Le amministrative in Sicilia rischiano di diventare un problema per il Pd. Almeno doppio: a Enna e ad Agrigento infatti i democratici rischiano di ritrovarsi candidati che una parte del partito non vuole. Nel primo caso per decisione degli organismi cittadini del partito che propongono il ritorno di Vladimiro Crisafulli, che il comitato dei garanti nazionale giudicò “impresentabile” nelle liste elettorali per il Senato nel 2013 e che però nel frattempo si è fatto eleggere coordinatore del Pd provinciale con più dell’ottanta per cento dei voti. Nel secondo caso il problema l’hanno creato le “sacre” primarie perché per un accordo con Forza Italia alla fine a rappresentare il centrosinistra nella corsa alla poltrona di sindaco sarà Silvio Alessi, sponsorizzato da Riccardo Gallo, considerato vicino a Marcello Dell’Utri. In questo scenario si registra il silenzio del segretario nazionale, Matteo Renzi, o comunque dei vertici. Così ora succede che sul caso Enna sia Crocetta sia Crisafulli tirino per la giacchetta il capo-presidente del Consiglio.

Pd in tilt: Crisafulli è un caso, ma c’era l’ok dei siciliani
Eppure dieci giorni fa erano stati Fausto Raciti e Marco Zambuto, rispettivamente segretario e presidente del Pd siciliano, a chiedere personalmente a Mirello Crisafulli di candidarsi. “Le eventuali opposizioni dovranno essere solo sul piano politico, su altri piani non potranno essere accettate” spiegava Raciti. Un modo come un altro per stoppare sul nascere possibili polemiche che rimandassero al passato, al tempo in cui il comitato dei garanti del Pd bollava il ras ennese come non candidabile, cancellandolo con un rapido tratto di penna dalle liste per le politiche.

Crocetta: “Renzi parli”. Ma ieri diceva: “Non me ne frega niente”
Sembrava andare tutto liscio, ma a ridare fuoco alle polveri ci ha pensato il governatore Rosario Crocetta. Ieri, 24 marzo, interpellato sull’argomento, si era trincerato dietro un prudente no comment: “Perché volete farmi intromettere in questioni di cui non mi frega niente?” diceva piccato il governatore. Poche ore dopo ha cambiato idea, entrando a gamba tesa sulla questione. “Si può fare finta che Crisafulli possa candidarsi a sindaco di Enna: guai a porre il problema, tanto per un politico l’importante è ottenere i consensi”. Una dichiarazione che ha infiammato ulteriormente il clima all’interno del Pd, dato che negli ultimi giorni sarebbero stati opposti dei “veti silenziosi” direttamente da Roma, dove il sottosegretario Davide Faraone non vedrebbe di buon occhio la candidatura di Crisafulli, indigesta ai renziani locali ma anche a quelli nazionali. Poco importa se nel frattempo i due massimi dirigenti regionali del Pd si siano già espressi, andando in pellegrinaggio nella città al centro della Sicilia, e annunciando la loro presenza ad Enna anche per venerdì, quando il coordinamento provinciale del partito si riunirà per decidere chi candidare come primo cittadino. 

Crisafulli al fatto.it: “Perché non mi devo candidare?”
Dall’altro lato infatti il “ras” di Enna, ex diessino diventato cuperliano, gran collettore di voti, a ilfattoquotidiano.it ostenta sicurezza: “Renzi e Faraone non vogliono la mia candidatura? Ma io voglio essere il candidato del Pd ennese, che le assicuro non è fatto da imbecilli. Venerdì verranno qua Raciti e Zambuto (segretario e presidente del Pd siciliano, ndr) che non mi sembrano essere contrari ad una mia candidatura. Che poi perché non mi dovrei candidare? Io sarei impresentabile? E perché? Nel 2013 avevo un procedimento penale in corso, ora quel procedimento si è chiuso, punto. Se ho sentito Faraone? E perché dovrei sentire Faraone che fa il sottosegretario?”. Il processo “chiuso” a cui fa riferimento Crisafulli è quello per abuso d’ufficio: era accusato di essersi fatto asfaltare la strada che conduce alla sua villa con fondi della Provincia (di cui lui era presidente).

“Io non ho mai chiesto un voto ai mafiosi, io i mafiosi li mandavo a fare in culo, con rispetto parlando”

A questo punto per la pax interna al Pd, l’ideale sarebbe un candidato diverso da Crisafulli, ma scelto e appoggiato dall’ex parlamentare, che a Enna è abituato a vincere “col proporzionale, col maggioritario e pure col sorteggio” (ipse dixit). E mentre si attende che Matteo Renzi in persona si esprima sull’argomento, il diretto interessato ne approfitta per provare a rispedire al mittente l’etichetta di impresentabile, e spingere fino alla fine la sua candidatura a sindaco. “Io non ho mai chiesto un voto ai mafiosi, io i mafiosi li mandavo a fare in culo, con rispetto parlando” dice Crisafulli, riferendosi alla famosa intercettazione della Dia, quando venne beccato a parlare con Raffaele Bevilacqua, poi indicato come boss di Enna, che gli chiedeva notizie su alcuni appalti pubblici. “Fatti i cazzi tuoi” era stata la replica di Crisafulli, poi indagato e archiviato per concorso esterno a Cosa Nostra. “Dicono che questo era il partito di Pio La Torre? Io me lo ricordo e vedo anche quali sono le ultimissime adesioni al partito… anche ad Agrigento vedo come è andata a finire” continua, citando altri due recentissimi casi che gettano scompiglio nel Pd. Vale a dire l’imponente campagna acquisti varata da Faraone, che ha portato tra i democratici diversi ex sostenitori di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, scatenando nel frattempo l’esodo di civatiani e cuperliani.

I renziani di Agrigento: “Annullare le primarie”
Ma si riapre anche la questione di Agrigento. A porre il problema di Alessi candidato, è l’area Renzi del Pd di Agrigento che chiede di “annullare le primarie, commissariare la segretaria provinciale e ripartire da capo, individuando un nuovo candidato del Partito democratico da contrapporre a Silvio Alessi”. “Le primarie del centro sinistra – scrivono – le ha vinte Forza Italia. Noi non ci piegheremo alle logiche spartitorie dei soliti noti, ai giochi di potere. Noi siamo il centro sinistra, siamo il Partito Democratico – aggiungono – . Con Forza Italia ci si confronta alle elezioni, non alle primarie“. I renziani agrigentini chiedono quindi “l’immediato commissariamento della federazione e del segretario provinciale di Agrigento, il disconoscimento delle primarie con il ritiro del simbolo del partito, l’individuazione di un progetto e di persone che possano rappresentare, per Agrigento, un progetto politico e una prospettiva chiara, nell’ambito degli ideali e dei valori del centrosinistra”. L’Ansa cita fonti del Pd secondo le quali il segretario siciliano Fausto Raciti ha convocato lo stato maggiore del partito in città. Peccato che l’accordo con Gallo e le altre liste per le primarie sia stato siglato dai vertici del Pd regionale, compreso Zambuto, ex sindaco di Agrigento con l’Udc e oggi leader della corrente renziana.

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