Operazione 730 al via. Dal 15 aprile è a disposizione di circa 20 milioni di italiani, tra pensionati e lavoratori dipendenti, la dichiarazione precompilata, che può essere presentata dal primo maggio al 7 luglio. Per la prima volta in Italia cambia il rapporto con il fisco: non sarà più il contribuente a compilare e consegnare la propria dichiarazione dei redditi, ma è l’Agenzia delle Entrate ad aver già inserito ritenute, versamenti e alcune spese detraibili (che possono essere sottratte direttamente alle imposte da pagare, diminuendone così l’importo) o deducibili (sottratte al reddito, prima di calcolare l’imposta da pagare).

Si deve, quindi, solo verificarne la correttezza e – a seconda dei casi – accettare, rettificare o integrare il modello. Per l’inizio di questa rivoluzione, infatti, l’Agenzia delle Entrate ha indicato premi assicurativi, interessi passivi sui mutui, contributi previdenziali e assistenziali, ma non le spese sanitarie e funebri, le tasse per l’iscrizione all’università, l’assegno al coniuge separato e le spese di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico sostenute lo scorso anno.

Numeri decisamente rilevanti, secondo i dati pubblicati dal dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia. La giungla di deduzioni e detrazioni (le agevolazioni che rientrano nella Tax expenditure che il governo nel Documento di economia e finanza ha promesso di disboscare con la delega fiscale), nel 2014 hanno infatti toccato quota 93,6 miliardi di euro (29,2 miliardi le prime, 64,4 miliardi le seconde). E di questi, la parte da leone la fanno gli oneri detraibili (19%), le spese mediche (8,1%), quelle per il recupero edilizio (5,4%) e per l’efficientamento energetico (2,3%).

“È un tassello, al momento il più importante, della nuova strategia del fisco italiano”, ripete come un mantra il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che da settimane rilascia interviste per spiegare il funzionamento del modello 730 precompilato che farà evolvere il pagamento delle tasse. Anche perché se si accetta il modello precompilato senza apportare modifiche non saranno controllati i documenti che attestano le spese indicate nella dichiarazione e non sarà effettuato il controllo preventivo sui rimborsi d’imposta superiori a 4.000 euro.

Restano però ancora aperte molte questioni sulla sua attuazione e sulla reale semplificazione. Chiarito che non si riceve il modello a casa, direttamente nella buca delle lettere, la dichiarazione è disponibile su un’area del sito dell’Agenzia delle Entrate. Ma per accedervi ciascun contribuente deve essere in possesso di un codice pin che va richiesto con uno slalom tra compilazioni di form, conferme e attese di autenticazione. Un po’ come succede quando si è alle prese con l’autenticazione dell’home banking. Ad oggi, intanto, le Entrate fanno sapere che sono 7 milioni gli italiani che potrebbero presentare il 730 precompilato, perché hanno ottenuto o, almeno richesto, il codice. Ma dall’inizio sono solo 500mila le domande nuove arrivate.

“E proprio qui c’è lo scoglio enorme di tutto questo meccanismo”, spiega il commercialista Gianluca Timpone che aggiunge: “L’operazione ‘730 a casa’ rischia di trasformarsi in un flop per la macchinosità del percorso telematico che si deve seguire e che, già in partenza, ostacola soprattutto gli anziani che non hanno dimestichezza con il pc e con Internet”. E poco importa se il Pin può essere richiesto anche per telefono (al numero 848.800.444) o in un ufficio delle Entrate. In tutti i casi, viene sempre e solo consegnata la prima parte del codice. Poi a casa, questa volta sì, arriva il resto della password. “Meccanismo che – dice Timpone – scoraggia i pensionati che vengono così spinti a rivolgersi, come di consueto, a Caf, commercialisti e altri professionisti abilitati per compilare il modello 730 in formato cartaceo”.

La dichiarazione precompilata è, infatti, facoltativa e resta sempre possibile presentare il modello con le modalità ordinarie, così come accadrà per l’altra metà dell’universo fiscale (circa 20 milioni di italiani) che – non potendo presentare il 730 – dovrà vedersela con il modello Unico che consente di presentare sia la dichiarazione dei redditi sia quella Iva e in cui rientrano anche tutti i contribuenti che rientrano nel regime agevolato. In questo caso, la data di presentazione è il 30 settembre, ma va pagato entro il 20 giugno.

