“Faremo la più impressionante operazione politica mai fatta a sinistra di recupero del potere d’acquisto per chi non ce la fa. Su questo tema ci giochiamo tutto”. E’ solo l’ultima delle promesse del presidente del consiglio Matteo Renzi formulata durante la conferenza stampa in cui ha illustrato con diverse difficoltà i provvedimenti varati dal Consiglio dei ministri su riduzione Irpef, scuola, lavoro e casa.

Non si tratta, infatti, di un decreto o di un disegno di legge, ma di una sua relazione approvata dal governo. Nel menù elaborato dall’ex rottamatore hanno, quindi, conquistato una menzione anche le misure urgenti per l’emergenza abitativa. Si tratta del Piano Casa fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi che ci aveva lavorato parecchio anche sotto il governo Letta. 

Un miliardo e 741 milioni di euro è la dote finanziaria stanziata per dare respiro alle famiglie che hanno perso la casa o sono in procinto di farlo e per il rilancio del mattone. La formula scelta è chiara: tasse giù per chi decide di affittare a canone concordato con la cedolare secca, detrazioni fiscali più elevate per gli inquilini con i redditi più bassi, fondi per il recupero degli alloggi popolari (ex Iacp) e possibilità di richiederli a riscatto. E ancora, rifinanziamento del fondo per gli inquilini in difficoltà.

I numeri del resto sono impietosi. “Nei primi sei mesi del 2013 – spiega il sindacato degli inquilini Sunia – sono arrivate già oltre 2.000 richieste di sfratto e quasi tutte per morosità, generalmente in-colpevole perché legata alla perdita di un reddito da lavoro. Mentre sono oltre 8.000 le famiglie in lista di attesa per una casa popolare, a fronte delle 400 che hanno visto soddisfatta la loro richiesta nelle graduatorie”. Sul fronte del mercato immobiliare l’Agenzia delle Entrate spiega invece che il mattone ha perso l’8,9% sul 2012 con il controvalore dello scambio delle abitazioni che è riuscito a raggiungere solo 67 miliardi di euro, la metà di quanto accadeva nel 2007.

Una crisi che per il governo può essere arginata spingendo su tre leve: il sostegno all’affitto a canone concordato, l’ampliamento dell’offerta di alloggi popolari, lo sviluppo dell’edilizia residenziale sociale. Vediamo nel dettaglio le misure.

Fondo affitti e morosità incolpevole – Per fornire immediato sostegno economico alle categorie sociali meno abbienti che non riescono più a pagare l’affitto è stato deciso di incrementare sia il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione che il Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli, quelli che a causa di difficoltà economiche, come una malattia o la perdita del posto di lavoro, non riescono più a far fronte al pagamento dell’affitto. Il primo, che già aveva una dotazione di 100 milioni di euro (50 milioni per il 2014 e altri 50 milioni per il 2015) verrà raddoppiato a 200 milioni di euro (100 milioni per il 2014 e 100 milioni per il 2015), mentre il Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli – che già aveva una dotazione di 40 milioni di euro – è stato incrementato di 226 milioni ripartiti negli anni 2014-2020, rendendolo strutturale visto che da anni non aveva un plafond a disposizione.

Cedolare secca – È prevista la riduzione ulteriore dal 15% al 10% dell’aliquota della cedolare secca per chi affitta a canone concordato. Una misura che segue la discesa dal 20% al 15% già decisa con il decreto del Fare del governo Letta. Lo sconto d’imposta, unito al calo degli affitti, dovrebbe rilanciare così il mercato, Imu e Tasi permettendo. La misura non riguarda, invece, chi decide di optare per il canone di libero mercato che in questi anni ha subito una forte discesa per il crollo del mattone. Secondo le stime fornite, il taglio dell’aliquota determinerà un aumento delle adesioni a questo regime di almeno il 5 per cento.

