“Basta vedere il fisco come se fosse un mostro”, ha ripetuto negli scorsi mesi il premier Matteo Renzi. E cosa c’è di meglio di una dichiarazione dei redditi semplificata per oltre 20 milioni tra dipendenti e pensionati per sfatare questa sensazione che accomuna tutti i contribuenti? Così, con il via libera al decreto legislativo sulle semplificazioni fiscali, è stato introdotto in via sperimentale il 730 precompilato che arriverà direttamente a casa già dal prossimo anno, per i redditi relativi al 2014. Tanto che i tempi di attuazione di questa operazione sono davvero limitati e costringeranno l’Agenzia delle Entrate a un tour de force.

Il fisco – viene spiegato nelle ennesime slide del governo per illustrare come la nuova dichiarazione dei redditi rappresenti una rivoluzione copernicana nel rapporto con l’Amministrazione finanziaria – darà del tu al contribuente (“Benvenuto Mario Rossi, clicca qui. Integra o modifica”), con un modello lontano anni luce dal vecchio modulo cartaceo. Questo perché “il 730 diventa un mini-sito personale nel quale molti spazi sono già riempiti con i dati in possesso del fisco e gli altri potranno essere integrati”. Eccola qui, infatti, l’innovazione: saranno già presenti i dati relativi all’anagrafe tributaria (quelli anagrafici, i parenti a carico, gli immobili e i terreni posseduti), quelli trasmessi da banche, assicurazioni ed enti previdenziali entro il 28 febbraio e quelli contenuti nelle certificazioni dei sostituti d’imposta (vale a dire i datori di lavoro) entro il 7 marzo. Notizia che, rilanciata subito come la madre di tutte le rivoluzioni del Fisco, porta con sé dubbi, smentite e preoccupazioni da parte degli stessi esperti del settore, a iniziare da commercialisti, consulenti del lavoro e Caf.

Prima precisazione. La dichiarazione non busserà affatto alla porta degli italiani che ne hanno diritto, né sarà spedita loro per e-mail (neanche a quanti avessero la posta certificata). Il 730 sarà messo a disposizione dei contribuenti attraverso i servizi telematici delle Entrate, probabilmente tramite “Fiscoonline”. Meglio, quindi, cominciare a iscriversi ora, visto che per accedervi l’Agenzia dovrà inviare un codice pin. Procedura che richiede una settimana di tempo. In alternativa, il modello potrà essere scaricato “dal proprio sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale” o da Caf e commercialisti. Metodi che, tuttavia, non sono stati ancora chiariti.

Seconda precisisazione. La dichiarazione dei redditi non eviterà assolutamente di essere rivista, perché circa l’85% dei modelli che l’Agenzia delle Entrate preparerà dovrà essere integrato, non prevedendo una seria di deduzione e detrazioni. Poi, nel 2015, i precompilati saliranno a 19.985.976 e di questi – stima il Fisco – 5,6 milioni (il 28,3%) riguardano modelli da confermare o modificare, 14,3 milioni (il 71,7%) moduli da integrare. Le percentuali scenderanno rispettivamente al 54,8 e al 45,2% già dal 2016 per poi arrivare al 2017 quando tutti i modelli saranno solo da confermare (o da modificare se errati).

Così, se entro il 15 aprile, oltre ai dati sui redditi da lavoro e di quelli immobiliari, il fisco indicherà anche gli interessi passivi sui mutui (per 3,2 milioni di dichiarazioni), i premi per le assicurazioni su vita, morte e infortuni (per altre 4,2 milioni) e i contributi per la previdenza complementare (per 600mila dichiarazioni). Resteranno, invece, esclusi i dati sulle spese mediche, funebri, di istruzione e le donazioni alle Onlus. Voci che generano numeri impressionanti. Basti pensare che tra scontrini di farmaci, visite mediche (ma anche oculistiche, odontoiatriche o specialistiche) e fatture per prestazioni sanitarie, nel 2013 sono stati oltre 14 milioni (uno su 3) gli italiani che hanno richiesto il bonus del 19% di queste spese mediche, pari a 2 miliardi e 356 milioni di euro, cioè uno sconto medio di 166 euro. Solo dal 2016, se tutto andrà bene, grazie all’inserimento delle spese sanitarie registrate con la tessera sanitaria, si avranno automaticamente anche questi dati, con il coinvolgimento, ad esempio, di ospedali, aziende sanitarie locali, farmacie, istituti di ricovero e cura o presidi di specialistica ambulatoriale.

Terza precisazione. Anche se la nuova dichiarazione si presenta con un’interfaccia ‘friendly‘ che consente di cliccare su degli appositi pulsanti per integrare e modificare le singole caselle, effettuare poi questa operazione farà diventare subito ‘nemici‘ del fisco. Il contribuente che, infatti, accetta la dichiarazione senza apportare cambiamenti (inserendo quindi i vari bonus fiscali che alleggeriscono il carico) ha “un’immunità dai controlli”, così come chiarisce l’Agenzia. E non verrà sottoposto a eventuali controlli e accertamenti. Quanti, invece, volessero modificare la dichiarazione (il termine di scadenza è il 7 luglio), rientreranno nel bacino dei controlli automatici. Richieste di chiarimento che ogni anno arrivano ad oltre 900mila contribuenti.

Dal punto di vista dei controlli, c’è un vantaggio per i contribuenti che decideranno di avvalersi di un intermediario abilitato (Caf o professionista) per lo scarico e il successivo invio della dichiarazione: in questo caso, eventuali controlli e richieste di documentazione non saranno più rivolti al cittadino, come accade oggi, ma saranno indirizzati all’intermediario che gli ha fornito assistenza e che sarà anche chiamato a rispondere direttamente in caso di errore. Modifica che ha sollevato un’evidente protesta da parte dei professionisti.

Intanto nel mare magnum del fisco, c’è ancora un nutrito gruppo di contribuenti che conta i giorni che lo separano dal ricevimento del rimborso Irpef. Dal 2014, infatti, è entrata in vigore una nuova disciplina che si occupa di questi crediti superiori ai 4mila euro derivanti, per esempio, da spese per le ristrutturazioni o interessi passivi sul mutuo prima casa. E che prevede che l’Agenzia li possa restituire entro il mese di dicembre (oppure entro sei mesi dalla data della trasmissione del modello, se questa è successiva alla scadenza del 30 giugno) per effettuare i dovuti controlli solo se sono presenti familiari a carico (non assegni per il coniuge) oppure crediti riportati dalla dichiarazione dell’anno precedente.