Insomma, il solito sovraccarico di lavoro per Caf e professionisti (secondo un sondaggio Confesercenti realizzato con Sgw, solo un italiano su quattro farà da solo la propria dichiarazione dei redditi) che, da quest’anno, si sono anche ritrovati a gestire una grana che potrà costargli carissima. Con il 730 precompilato è, infatti, scattata la responsabilità fiscale degli intermediari che potrebbero essere perseguiti dall’Agenzia delle Entrate per dati fiscali non corretti, anche non sono stati loro a inserirli in dichiarazione ma lo stesso fisco. Motivo in più che spingerà i professionisti a non abbandonare la strada vecchia del cartaceo, dove continueranno – calcolatrice alla mano – a riportare personalmente dati e documenti.

Anche se tra singolo, precompilato, ordinario, con assistenza o correzioni, questo 730 potrà costare assai anche per i contribuenti che si rivolgono ai Caf che, almeno stando alle loro ultime dichiarazioni, potrebbero aumentare i tariffari. Fermo restando che i centri di assistenza fiscale potrebbero anche rifiutarsi di accettare il cliente, perché la loro campagna di raccolta è iniziata già a gennaio per la necessità di far compilare in anticipo al contribuente la delega che da quest’anno è indispensabile per la gestione del modello precompilato. Ad esempio, ci sono centri che prevedono tariffe graduate per fasce di reddito e quelle con uno sconto del 50% per gli iscritti. Poi ci sono costi extra per il numero dei fabbricati posseduti e per l’integrazione del modello con l’inserimento di nuove deduzioni e detrazioni.

E, come ogni anno, è infatti sempre al ‘Quadro E‘ – da E 1 a E 12 – che si deve fare riferimento quando si parla di queste voci che fanno abbassare le tasse da pagare. Detto che nel 730 precompilato, saranno presenti solo alcune spese, soprattutto quelle che scontano il 19% dell’Irpef (redditi dei fabbricati sulla base dei dati catastali, detrazioni per pensione, per figli o familiari, previdenza integrativa, interessi passivi sui mutui per un importo massimo di 4mila euro o le polizze morte o invalidità detraibili per un importo non superiore a 530 euro), meglio ricordare quali altre spese sostenute nell’anno 2014 danno diritto a un bonus.

Le spese per il primo anno per i lavori di ristrutturazione, risparmio energetico e acquisto di mobili ed elettrodomestici, quelle mediche superiori a 129,11 euro l’anno (la franchigia oltre la quale spetta la detrazione), veterinarie per la cura di animali da compagnia non superiori a 387,34 euro con la detrazione calcolata sulla parte che supera l’importo di 129,11 euro, affitto della prima casa, universitarie, affitto per studenti fuori sede che non può essere superiore a 2.633 euro, per asili nido di 632 euro annui per ogni figlio e palestre per i figli minori fino a 210 euro, per la badante massimo di 2.100 euro se il reddito complessivo non supera i 40mila euro, funebri fino a 1.549,37 euro e le erogazioni liberali a favore delle Onlus e dei partiti politici (per importi compresi tra 30 e 30.000 euro), le uniche per le quali spetta la detrazioni del 26%. L’integrazione di queste spese sarà, comunque, necessaria solo per quest’anno, visto che dal 2016 tutte queste voci saranno parte integrante della dichiarazione dei redditi.

Infine, tra le novità contenute nel modello 730 ci sono anche, nel caso di opzione per la cedolare secca, la riduzione dal 15% al 10% della misura dell’aliquota agevolata prevista per i contratti di locazione a canone concordato nei Comuni ad alta densità abitativa; la deduzione dal reddito complessivo pari al 20% delle spese sostenute, fino ad un massimo di 300.000 euro da ripartire in otto quote annuali, per l’acquisto o la costruzione di immobili abitativi da destinare, entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, alla locazione per una durata complessiva non inferiore a otto anni; agli inquilini di alloggi sociali adibiti ad abitazione principale spetta una detrazione pari a 900 euro, se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro.

Infine, per la destinazione dell’otto, del cinque e del due per mille dell’Irpef, ciascun contribuente può utilizzare una scheda unica per la scelta con l’otto per mille del gettito Irpef allo Stato oppure a una Istituzione religiosa; il cinque per mille a determinate finalità e il due per mille in favore di un partito politico.