Recupero immobili e alloggi ex Iacp – È previsto un piano di recupero di immobili e alloggi di Edilizia residenziale pubblica (ex Iacp) che beneficerà dello stanziamento di 400 milioni di euro con il quale finanziare la ristrutturazione con adeguamento energetico, impiantistico e antisismico di 12.000 alloggi. Inoltre viene previsto un ulteriore finanziamento di 67,9 milioni di euro per recuperare ulteriori 2.300 alloggi destinati alle categorie sociali disagiate (reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 euro, nucleo familiare con persone ultrasessantacinquenni, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66%, figli fiscalmente a carico e che risultino soggetti a procedure esecutive di rilascio per finita locazione).

Offerte di acquisto alloggi ex Iacp a inquilini – Contestualmente all’opera di recupero dell’edilizia popolare, saranno raggiunti degli accordi con Regioni e Comuni per favorirne l’acquisto da parte degli inquilini e destinare il ricavato alla realizzazione di nuovi immobili. Per favorire l’acquisto degli alloggi da parte degli inquilini è prevista la costituzione di un Fondo destinato alla concessione di contributi in conto interessi su finanziamenti per l’acquisto degli alloggi ex Iacp, che avrà una dotazione massima per ciascun anno dal 2015 al 2020 di 18,9 milioni di euro per un totale di 113,4 milioni di euro.

Fondo di garanzia per l’affitto – Per attenuare le tensioni sul mercato delle locazioni (2,5 milioni di famiglie in affitto pagano un canone superiore al 40% del loro reddito) la norma prevede che le risorse del Fondo Affitto siano destinate anche alla creazione di agenzie locali che dovranno favorire il reperimento di alloggi da offrire a canone concordato e far incontrare la domanda e l’offerta anche fornendo garanzie ai proprietari che affitteranno.

Detrazioni su edilizia popolare – Per gli anni 2014, 2015 e 2016 sono previsti bonus fiscali per gli inquilini degli alloggi sociali: 900 euro per i redditi sotto i 15.500 euro che si dimezzano a 450 euro per chi ha un reddito che non deve superare i 31.000 euro l’anno.

Sgravi per chi affitta alloggi sociali nuovi – I redditi derivanti dalla locazione di alloggi nuovi o ristrutturati non concorrono alla formazione del reddito d’impresa ai fini Irpef/Ires e Irap nella misura del 40% per un periodo non superiore a 10 anni dalla data di ultimazione dei lavori.

Case occupate abusivamente – Per arginare questo fenomeno si rende da ora impossibile per gli occupanti abusivi di ottenere e richiedere la residenza e l’allacciamento alle utenze come acqua, luce e gas.

Case a riscatto – Per agevolare l’accesso alla proprietà, trascorsi almeno 7 anni dalla stipula del contratto di locazione, l’inquilino ha facoltà di riscattare l’unità immobiliare con due vantaggi: l’Iva dovuta dall’acquirente (che è incassata da chi vende per riversarla allo Stato) viene corrisposta solo al momento del riscatto e non all’inizio, il reperimento del fabbisogno finanziario residuo per l’acquisto è rimandato al momento dell’atto di acquisto. Chi vende rimanda la tassazione Ires e Irap sui corrispettivi delle cessioni alla data del riscatto.

Bonus mobili può superare costi ristrutturazione – È stato deciso che la spesa per l’acquisto di mobili a seguito di ristrutturazione, su cui sono previste detrazioni Irpef, potrà essere superiore a quella per la ristrutturazione stessa. Il tetto massimo per la spesa complessiva resta a 10mila euro. Il sistema, che incentiva l’acquisto di arredi ed elettrodomestici efficienti, abbinato agli interventi di ristrutturazione, era stato concepito in un primo momento con un vincolo in base al quale il prezzo degli arredi non poteva superare quello sostenuto per la ristrutturazione. Una limitazione poi rimossa dal Salva Roma e ripristinata, invece, automaticamente visto che il decreto non è stato convertito in legge nei tempi stabiliti.