Minacce alle mogli, accordi sottobanco, il ricatto di una denuncia in procura e un candidato trombato che devasta un ufficio comunale. La guerra tra il perdente Patrizio Bianconi e il capogruppo comunale del Pdl, Luca Gramazio, rischiava di far saltare gli affari della “mafia Capitale”. E Massimo Carminati, per proteggere l’amico e presunto sodale Gramazio, era pronto a intervenire direttamente. È il maggio 2013 quando Bianconi chiama Gramazio e parla dei debiti contratti nella campagna elettorale che ha poi perso: “Io adesso – gli dice – se tu non porti i soldi ti scanno… tu non hai capito un cazzo! Io ho già fatto casino con Sammarco e gliel’ho pure minacciato a lui e a tutti voi ( … ) di ammazzarvi… ma cosa devo fare io, ammazzarti la donna? Non mi far arrivare a situazioni di questo tipo”. Le minacce sono anche di altro tenore: Bianconi – scrive il Ros – avvisa Gramazio che intende denunciare in procura “il sistema di corruzione creato da Alemanno, attraverso il giro di tangenti che loro prendevano per farsi i fatti loro” e, se non bastasse, “lo accusa di aver preso ventimila voti alle elezioni proprio perché aveva commesso i reati di corruzione, concussione, abuso d’ufficio , voto di scambio e altro”.

In altre telefonate, si legge negli atti, Bianconi vuole una sorta di risarcimento “chiede 50mila euro da Sammarco e 50mila dal sindaco”, precisando che devono “portargli a casa Roma Capitale”. L’informazione arriva anche ad Alemanno, attraverso il suo capo di gabinetto, Lucaìrelli: “Gianni…”, dice Lucarelli, “il ragazzo è veramente strano”. “Bianconi o Gramazio?”, chiede Alemanno. “Eh, Bianconi…”, risponde Lucarelli. “Ho capito”, continua Alemanno, “e chiama Sammarco, eh”. La notizia della tensione tra Bianconi e Gramazio arriva anche a Carminati, attraverso il comune amico Fabrizio Testa, e il “cecato” è “determinato a contenere il comportamento violento di Bianconi nei limiti della tollerabilità”. “Tu – dice Carminati a Testa – in qualunque momento … te inventi un sistema se cacano il cazzo a lui io vengo… non cacassero il cazzo a lui poi il resto facesse come gli pare”. L’interesse di Carminati era dettato anche dagli affari che intendeva chiudere, attraverso l’imprenditore delle cooperative rosse Salvatore Buzzi, e lo stesso Gramazio, attraverso le opere pubbliche nella capitale amministrata da Alemanno. E infatti, sostiene l’accusa, le tangenti passavano direttamente attraverso la segreteria di Gianni Alemanno. “Massimo Carminati e Salvatore Buzzi”, si legge negli atti d’indagine, “erogavano a Gianpiero Monti” ingenti “somme di denaro”. L’obiettivo era influenzare l’assegnazione delle opere pubbliche e Gianpiero Monti all’epoca non solo era “l’addetto alla segreteria particolare del Sindaco presso Roma Capitale”, ma era anche “delegato per il coordinamento del piano nomadi della Capitale”. Anche Monti, come Alemanno, è iscritto nel registro degli indagati. E il numero degli indagati vicini ad Alemanno, come vedremo, è davvero consistente. Il punto è che gli uomini vicini a Carminati, per raggiungere i loro obiettivi, non esitavano a contattare personalmente il sindaco.

Era il novembre 2012 e l’affare riguardava sei unità abitative da aggiungere al campo nomadi di Castel Romano. Per ottenere gli stanziamenti necessari, Salvatore Buzzi e i suoi sodali – scrive il Ros nelle sue informative – si muovono “intervenendo, o comunque sollecitando, soggetti vicini al sindaco di Roma”, che si adoperano per risolvere la questione. E non solo. I carabinieri del Ros scoprono che Buzzi e i suoi amici sollecitano Gianni Alemanno in persona. Il 21 novembre Buzzi invia un sms al capogruppo del consiglio comunale del Pdl, Luca Gramazio, al capo della segreteria di Alemanno, Antonio Lucarelli, e allo stesso sindaco Giovanni Alemanno: “I fondi per il 2013 e 2014 per la transazione e il nuovo campo Buzzi – non sono stati messi e sono 2.340.544,92 per il 2013 e 2.240.673,26 vi sono solo i fondi per il nuovo campo pari a 455.000,00 il resto e ancora zero …”. Il giorno dopo, la situazione sembra essersi improvvisamente sbloccata, considerato che Buzzi invia un altro sms a Gramazio, Lucarelli e Alemanno: “…Problema risolto per il nuovo campo grazie…”. E “dall’utenza in uso al sindaco – annotano gli investigatori del Ros – viene inviato un sms di risposta: ‘ok’”. Tra gli indagati anche Marco Visconti, Tommaso Luzzi e Alessandro Cochi che, nel 2012, sedevano nella giunta Alemanno e negli scranni della maggioranza targata Pdl.

di Antonio Massari e Marco Lillo