Se Alexis Tsipras non vuol cedere ai ricatti, i creditori tanto meno. Gli estenuanti negoziati andati avanti tutto il fine settimana a Bruxelles tra il governo ellenico, il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker e gli altri rappresentanti della ex troika sono falliti. Nessun accordo. L’ultima speranza, a questo punto, è l’Eurogruppo di giovedì 18 giugno. “Il presidente Juncker resta convinto che con maggiori sforzi sulle riforme da parte della Grecia e volontà politica da parte di tutti, una soluzione può ancora essere trovata prima della fine del mese”, ha riferito un portavoce. Ma la distanza tra le parti è ancora ampia: “Nell’ordine dello 0,5-1% del Pil, l’equivalente di due miliardi di euro, di misure fiscali permanenti su base annuale”.

Il ministro tedesco Gabriel attacca: “Ne abbiamo abbastanza” – Da Berlino, intanto, il ministro dell’Economia e vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel, che al contrario del titolare delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha di solito posizioni da “colomba”, attacca duramente Atene facendo sapere che la Ue non si farà “ricattare“. “Nel governo greco c’è gente che crede che la paura di un’uscita della Grecia dall’euro sia tale che farà sì che accetteremo qualsiasi cosa. Questo non avverrà”, ha avvertito Gabriel, che guida il partito social democratico di centro-sinistra, l’Spd. “Vogliamo aiutare la Grecia a restare nell’euro. Però, non solo sta scadendo il tempo, ma sta finendo la pazienza in tutta Europa, dove il sentimento crescente è: Ne abbiamo abbastanza!“, scrive il ministro in un editoriale che uscirà lunedì sulla Bild. Quanto al negoziato in corso, secondo il vice cancelliere “ogni nuovo, presunto ‘tentativo finale’ di raggiungere un accordo sta iniziando a rendere l’intero processo ridicolo: sempre più persone si sentono prese per il naso dal governo greco”. “Gli esperti di teoria dei giochi del governo greco – è la conclusione, che fa implicito riferimento al ministro delle Finanze Yanis Varoufakis – stanno giocando d’azzardo, mettendo in pericolo il futuro del loro Paese e dell’Europa”, ma “i lavoratori e le famiglie tedesche non pagheranno per le esagerate promesse elettorali fatte da un governo mezzo comunista“.

Le proposte su cui si è arenato il negoziato – Al tavolo delle trattative sono state discusse nel fine settimana due proposte per l’estensione del piano di salvataggio di Atene. Secondo il quotidiano Kathimerini quella della Grecia prevede che il Meccanismo europeo di stabilità versi al Paese 27 miliardi di euro per ricomprare le obbligazioni detenute dalla Bce. I creditori vogliono invece limitarsi a trasferire nelle casse dello Stato ellenico gli 11 miliardi destinati alla ricapitalizzazione delle banche che a febbraio sono stati spostati dai forzieri della National bank of Greece a quelli del fondo europeo salva Stati (Efsf). La ex troika ritiene che una parte di quei soldi potrebbe essere usata per le necessità immediate, tra cui il rimborso degli 1,6 miliardi dovuti entro fine giugno al Fondo monetario internazionale e dei 6,7 miliardi che la Bce attende tra luglio e agosto.

Il governo greco smentisce cedimenti su pensioni e salari – Fonti governative hanno riferito al giornale che la delegazione inviata nella capitale belga aveva il mandato di accettare compromessi sul taglio delle pensioni più alte e dei salari del settore pubblico, sull’introduzione per legge di tetti al deficit pubblico e sulla creazione di depositi di garanzia in cui versare fondi che potranno essere utilizzati solo per saldare i creditori. Ma il governo greco ha smentito a stretto giro queste indiscrezioni ribadendo che non accetterà la riduzione delle pensioni e l’aumento dell’Iva su beni di prima necessità, come l’elettricità, chiesti dal Fondo monetario. In breve, “non sarà accettata alcuna misura di recessione che mina la crescita”, perché “l’esperimento è durato già abbastanza”. Varoufakis da parte sua ha detto al canale greco Alpha Tv che “un avanzo primario pari all’1% del pil, raggiungibile a marzo, non è più possibile” per le critiche condizioni di liquidità mentre ora “è necessaria una ristrutturazione del debito“, in modo che Atene “possa ritornare sui mercati”. Anche Tsipras, parlando sabato della necessità di un accordo “sostenibile”, ha evocato del resto la necessità di una riduzione dell’ammontare nominale del debito ellenico, che è di oltre 320 miliardi.

E Schaeuble studia piano contro l’uscita dall’euro ma senza aiuti di Stato – Mentre lo spettro dell’uscita di Atene dall’euro si fa sempre più incombente, secondo il giornale tedesco Der Spiegel Berlino sta studiando un piano che consenta ai Paesi dell’Eurozona, in caso di default, di evitare l’abbandono della moneta unica. Il ministro Schaueble avrebbe chiesto a un gruppo di esperti di mettere a punto un meccanismo che faccia ricadere gli oneri del fallimento su investitori e detentori di bond governativi, limitando invece gli aiuti da parte degli altri Stati.