Giovanni Legnini, già sottosegretario all’economia del Pd, diventerà presto il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. La Stampa di Torino lo descrive così: “garante del corso renziano, è però persona onesta e ammette di non conoscere il mondo dei giudici: Assicuro però che mi impegnerò a fondo“. 

Garante del corso renziano.

Giovanni Legnini è abruzzese e ho avuto vari contatti con lui in merito alla questione petrolio, sia di persona che per telefono. Diciamo che a me non ha impressionato per coraggio, quanto per cercare compromessi e soluzioni ad hoc, un po’ a mo’ di vecchia democrazia cristiana. Ad esempio, ecco qui un bel titolo del Centro D’Abruzzo di qualche giorno fa: “Legnini: Pd contro Ombrina ma favorevole al petrolio“.

Per chi non lo ricordasse, Ombrina Mare è il progetto petrolifero in mare dall’iter più avanzato d’Abruzzo. Un vero mostro, secondo me almeno, con pozzi, navi desolforanti, oleodotti ed emissioni in atmosfera a pochi chilometri da riva.

Cosa vuol dire che il Pd è contro Ombrina ma favorevole al petrolio?

E poi mi sovviene – garante del corso renziano. Certo, deve essere difficile per Giovanni Legnini cercare da un lato di fare il buon soldato con Matteo Renzi che decide – da solo – di trivellare tutto il trivellabile d’Italia e i suoi elettori d’Abruzzo che invece di petrolio non ne vogliono sentire. Ma cosa altro poteva dire Legnini su Ombrina?  In prima analisi, Legnini non poteva dire sì, non poteva dire no al petrolio. Si è trovato intrappolato, da un lato dalle politiche di Renzi, dall’altro da quei 40,000 scesi in piazza contro l’Abruzzo petrolifero.

Continuo a leggere l’articolo del Centro.

‘Siamo contro Ombrina Mare, ma non contro il petrolio. Serviranno alcuni decenni prima che l’Abruzzo e il Paese possano farne a meno, ma non deve farne le spese la costa. La domanda, però, non deve essere: cosa voterà Legnini? Perché voterò sì al decreto “Sblocca Italia”, ma ci opporremo a Ombrina. Il vero tema è come vincere questa battaglia’.

Presumo che la costa di cui lui parli sia quella d’Abruzzo. Quindi Legnini è favorevole alle trivelle “altrove” ma non lungo le coste teatine perché non ne devono fare loro le spese.

E l’entroterra d’Abruzzo? Quello si? E l’entroterra di Novara, quello va bene? E le altre coste d’Italia? Quelle sì che ne possono “fare le spese”? O tutte queste altre località non sono Italia? Non sono degne di essere protette? Non sono il mare o i campi di qualcuno? O quegli altri mari di Calabria e di Sardegna e di Puglia possono “farne le spese” perché non votano per Legnini?

Perché Giovanni Legnini si opporrà ad Ombrina Mare davanti a San Vito Marina e non alle trivelle della Schlumberger davanti alle coste di Sassari?

Che tristezza.

Ho vissuto in Abruzzo per 10 anni, e credo di poter dire che il movimento contro le trivelle in quella regione – che è forte e che riguarda veramente tutti gli spaccati del vivere civile, chiesa, commercianti, studenti – sia in gran parte figlio del mio peregrinare città per città e del mio rompere le scatole, da persona esterna e libera per anni e senza paura. Se Legnini si oppone ad Ombrina, è grazie anche all’informazione che ho seminato e grazie al movimento popolare che ne è nato. Semplicemente in questo momento in Abruzzo è un suicidio politico dire si alle trivelle. E tutto quel lavoro l’ho fatto perché volente o nolente ho trascorso 10 anni della mia vita in Abruzzo e credo che uno abbia una certa responsabilità e che debba “give back“, come dicono gli americani. 

Ma questo non vuol dire che le altre regioni siano meno importanti. Semplicemente non potevo fare di più. E anzi, tutti quelli che mi conoscono davvero sanno quanto abbia fatto tutto il possibile per visitare e sensibilizzare da Vercelli fino a Pantelleria. Ma Legnini non è un blogger che vive oltreoceano. Legnini è un politico, un politico importante, che ha mezzi, soldi, influenza.

E se Giovanni Legnini aveva capito che la costa d’Abruzzo non può “pagare un prezzo così alto” per il petrolio, allora uno che ci credeva veramente avrebbe dovuto capire che nessun angolo d’Italia può pagare un prezzo così alto. E da questa convinzione partire per dire “trivelle no, né in Abruzzo né altrove” e lavorare in questa direzione, invece che trovare soluzioni campate in aria.

Qualsiasi altra cosa è opportunismo elettorale, è egoismo, è mancanza di volontà.

E quindi a ben pensarci, no, non è vero che Legnini non poteva fare niente se non questo suo sfortunato distinguo – l’Abruzzo no, gli altri sì.  Se Legnini ci credeva per davvero, avrebbe dovuto sensibilizzare e lavorare coi suoi colleghi parlamentari di altre regioni con lo stesso problema, e avrebbe dovuto farlo da anni a questa parte. Doveva avere il coraggio di andare da Renzi e dirgli: guarda, non è intelligente trasformare l’Italia in una gruviera. Siamo l’Italia non l’Arabia Saudita.

Speriamo che Legnini, garante del corso renziano, abbia più coraggio al Consiglio Superiore della Magistratura.

Qui quello che avevo scritto in merito a Legnini e all’articolo 35 un anno fa.