135mila tonnellate anno di ceneri tossiche? La matematica non è una opinione.

La beffa a carico dei cittadini campani nella gestione del maxi inceneritore di Acerra è ormai palese: a noi tutti i costi e tutto il danno anche sanitario, alla A2a e cioè ai comuni di Milano, Bergamo, Brescia e Varese, invece, tutto il guadagno quasi privo di spese, tranne quelle per i migliori avvocati di Italia per difendersi da qualche patriota ambientalista acerrano come oggi dinanzi al Tar Campania.

La possibilità di sfruttare il mare con il suo porto salva Napoli da oltre 3000 anni dai suoi assedianti, e rende ragione della possibilità concreta ed immediata di evitare qualunque ulteriore costosissima, tossica e lentissima a realizzarsi ulteriore impiantistica sul territorio campano.

Basta usare la via del mare a costi non superiori alle 130 euro a tonnellata, viaggio e trattamento ceneri compreso, presso i sovradimensionati impianti di incenerimento del nord Europa. Si può liberare immediatamente, e non ulteriormente ingrandire, una intera linea da oltre 250mila tonnellate anno del già maxi inceneritore di Acerra allo scopo di eliminare quanto non recuperabile dalle “ecoballe” caratterizzate e riciclate al massimo in idoneo “distretto del riciclo” nelle prossimità delle sedi delle ecoballe.

Questa, insieme ad una molteplicità di piccoli impianti, al momento tutti sperimentali, sembrerebbe essere la più veloce, economica soluzione sul territorio e più favorevole in termini costo/beneficio in quanto a parità di tossicità rispetto alla situazione attuale, per rispondere immediatamente alle richieste della Comunità Europea per la completa eliminazione delle ecoballe quale condizione per toglierci la multa da 40 milioni semestrali già in corso che grava sulle nostre tasche.

Occorre evitare una costosissima e tossica quanto inutile ulteriore impiantistica su territori già martirizzati considerando altresì le necessità ineludibili di “spending  review” attuali. Si può fare, assicurando in trasparenza i necessari controlli e la corretta e completa caratterizzazione delle ecoballe in un “distretto del riciclo” ben organizzato in grado non di rappresentare un semplice esperimento, ma una situazione di concreto recupero e smaltimento della vergogna di oltre sei milioni di ecoballe abbandonate, fuori qualunque norma, ad avvelenare un territorio intero.