Che fine ha fatto il dossier Cottarelli? I documenti finali del commissario straordinario alla spending review, frutto di oltre un anno di lavoro con la sua squadra, sono ancora ben chiusi in qualche cassetto, ma non si sa di quale Palazzo. Almeno a giudicare dalle risposte della Presidenza del Consiglio dei ministri e del ministero dell’Economia e delle Finanze che, di fronte alle richieste dei promotori dell’iniziativa per avere un Freedom of Information Act in Italia (una legge che consenta l’accesso ai documenti degli enti pubblici a chiunque ne faccia richiesta senza il bisogno di una motivazione o di una necessità giuridica, ndr) di accedere al dossier, hanno entrambi fatto sapere di non essere in possesso delle carte.

Delle varie istanze presentate a Palazzo Chigi, a seguito della petizione presentata a dicembre “sia per via cartacea che via fax”, l’unica che ha ricevuto risposta è stata quella inviata via fax al Dipe (Dipartimento per la coordinazione e la programmazione della politica economica) che ha fatto sapere di non possedere “gli atti richiesti, non avendo peraltro competenza in materia”. Infatti, come specifica il resto del testo “si precisa che il Dpcm del 18 ottobre 2013 di nomina del commissario straordinario dott. Cottarelli, disponibile sul sito revisionedellaspesa.gov.it all’articolo 2 stabilisce che per l’esercizio delle sue funzioni il Commissario straordinario si avvale delle risorse umane e strumentali del ministero dell’Economia e delle Finanze”.

Ed effettivamente sul sito dedicato al lavoro della task force, il decreto di nomina di Cottarelli prevede proprio una sua collaborazione con il ministero dell’Economia. Ma dal Mef nulla di fatto. “Ci hanno detto di non esserne in possesso – spiega Andrea Fama, giornalista tra i promotori dell’iniziativa per introdurre il Foia in Italia-. E hanno ribadito che la competenza è della presidenza del Consiglio. Proprio il contrario di quello che ci avevano fatto sapere dagli altri uffici”.

Anche a ilfattoquotidiano.it il ministero dell’Economia ha fatto sapere che per entrare in possesso degli atti la richiesta deve essere presentata alla presidenza del Consiglio dei ministri poiché “Cottarelli era un commissario di governo”, dunque “la competenza è di Palazzo Chigi”. Ma da lì, dopo una mattinata di telefonate e rimpalli tra i vari uffici –  ufficio stampa e del portavoce del presidente, ufficio del segretario generale, Dipe e poi due tentativi con il ministero dell’Economia – non è arrivato nessun segnale chiaro su come procedere, a chi chiedere, e soprattutto dove siano i documenti e di chi sia la reale competenza, se di Piazza Colonna o di via XX Settembre.

“Una situazione paradossale, anzi, un percorso a ostacoli senza senso”, afferma Fama. La domanda però rimane: che fine ha fatto il dossier Cottarelli sulla spending review? Sarà mai possibile leggere il risultato finale del lavoro del commissario? “Noi a questo punto rinnoveremo l’istanza alla presidenza del Consiglio dei ministri, alla luce anche della risposta del Mef. Anche perché purtroppo più di questo l’attuale normativa vigente non ci permette altro – prosegue Fama -. Il punto è sempre uno: servono maggior trasparenza e maggiori diritti. In modo tale da poter richiedere i documenti, ricostruirne il percorso e scoprirne anche il contenuto. Per questo motivo noi andiamo avanti anche con la nostra battaglia per avere un Freedom of Information Act, che in Italia ancora non c’è, nonostante le promesse”.

Twitter @chiacarbone