Pronti, pazienza e via. A 45 giorni dall’operazione 730 precompilato‘, in teoria la più grande rivoluzione fiscale italiana che farà evolvere il pagamento delle tasse alla versione 2.0, restano ancora aperte molte questioni sulla sua attuazione e sulla reale semplificazione introdotta da questa novità. Grazie alla quale 20 milioni di italiani, tra lavoratori dipendenti e pensionati, dovrebbero potersi compilare da soli la dichiarazione dei redditi.
Il modello sarà infatti in buona parte precompilato dalla stessa Agenzia delle Entrate che inserirà i dati presenti nell’anagrafe tributaria (i redditi da lavoro e da pensione, i parenti a carico, gli immobili, i terreni posseduti, ma anche i contributi per le colf e le detrazioni per le ristrutturazioni) e le informazioni trasmesse da banche, assicurazioni (conti correnti, mutui, polizze vite e infortuni) ed enti previdenziali.

Sarà però arduo rendere il Fisco più umano e davvero a portata di clic, come più volte annunciato dal governo. E c’è il serio rischio che l’innovazione si trasformi invece in un enorme caos. Questo perché dal 15 aprile i contribuenti non riceveranno il modello a casa, direttamente nella buca delle lettere, così come aveva annunciato il premier Renzi lanciando lo scorso ottobre questo suo cavallo di battaglia. Il 730 precompilato sarà consultabile solo su un’area del sito dell’Agenzia delle Entrate. E da lì si potrà accettarlo senza modifiche solo se non si richiede alcuna correzione. Ma nel caso sia necessario modificare o aggiungere dati, il contribuente dovrà rimetterci le mani. O meglio il mouse, visto che tutto si fa on line. I dati che non compaiono nella versione precompilata e devono essere aggiunti sono una lunga lista. In primis le spese mediche per cui si richiede la detrazione del 19%. E non sono informazioni di poco conto, visto che nel 2014 le hanno presentate quasi 12 milioni di contribuenti, vale a dire l’85% del totale. Poi va inserita quasi tutta la parte degli oneri deducibili e detraibili, come le spese per istruzione e le erogazioni liberali. Per avere il modello totalmente compilato, infatti, bisognerà aspettare il 2017.

Se questo nuovo rapporto a tu per tu con il fisco ha già scatenato dubbi e ansie, il passo successivo che si può fare per placare i timori è consultare il provvedimento di 283 pagine (di cui 267 di specifiche tecniche) elaborato dalle Entrate in cui vengono spiegate le modalità di accesso alla dichiarazione precompilata. Qui, tra rimandi a commi, punti, provvedimenti, circolari e dettagli tipici del burocratese, si spiega al contribuente come scaricare il documento dal sito delle Entrate. Due le modalità: da soli o tramite soggetti autorizzati.

Nel caso in cui si decidesse di cimentarsi con il fai da te, per affrontare il tax day bisogna compilare la dichiarazione online attraverso il proprio ‘cassetto fiscale’, al quale si può accedere solo dopo aver richiesto il Pin. Cosa che richiede uno slalom tra compilazioni di form, conferme e attese di autenticazione. Un po’ come succede quando si chiedono le password per l’home banking.

Nel dettaglio, ecco i passi da seguire. Dopo la registrazione al servizio Fisconline, si deve richiedere (gratuitamente) il codice Pin, non prima di aver scritto il reddito complessivo dichiarato lo scorso anno. Solo dopo che il sistema si è accertato che il contribuente sia in regola con le tasse viene fornita la prima parte del Pin (4 cifre). Ma per ottenere la chiave completa per entrare nel mondo digitale dell’Agenzia il richiedente deve aspettare ben due settimane, quando riceverà a casa una lettera contenente le ultime 6 cifre e la password di accesso.

Troppo complicato? Se non si vuole gettare la spugna, per i cyber contribuenti è possibile ottenere il Pin anche per telefono, al numero verde 848.800.444 o presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate dove va presentato un documento di identità. Anche così verrà consegnata solo la prima parte del codice e la seconda verrà sempre inviata per posta.

Meglio, dunque, rivolgersi ai Caf o ai commercialisti? Questa strada – a parte lo scotto da pagare, che ammonta a circa 50 euro – farà certamente dormire sonni più tranquilli ai contribuenti e soprattutto ai pensionati che rappresentano gran parte dei 20 milioni interessati dall’innovazione. Con buona pace della rivoluzione fiscale. Ma l’enorme ricorso che si farà ai centri di assistenza ha già scatenato le loro proteste: temono infatti di dover rispondere in prima persona degli eventuali errori commessi. E la paura è ben motivata: sempre nelle 283 pagine del documento pubblicato dalle Entrate è spiegato che se il 730 viene presentato, con o senza modifiche, dal Caf o dal professionista abilitato, i controlli documentali saranno effettuati proprio nei loro confronti.

In particolare le Entrate, entro sei mesi dal 7 luglio – ultimo giorno utile per presentare la dichiarazione dei redditi – effettueranno controlli sulla veridicità delle detrazioni richieste in caso di rimborso superiore a 4mila euro. Il bonus verrà erogato entro il settimo mese successivo. C’è, invece, subito il semaforo verde se si presenta il 730 precompilato senza effettuare modifiche.

Ma i sostituti d’imposta, Caf e commercialisti dovranno anche smarcarsi dai paletti fissati dal Fisco che ha imposto loro, per ricevere i 730 precompilati degli assistiti, di doverne prima acquisire la delega e poi formulare online una richiesta specifica. E i loro accessi saranno tracciati dall’Agenzia per effettuare controlli sulla correttezza delle deleghe. Tanto che tra i Caf si è già fatta avanti l’ipotesi di gestire solo i contribuenti che si sono rivolti a loro durante il 2014, visto che si tratta di dati già conosciuti.

C’è, infine, una terza e ultima via a disposizione: si può sempre presentare la dichiarazione dei redditi seguendo la vecchia strada del cartaceo con la presentazione del ‘modello 730 ordinario’ che, come al solito, può essere fatta dal sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale, al Caf o al professionista abilitato.