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Corte dei Conti: “Il Pnrr avanza ma non recupera i ritardi accumulati su asili, case di comunità, edilizia scolastica e rigenerazione urbana”

I lavori pubblici, centrali per ridurre i divari strutturali, avanzano più lentamente: assorbono il 44% dei finanziamenti ma registrano pagamenti al 37% e solo il 10% dei progetti conclusi. "Risultano in ritardo alcune delle misure più direttamente rilevanti per la riduzione dei divari strutturali"
Corte dei Conti: “Il Pnrr avanza ma non recupera i ritardi accumulati su asili, case di comunità, edilizia scolastica e rigenerazione urbana”
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Il Piano nazionale di ripresa e resilienza registra “avanzamenti significativi sia sulle riforme sia sulle opere pubbliche”, ma “in quest’ultimo caso procede spedito ma senza recuperare i ritardi già accumulati”. La Corte dei Conti, nella Relazione semestrale con cui riferisce al Parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr, rileva come siano tutti conseguiti i 50 obiettivi europei in scadenza nel secondo semestre 2025, con un tasso di avanzamento complessivo del 72%, in aumento di 8 punti rispetto al semestre precedente.

Il grado di completamento resta più elevato per le milestone (87%) rispetto ai target (56%). Le riforme raggiungono l’85%, gli investimenti il 67%. Resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: secondo le prime stime delle amministrazioni si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40% della dotazione delle misure interessate.

Sul fronte delle riforme, tra i risultati di maggiore rilievo figurano, per la pubblica amministrazione, la riforma del public procurement, con una riduzione del 26,5% dei tempi medi tra la ricezione delle offerte e la firma del contratto, oltre gli obiettivi fissati, e gli adempimenti previsti per la riforma sui tempi di pagamento delle amministrazioni pubbliche e delle autorità sanitarie.

Le criticità riguardano le aree interne e le opere pubbliche. I lavori pubblici, centrali per ridurre i divari strutturali, avanzano più lentamente: assorbono il 44% dei finanziamenti ma registrano pagamenti al 37% e solo il 10% dei progetti conclusi. “Risultano in ritardo alcune delle misure più direttamente rilevanti per la riduzione dei divari strutturali delle Aree Interne”, si legge. “Il Piano Asili nido (43 per cento di pagamenti), il Piano di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica (51 per cento), le Case della Comunità (31 per cento), gli interventi di rigenerazione urbana (49 per cento) e l’Attrattività dei borghi (33 per cento)”. Pesano inoltre i progetti senza informazioni sull’iter o ancora non avviati e persistono forti differenze territoriali, con maggiori difficoltà proprio nei comuni più fragili. In generale sul fronte delle opere pubbliche la Corte segnala inoltre un allungamento dei tempi medi di lavorazione, cresciuti di quasi due mesi tra le ultime due rilevazioni.

Nel Mezzogiorno, è lo Svimez a stimare che l’effetto netto del Pnrr abbia ridotto i tempi amministrativi del 55,1% contro il 40,5% del Centro e il 32,2% del Nord. Ma rileva anche che se l’efficienza è in anticipo la spesa è in ritardo. Il Pnrr si avvicina alla conclusione con un avanzamento finanziario ancora incompiuto: i pagamenti sono fermi al 55,5% del totale (circa 93 miliardi di euro al 26 febbraio 2026). Lo scarto territoriale è netto: il Centro-Nord ha rendicontato il 52,7% delle spese, il Mezzogiorno soltanto il 39,5%. Il divario si allarga ulteriormente per le sole opere pubbliche, 68,9 miliardi complessivi, dove lo scarto tra le due macroaree supera i 20 punti percentuali.

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