Fuori gli impresentabili dalle liste elettorali del Pd che, “in base a un criterio di opportunità ha deciso di non includere nelle liste elettorali le candidature di Mirello Crisafulli di Enna e Antonio Papania di Trapani”. A deciderlo è stata la Commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico, presieduta da Luigi Berlinguer, che “ha considerata decaduta la deroga concessa dal Comitato elettorale nazionale a Nicola Caputo di Caserta” e preso atto di “due rinunce volontarie alla candidatura da parte di Bruna Brembilla e Antonio Luongo“. 

Sono state dunque tagliate fuori le candidature di esponenti del partito che presentano alcune ombre, anche alla luce dell’appello di Franca Rame che sul fattoquotidiano.it ha raccolto oltre 20mila firme. Le “linee guida” sulle quali si è basata la decisione dei garanti, sono il decreto attuativo della legge anti-corruzione e il codice etico del partito. Il codice del Pd prevede come condizioni ostative alla candidatura, non solo la sentenza passata in giudicato, ma anche il semplice rinvio a giudizio per reati molto gravi come quelli legati alla mafia e alla corruzione o la concussione. Antonio Papania, infatti, ha patteggiato 2 mesi e 20 giorni per abuso d’ufficio; sempre per lo stesso reato Vladimiro Crisafulli è stato rinviato a giudizio, mentre la sua posizione nell’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa è stata archiviata. Il campano Nicola Caputo, invece, è indagato per rimborsi falsi come consigliere regionale. Resta in lista la giornalista anti-camorra Rosaria Capacchione, sotto processo per calunnia ai danni di un sottufficiale della Guardia di Finanza, la cui posizione era stata sottoposta all’esame dei garanti del Pd.

Su Bruna Brembilla, ex assessore provinciale di Milano che ha volontariamente rinunciato alla candidatura, si allungava l’ombra dei rapporti con personaggi vicini alla ’ndrangheta. Nel 2008 il suo nome finisce sul registro degli indagati. Lei ne esce pulita, eppure nella rete delle intercettazioni restano impigliate parole che la pongono al centro di un intreccio tra politica, impresa e ambienti mafiosi. Antonio Luongo era invece stato rinviato a giudizio per corruzione.

Nella delibera dei Garanti si spiega che, al termine delle verifica effettuati sulle candidature, “sono emerse situazioni relative a candidati nei confronti dei quali, per reati contro la Pubblica Amministrazione, è stata emessa sentenza di condanna oppure decreto di rinvio a giudizio”. Per loro “si ritiene necessario il ricorso a valutazioni per la tutela dell’immagine e dell’interesse generale del Pd, sulla base di un criterio di opportunità previsto dall’ordinamento interno”. Ragioni per cui la Commissione “ritiene inopportune le candidature di Wladimiro Crisafulli e Antonio Papania e pertanto da non includere nella lista dei candidati Pd nelle elezioni del 24/25 febbraio 2013”. I garanti infine spiegano di avere “esaminato la posizione del consigliere regionale della Campania, Nicola Caputo. Considerato che il Comitato elettorale nazionale aveva concesso deroghe per le candidature a condizione che nel frattempo non maturasse alcun procedimento penale, non essendosi detta condizione verificata per Nicola Caputo, la deroga decade e Nicola Caputo non può essere iscritto nella lista dei candidati del Pd”.

Alle recenti primarie in Sicilia, Crisafulli e Papania ottennero il 12 per cento delle preferenze rispetto al totale dei votanti, poco sopra i 100 mila. Crisafulli, nella sua Enna, prese 6.348 voti, mentre Papania, a Trapani, 6.165. Meglio di loro, con 19mila preferenze, fece solo Francantonio Genovese, anche lui finito nel mirino dei garanti ha una serie di conflitti di interessi e una certa tendenza a piazzare parenti nei corsi di formazione regionale, ma nulla di penale a suo carico. Crisafulli era stato inserito al settimo posto nella lista per la Camera nella Sicilia orientale; Papania in seconda posizione nella lista al Senato, dietro Corradino Mineo.

Caputo: “Vorrei sapere se le regole valgono in tutte le regioni” –  ”Sono esterrefatto. Ho detto chesto in un partito difficile. Mi chiedo quanto valgono le regole? Basta un solo un avviso di garanzia per mettere uno fuori gioco”. Il consigliere regionale della Campania, commenta così la decisione della commissione nazionale di garanzia di considerare decaduta “la deroga concessa dal Comitato elettorale nazionale”. ”Nelle prossime ore – prosegue – valuterò con gli amici cosa fare: non so se nel partito, che ho definito un partito difficile, valgono il gioco delle correnti o la rappresentanza sul territorio”. Sulla vicenda dei presunti falsi rimborsi alla Regione Campania precisa: “In merito a questa vicenda sono già stato sentito dai magistrati. A Roma hanno discusso per quattro giorni: chiedete a loro perchè hanno assunto questa decisione”. Infine chiede: “Le regole valgono dappertutto – ha aggiunto Caputo – in tutte le regioni? Vorrei saperlo”.