“Chi ha più da perdere? I cittadini greci. Il governo Tsipras denuncia la catastrofe umanitaria ma nei primi mesi dell’anno ha ottenuto un surplus di bilancio non pagando, tra le altre cose, le forniture degli ospedali. E in caso di default e introduzione di controlli sui capitali, anche senza Grexit, l’economia ellenica subirà un ulteriore collasso”. Daniel Gros, economista tedesco che guida il think tank Centre for economic policy studies di Bruxelles, è convinto che la probabilità di un accordo tra Grecia e creditori resti “un po’ più alta” rispetto a quella del fallimento delle trattative. Nonostante il nulla di fatto del fine settimana e l’escalation di accuse lanciate dal premier greco e dal suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis all’indirizzo di Fondo monetario internazionale e Bce. Ma, pur ammettendo che anche il piano di riforme proposto dalla ex troika è “miope“, Gros ritiene che la colpa dell’estenuante tira e molla degli ultimi mesi sia dell’esecutivo a guida Syriza.

Professore, secondo lei che errori ha fatto il governo di Alexis Tsipras?
Non solo ha sbagliato strategia nei negoziati, ma quel che è peggio Tsipras e il suo ministro Yanis Varoufakis hanno barato sui conti e creato un’instabilità che va a scapito delle condizioni di vita della stessa popolazione. Penso agli ospedali senza medicine, al taglio dei fondi sociali: decisioni prese dal governo per ottenere un piccolo surplus dei conti. Questo mentre punta i piedi sul taglio delle pensioni, che sono i tre quarti della spesa pubblica, e avanzano proposte non credibili come la tassa sulle grandi imprese, che nel Paese sono praticamente inesistenti. Al tempo stesso, nonostante i proclami nulla è stato fatto sul fronte della lotta all’evasione. La Svizzera, con cui Atene diceva di volere un accordo per far rientrare i capitali nascosti da cittadini greci, è talmente esasperata che a un certo punto ha detto di voler di pubblicare online una lista di evasori stranieri. L’impressione è che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra. E intanto l’economia tracolla.

Che cosa si aspetta nei prossimi giorni? Intesa o rottura definitiva delle trattative?
A questo punto tutto diventa possibile e più passa il tempo peggio è, ma in questo momento l’accordo è più probabile della rottura: in fondo sulle cifre c’è poca differenza e sulle misure concrete proposte dalla Grecia si può discutere. E i creditori non hanno nulla da guadagnare se dicono di no adesso. Chi ha da perdere sono i cittadini greci, che vedrebbero portare avanti una politica che non fa riforme. Non credo che il governo deciderà di uscire dall’Eurozona, perché la popolazione è contraria, ma per rimanerci dovrà imporre limitazioni al movimento dei capitali che affosseranno ulteriormente l’economia. Tutto questo avrà un costo ben superiore rispetto a quello di un aumento delle tasse dell’1%, che è quel che comporterebbero le richieste dei creditori. Congelare il sistema finanziario  può costare facilmente più di 3 punti di pil, forse anche 10.

Ma non è stata proprio l’austerità a mettere in ginocchio l’economia greca negli ultimi anni?
Il fatto è che, anche se rifiutasse le misure chieste dai creditori, il governo ellenico dovrà comunque fare tagli: senza aiuti internazionali, per prendere soldi a prestito sul mercato dovrà mettere a segno almeno un piccolo surplus primario. E in ogni caso pagherà sulle proprie obbligazioni interessi altissimi. Dunque l’austerità dovrà auto-imporsela, non c’è alternativa. Del resto in altre economie, come Portogallo, Irlanda e Spagna, la “cura” dell’austerity ha funzionato.

La ex troika non ha responsabilità?
Certo: finora ha puntato solo a guadagnare tempo, ma il programma che ha applicato alla Grecia è miope, non affronta i suoi problemi alla radice.

Qual è la via di uscita di lungo periodo per il Paese?
Riforme che favoriscano un cambiamento strutturale della sua economia in direzione di un maggior orientamento all’export. Oggi vendono pochissimo all’estero e l’unico settore forte nell’esportazione di servizi è lo shipping marittimo, che però non paga le tasse e non crea occupazione nel Paese. Ma parliamo di riforme che devono volere i greci, non si può farle per loro.

Tsipras nei prossimi giorni è atteso in Russia. E’ credibile l’ipotesi che Vladimir Putin offra aiuti finanziari ad Atene alternativi a quelli europei?
Sicuramente il presidente russo gli prometterà moltissimo, ma 100 miliardi da dare alla Grecia non li ha.