Conferma della custodia in carcere, con l’aggravante mafiosa per Salvatore Buzzi, Giovanni De Carlo ed altri nove indagati nell’inchiesta di Mafia Capitale, torna in libertà Riccardo Mancini, ex ad dell’Ente, mentre Giovanni Fiscon, ex direttore generale Ama va ai domiciliari. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Roma.

Il collegio presieduto da Bruno Azzolini ha confermato le misure restrittive (carcere e domiciliari a seconda dei casi) per Buzzi, De Carlo, Carlo Maria Guarany, Matteo Calvio, Alessandra Garrone, Carlo Pucci, Mario Schina, Sergio Menichelli, Agostino Gaglianone, Paolo Di Ninno, e Claudio Caldarelli. Torna in libertà anche Patrizia Caracuzzi. Disposti i domiciliari anche per Giuseppe Mogliani (era in carcere). Per Raniero Luci che era ai domiciliari c’è l’obbligo di presentazione.

I giudici del tribunale del Riesame hanno ritenuto per Riccardo Mancini, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, non sussistere i presupposti per il mantenimento della misura cautelare. Solo dalla lettura delle motivazioni, che verranno depositate nelle prossime settimane, sarà possibile capire se nei confronti dell’ex ad dell’Ente Eur, e da sempre braccio destro di Gianni Alemanno, quale valutazione è stata fatta anche in riferimento all’aggravante mafiosa. Analogo discorso vale per Caracuzzi, segretaria di Franco Panzironi (ex ad di Ama) ma non per Emanuela Bugitti, una della collaboratrici di Buzzi, che è stata posta ai domiciliari.

“Ritengo che il Tribunale del Riesame abbia valutato l’insussistenza degli elementi a carico dell’ingegner Mancini. Attendiamo le motivazioni, ma il ruolo di Mancini è ben diverso da quello delineato dal Gip” dice a Sky Tg 24 Luciano Moneta Caglio, avvocato di Mancini. “Le intercettazioni bisogna leggerle tutte. Non si possono solo estrapolare delle parti”. Alla domanda se Mancini sia stato liberato perché sta collaborando, Moneta Caglio ha risposto: “L’ingegner Mancini in sede di interrogatorio di garanzia si è avvalso della facoltà di non rispondere”.