Il gip di Palermo ha archiviato l’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa su Renato Schifani. Caso chiuso: “Sono emersi rapporti con personaggi legati alla mafia – si legge nelle motivazioni -, ma legate alla sua attività di avvocato. Inoltre, tali condotte si collocano in un periodo di tempo per cui opererebbe la prescrizione”. Finito sotto accusa due volte nel giro di 15 anni, l’ex presidente del Senato ne ha attesi dieci per arrivare all’archiviazione, dopo l’ordine di svolgere un supplemento d’indagini emesso dall’ex giudice per le indagini preliminari, Piergiorgio Morosini, oggi membro del Csm. Dall’approfondimento eseguito non sono emerse novità che potessero giustificare un rinvio a giudizio per Schifani ed è per questo che il giudice, Vittorio Anania, ha accolto la richiesta d’archiviazione dei pm incaricati delle indagini, Paolo Guido e Nino Di Matteo. “Sono ed ero sereno – ha dichiarato l’esponente di Ncd al Giornale di Sicilia -, le accuse contro di me non reggevano, avevo e ho sempre avuto fiducia nella giustizia”.

Sono state così accontentate le due richieste d’archiviazione avanzate dai pm nel corso di questi anni. A impedire lo stop alle indagini era stata solo la volontà di Anania di approfondire ulteriormente ogni singolo aspetto, per eliminare qualsiasi dubbio sulla necessità di andare a processo. “Sono emerse talune relazioni con personaggi inseriti nell’ambiente mafioso o vicini a detto ambiente – si legge nella decisione del gip -, nel periodo in cui lo Schifani era attivamente impegnato nella sua attività di legale, civilista, e di esperto in diritto amministrativo”, ma questi rapporti erano tenuti nell’ambito della sua professione di avvocato e non sono dunque sufficienti a sostenere “un’accusa in giudizio, tanto più che, a prescindere dalla consapevolezza dell’indagato sull’effettiva caratura mafiosa dei suoi interlocutori, tali condotte si collocano perlopiù in un periodo ormai lontano nel tempo (prima degli anni ’90, ndr). Fatti per i quali opererebbe in ogni caso la prescrizione”.

A suscitare interesse sul possibile coinvolgimento di Schifani nelle attività mafiose siciliane erano state le accuse del pentito di Villabate, Francesco Campanella, che lo accusava di aver manipolato il “piano regolatore del paese a favore di esponenti mafiosi come Antonino Mandalà e il figlio Nicola”. Per il giudice, però, Schifani si era occupato della faccenda non nella “veste” di collaboratore di Cosa Nostra, bensì come esperto di diritto amministrativo. Non hanno valore nemmeno le parole di Totò Riina intercettate in carcere nelle quali il boss dei Corleonesi parlava di Schifani dicendo che “è una mente, il paese di lui era mandamento nostro”. A scagionare l’esponente di Ncd arrivano anche le dichiarazioni del testimone di giustizia Innocenzo Lo Sicco che sostiene la totale legalità delle consulenze di Schifani su alcuni palazzi da lui costruiti.

“La grande fiducia che il presidente Schifani ha riposto nella Giustizia è stata ripagata”. Così il leader del Nuovo Centrodestra, Angelino Alfano, commenta così la notizia dell’archiviazione dell’indagine sul presidente Renato Schifani.
“La realtà ha avuto il sopravvento sulle accuse – prosegue Alfano – evidenziando la correttezza del suo comportamento e la serenità e con cui ha atteso la chiusura dell’inchiesta. Noi siamo sempre stati con lui, nell’assoluta certezza della sua linearità morale, professionale e politica”.

Soddisfazione dei rappresentanti del Nuovo Centro Destra, a partire da Angelino Alfano: “La grande fiducia che il presidente Schifani ha riposto nella Giustizia è stata ripagata – ha dichiarato il leader di Ncd – La realtà ha avuto il sopravvento sulle accuse”. Anche Gaetano Quagliariello si dice contento per l’esito delle indagini: “L’archiviazione dell’inchiesta nei suoi confronti allieta ma non sorprende chi come noi non ha mai avuto dubbi sull’integrità di Renato Schifani e sulla correttezza con cui ha sempre portato avanti la sua attività professionale e il suo impegno civile”.