La giornata del Papa a Napoli non era ancora terminata e già i nostri volontari ci informavano che un rogo, grande quanto una casa, bruciava a Caivano, a pochi passi dalla mia parrocchia. Avevo avuto la grazia di incontrare  il Papa nel Duomo di Napoli e di dirgli qualcosa sul dramma che ci uccide. Il cardinale Sepe mi aveva presentato con queste parole: “Santo Padre, don Maurizio è un prete molto impegnato nella lotta della cosiddetta Terra dei fuochi…”. Il Papa mi aveva fissato con un volto dolce e tristissimo, come a dire: “So tutto… Conosco lo scempio che siete costretti a subire…”. “Santo Padre – gli dissi stringendogli la mano – mi dica una parola per i nostri volontari. Sono migliaia. L’aspettano…”. “Continuate… Continuate…”. “E io, Santità? Che faccio? Debbo continuare a stare con loro?”. “Certamente…”, mi rispose.

Queste parole mi danno una forza immensa. In questi anni la lotta è stata dura. I nostri volontari hanno fatto grandi sforzi per richiamare in vita il nostro territorio. Per lanciare l’allarme. Per mettere la parola fine a un dramma infame. Persone stupende si sono spese senza risparmiarsi. Gratuitamente. Hanno sorvegliato le campagne in lungo e largo, di  giorno e di notte. Hanno rischiato e rischiano tuttora la vita. Occorre dire che non pochi uomini delle istituzioni hanno tirato i remi in barca. Hanno fatto finta di non vedere. Hanno preso le distanze per non essere coinvolti in una storia brutta e faticosa.

Ma, per amore di verità, occorre anche dire che accanto alla nostra gente abbiamo sentito la presenza di uomini dello Stato che allo Stato fanno fare bella figura. Tra questi non possiamo non menzionare il Corpo forestale, che con il Comandante regionale, il  generale Sergio Costa, è stato capace di stabilire un rapporto di collaborazione e di vera amicizia con i comitati, le associazioni, i movimenti. Si sono moltiplicati in questi anni incontri, convegni, riunioni, tavole rotonde.

Il Corpo forestale – così come tanti magistrati, tra cui l’indimenticabile Federico Bisceglia, morto tragicamente in un incidente stradale all’inizio del mese di marzo, e altre personalità istituzionali -, è stato sempre presente e attento al dramma dell’inquinamento della nostra terra. Dobbiamo soprattutto a questi uomini se sono stati individuati e sequestrati molti siti altamente inquinati. Mai ho sentito da loro una sola parola per tentare di sminuire la portata del problema. Mai hanno fatto orecchie da mercanti.

Li abbiamo visti all’opera con convinzione, professionalità, rispetto verso le persone. Ora veniamo a sapere che si vorrebbe sciogliere proprio il Corpo forestale. Questa notizia ci rattrista. Ci addolora. Non ci sembra che sia giusto farlo. Chiediamo al presidente Renzi che questa decisione venga revocata. Chiedo che le nostre guardie forestali ci vengano lasciate. I militari inviati in Campania – che rispettiamo e ringraziamo – hanno ben poca possibilità di incidere seriamente sul territorio. E poi tra due anni ci lasceranno. C’è in corso – è sotto gli occhi di tutti – un tentativo  se non di negare – non sarebbe più possibile – quantomeno di ridimensionare il problema dell’inquinamento ambientale in Campania. Anche perché tante altre regioni stanno accorgendosi di non essere ‘isole felici’, di non essere immuni dai veleni industriali che ci uccidono e stanno alzando la voce. La verità è che la ‘Terra dei fuochi’ continua a mietere vittime.

La frana di Courmayeur

La nostra gente continua ad ammalarsi e a morire di cancro e di leucemie. Tra loro sono soprattutto i bambini, gli adolescenti, i giovani genitori con i figli piccoli a provocare un dolore immenso. Le falde sono inquinate. I roghi continuano ad ardere indisturbati ed è difficile per i volontari individuare in piena notte dov’è che  sta bruciando.  I viottoli stretti e tortuosi non sono facilmente percorribili dai mezzi dei vigili del fuoco. Ma il vero problema, che sta all’origine di tanto scempio, in questi anni, non è stato nemmeno sfiorato. Mi riferisco alla produzione illegale di tante industrie che lasciano in zona gli scarti.

Se una borsa, un paio di scarpe, un cappotto, un vestito sono stati prodotti in nero è più che logico che i rifiuti, non potendo essere smaltiti legalmente, saranno interrati o dati alle fiamme. Ecco il motivo per cui i roghi tossici e gli interramenti possono spostarsi da una provincia all’altra, da una regione all’altra ma non potranno mai finire se non si va alla radice. Nessuno ha il diritto di illudersi o di illudere. Dobbiamo continuare a lottare senza arrenderci mai. Vogliamo continuare a collaborare, dialogare, cercare di trovare soluzioni con chi è preposto dallo Stato ad affrontare questo dramma. Chiediamo al presidente del Consiglio di non privarci del Corpo forestale. Se dovesse accadere, sarebbe per noi, per la nostra terra e per lo Stato una perdita enorme.