“La mafia? Non ne so parlare, non penso sia presente qui. Ad Agrigento ci sono disagio sociale e microcriminalità, questo sì”. Parola di Silvio Alessi, il primo candidato di Forza Italia in grado di vincere le primarie del centro sinistra, riuscendo nello stesso tempo, con un’intervista a Repubblica, ad imbarazzare il segretario siciliano del Pd Fausto Raciti. “Sono sicuro – replicava qualche giorno fa sullo stesso giornale Raciti – che Alessi sia pienamente consapevole della pericolosità del fenomeno mafioso e che avrà modo, al più presto, di chiarire la sua posizione”.

Adesso Alessi avrà tutto il tempo per spiegare cosa intende con microcriminalità dato che con più di duemila voti (2152) è stato designato candidato sindaco della coalizione Agrigento 2020: più del 50 per cento dei quattromila elettori che ieri si sono recati ai gazebo per scegliere il pretendente alla fascia di primo cittadino della città dei templi. Staccatissimi i concorrenti: 808 voti per Epifanio Bellini, unico candidato del Pd, 567 per Peppe Vita, il candidato della società civile, 534 per l’ex assessore regionale del Mpa Peppe Marchetta. Solo che la vittoria di Alessi ha scatenato mille polemiche dato che si tratta del candidato appoggiato da Riccardo Gallo, numero due di Forza Italia in Sicilia e pupillo dell’ex senatore Marcello Dell’Utri. Che ci fa uno con tali appoggi candidato sindaco del Partito Democratico? “Io non sono amico di Forza Italia, sono amico di tutti: quei politici del Pd che attaccano il Patto del territorio sono solo dei politicanti che in questi anni hanno abbandonato la città di Agrigento e ora hanno il coraggio di parlare” dice lui, che si è guadagnato notorietà da presidente dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento in lotta per un posto in Lega Pro. “Le primarie sono un grande successo dei cittadini agrigentini, il grande afflusso di persone ci fa molto piacere. I cittadini hanno apprezzato il fatto che si è dato loro un meraviglioso strumento” continua Alessi, che è riuscito a fare piazzare un gazebo per il voto proprio di fronte allo stadio, dove ieri l’Akragas affrontava (e batteva) il Neapolis.

Dopo la partita i tifosi hanno fatto visita al gazebo delle primarie, dove svolazzava la bandiera del Pd insieme a quella di Forza Italia: e alla fine il voto degli ultras dell’Akragas è stato decisivo per eleggere Alessi. Un’operazione voluta sia dal segretario Raciti che dal presidente del Pd siciliano Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento con l’Udc e il Pdl. Tanti invece i maldipancia all’interno del Pd regionale. “Ad Agrigento siamo alla cronaca di una morte annunciata, la morte della speranza di cambiare verso alla politica” dice il deputato Fabrizio Ferrandelli. “Tutti sapevano dell’accordo con il Patto per il territorio. E’ lo stesso partito che appoggiò e fece vincere Marco Zambuto alle elezioni comunali del 2012: non capisco quale sia adesso l’obiettivo di Ferrandelli” si lamenta invece il segretario del Pd agrigentino Peppe Zambito, regista dell’operazione che ha portato i democratici a candidare come sindaco un uomo di Forza Italia. Nel frattempo il candidato modello Nazareno Silvio Alessi ha già messo nel mirino l’avversario da battere. “Marcolin è un candidato come un altro, ci misureremo tutti durante la competizione elettorale”. Il riferimento è per Marco Marcolin, deputato veneto della Lega Nord, che Matteo Salvini ha candidato sindaco di Agrigento. Solo l’ennesimo paradosso nella città che diede i natali a Pirandello, e che adesso sta vivendo un momento politico più unico che raro.

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