Rapporti di affari. Stretti, strettissimi. I legami tra le coop romane legate al mondo di Salvatore Buzzi – l’imprenditore di riferimento del Pd della capitale, vicinissimo alla Legacoop del ministro Poletti – e le cosche di ‘ndrangheta sono il nuovo filone delle indagini di Mafia Capitale, aperto questa mattina con due arresti e diverse perquisizioni. Contatti strutturati, per i magistrati, che nascevano con la consapevolezza di avere a che fare con gente legata alla ‘ndrangheta. Una vera e propria joint-venture, basata su uno scambio: voi entrate negli affari romani legati alle pulizie, noi sbarchiamo in Calabria, occupandoci di migranti. Business che – spiegava Buzzi in una intercettazione ormai celebre – “rende più della droga”. Un rapporto “alla pari”, secondo i magistrati romani.

Salvatore Buzzi aveva uno stretto legame di fiducia con l’imprenditore calabrese Giovanni Campennì, che per il Ros dei carabinieri è “legato da vincoli parentali a sodali dell’organizzazione ‘ndranghetista facente capo alla famiglia Mancuso di Limbadi”, uno dei più potenti clan calabresi, protagonista del narcotraffico internazionale. Con lui parlava dei soldi che ogni mese versava ai politici romani, del Pdl e del Pd. E sempre a lui confidava l’origine dei capitali che la 29 giugno stava investendo: “Lo sai qual è il problema mio? Che non arrivo ad avere soldi sufficienti per poter fa’ tutto quello che potrei fa’ … perché a me ‘na grande mano me l’ha data … per quel campo nomadi me l’ha data Massimo perché un milione e due, seicento per uno, chi cazzo ce l’ha un milione e due”, raccontava in una intercettazione ambientale. E quel Massimo era Carminati, il Re di Roma caduto con l’operazione del 2 dicembre.

Buzzi in Calabria: “Parlavo con il prefetto, parlavo con la ‘ndrangheta… parlavo con tutti. E poi risalivo su”

Buzzi, però, sapeva bene che Campennì non era un imprenditore qualsiasi: “Ndrina… ‘ndrina come stai? ‘ndrina… c’è qua la ‘ndrina vera… questa è la ‘ndrina vera… “ commentava a voce alta accogliendo Campennì nel suo ufficio il 16 maggio scorso.

Per i magistrati romani era, dunque, proprio Campennì il rappresentante della cosca Mancuso sbarcato a Roma grazie ai contatti sviluppati da altri due calabresi, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, arrestati oggi dai carabinieri del Ros. I contatti con il clan Mancuso – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata oggi dal Gip di Roma Flavia Costantini – erano stati avviati già cinque anni fa, grazie alla mediazione dei due arrestati – Rotolo e Ruggiero – dipendenti della coop 29 giugno di Buzzi, al centro dell’inchiesta. Il rapporto tra Buzzi e i clan sarebbe nato tra il 2008 e il 2009, quando la cooperativa romana aveva avviato la gestione del Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Cropani Marina, in provincia di Catanzaro. In una intercettazione ambientale è lo stesso Buzzi ad ammettere di avere avuto rapporti con la ‘ndrangheta proprio in relazione alla gestione del centro: “Allora io te dico, quando io stavo a Cropani io… (…) parlavo con il Prefetto, parlavo con tutti, parlavo con la ‘ndrangheta… parlavo con tutti. E poi risalivo su”.

Buzzi e il costo del lavoro: “Si possono fa i cococo, i cocopro i coccocazzo”

La contropartita era un appalto per la pulizia dello storico mercato dell’Esquilino, affidato – secondo gli investigatori – a quella che lo stesso Carminati chiamava la coop della ‘ndrangheta, la Santo Stefano onlus. L’affidamento di una parte dei lavori della 29 giugno alla cooperativa di Campennì doveva risolvere anche “problemi” di costo del lavoro di Salvatore Buzzi.

In una intercettazione del 2013 il presidente della coop romana spiegava: “Allora perché se fa sta cazzo de cooperativa? Perchè ce siamo rotti i coglioni de sentì Cristina a 300 ore de straordinario, 400 ore de straordinario, a 500 ore de straordinario. Allora quanti so i lavoratori su… quando sviluppo il monte ore? ..X.. facessero come cazzo gli pare. Siete in 5 e non credo che fate reati, no? Si possono fa i cococo, i cocopro i coccocazzo..i cocco..”. Tanto per capire quanto fosse inesistente l’idea di solidarietà poi propagandata dai politici vicini alla 29 giugno.

Sulla nascita della Santo Stefano il gip annota anche un altro episodio del 10 dicembre 2013. Quello del “conferimento” della presidenza a Guido Colantuono che subito replica: “Perché c’hai dei problemi che ti arrestano?”, e il compagno B., che ha la sua idea, spiega: “Allora .. Colantuo’… dato che tu sarai il presidente de questa cooperativa de ‘ndranghetisti… poi naa chiamiamo più così perché…” e l’altro consapevole di chi avrebbe avuto di fronte rifiuta: “… ho qualche problema… come amministratore unico della Santo Stefano ho qualche problema…. sarebbe meglio Salvatò, nun ma sento co’ loro, perché già ho visto alcune cose…”. Quindi i due discutono della struttura societaria e Buzzi precisa: “Giovanni (Campennì) deve tià fuori 100.000 euro”. 

“Quello è un ‘ndrangheta… affiliato… se tu gli dici sei un mio soldato… lui il generale l’ha…. il generale non ce l’ha qui a Roma…”

Nel giugno del 2014 la nuova cooperativa Santo Stefano Onlus parte: “è fatta… 1° luglio si inizia eh…”, spiegano al telefono Buzzi e Campennì.  Per il Gip – che ha accolto la richiesta di arresto della Procura di Roma – Ruggiero e Rotolo hanno “fornito uno stabile contributo alle attività della associazione criminale denominata Mafia Capitale, favorendo, grazie ai loro collegamenti con esponenti della criminalità organizzata calabrese, la definizione di un accordo di collaborazione tra Mafia Capitale e il clan Mancuso”. Per quanto riguarda Rotolo, vi sarebbero stretti contatti con il “clan dei Piromalli, poiché il medesimo risulta essere anche cognato di La Rosa Salvatore e di La Rosa Santo, alias ‘Brodoso’”.

Un peso che lo stesso Buzzi riconosceva, tanto da rivolgersi a lui dopo un incendio doloso dei mezzi della 29 giugno a Lariano, città laziale dove la cooperativa ha vinto la gara d’appalto per la gestione della differenziata. Ma non solo Rotolo pretende rispetto. Quando lo Colantuono lo rimprovera: “… qui c’è un altro compagno che me dice che stà qualche problema…. ma io… sono sicuro che i problemi non ce devono stà… tu sei un soldato ubbidisci”, il calabrese reagisce e chiama Buzzi che redarguisce con poche chiarissime parole Colantuono: “eeeh!… ma c’è qualcuno che non te puoi inculare così… uno te lo dice perché ti vuole bene Guido… Quello è un ‘ndrangheta… affiliato... se tu gli dici sei un mio soldato… lui il generale l’ha…. il generale non ce l’ha qui a Roma… se offende… non so se me capisci… non puoi dire a calabrese affiliato alla ‘ndrangheta sugnu soldato… è un’offesa gravissima…”. Infine la stoccata finale: “… Gli parli con i dovuti modi, hai visto pure Massimo che è Massimo (Carminati)… gli parli tranquillo…”