“Questa è una guerra sporchissima”. Mentre Baha Addin, 35 anni, abitante di Tripoli, parla al telefono in sottofondo si sentono forti esplosioni: “Ora sono fuggito anch’io – spiega a IlFattoQuotidiano.it – ho abbandonato casa mia e mi sono trasferito da mio padre. Abitavo vicino all’aeroporto. E quella ormai è zona di combattimenti  una settimana fa, dopo mezzanotte, sentivo il rumore dei missili che partivano, ma più forte del solito. Sono uscito sul terrazzo e ho assistito a una scena incredibile: un pickup nel mezzo della strada, con un lanciarazzi, che sparava vicinissimo alle case, tra i palazzi. Sparavano in direzione dell’aeroporto e poi sono scappati. Sono le milizie di Misurata, che controllano la mia zona. Sai perché lo fanno? Per provocare la milizia avversaria, quella di Zintan, che se risponde al fuoco può essere accusata di sparare sui civili“.

Il mattino dopo, Baha Addin è scappato. Non è l’unico. “Da quando la capitale libica è in balia degli scontri, sono oltre 12 mila le famiglie sfollate. E ogni famiglia ha una media di 4/5 persone”. I disagi quotidiani si moltiplicano: l’elettricità a singhiozzo, che manca per almeno 6/7 ore al giorno, il carburante che scarseggia, come pure il gas. “In tutta la capitale sono rimasti aperti non più di 15 distributori di benzina. La gente fa file di anche 15 ore per fare il pieno. Cinque o 6 ore di fila per comprare una bombola di gas per cucinare. Quando hanno bombardato l’aeroporto, hanno completamente distrutto i serbatoi di carburante che si trovano in quella zona e il fumo si vede ancora, nel cielo di Tripoli. Stanno distruggendo le infrastrutture. Mancano medicinali e alcuni prodotti alimentari. E la gente è spaventata. Anche perché c’è stato un aumento esponenziale della delinquenza: rubano, rapinano, assaltano banche. Difficile dire se siano le milizie o criminali comuni, qui circolano così tante armi che puoi vedere ragazzini che imbracciano kalashnikov”.

Baha Addin, che parla un ottimo italiano, segue costantemente le notizie dei canali tv italiani ed europei. E si lamenta per come vengono narrati i fatti e della confusione con cui vengono a volte presentati i contendenti. “Tutto ha inizio con la caduta di Gheddafi. I suoi avversari erano le milizie di Misurata, città 200 km a est di Tripoli, e le milizie di Zintan, città che si trova 160 km a sudovest della capitale, sulle montagne (ma arabi, non berberi). Al termine della guerra del 2011, le due milizie hanno rubato tutte le armi di Gheddafi. Per questo sono tutti così ben armati. Nell’ottobre 2011, il ministero della Difesa, per ricostruire le forze armate, ha cooptato le milizie misuratine nell’esercito, che hanno sì indossato la divisa e ricevuto uno stipendio, ma hanno mantenuto i loro comandanti e non rispondono agli ordini centrali. Stessa cosa è avvenuta per le milizie di Zintan, alle dipendenze però del ministero dell’Interno. Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, l’esercito ancora fedele a Gheddafi viene sciolto e i soldati confluiscono nella milizia di Zintan. Il liberale Mahmoud Jibril, che nel 2011 era stato premier ad interim nel Consiglio nazionale di transizione, decide allora di allearsi con loro, dato che tutti i partiti politici in Libia hanno un’ala armata che li protegge. E questa è la spiegazione delle due forze che oggi si contendono Tripoli e la Libia”.

Il caos attuale, continuia Baha Addin, è la diretta conseguenza delle ultime elezioni: Il 25 giugno abbiamo votato per il rinnovo del parlamento. Quello uscente era dominato dai Fratelli Musulmani e da ex legionari che erano stati in galera anche per vent’anni, sotto Gheddafi. Con il voto, Fratelli Musulmani e jihadisti hanno perso, rimanendo solo con una trentina di seggi. Allora le milizie di Misurata hanno stretto un accordo con i Fratelli Musulmani per rovesciare il nuovo parlamento. Il 13 luglio, hanno assaltato l’aeroporto di Tripoli: pensavano di prendere la capitale in uno o due giorni e riconsegnare il potere ai Fratelli Musulmani. Invece, a protezione dell’aeroporto, hanno trovato le milizie di Zintan, ben preparate e ben armate, supportate dal Ministero dell’Interno e dal liberale Mahmoud Jibril. Questo è quanto: Fratelli Musulmani e jihadisti, alleati con le milizie di Misurata, continuano i bombardamenti su Tripoli. Secondo il Ministero della sanità, abbiamo superato i 200 morti civili. Le milizie usano cannoni e armi imprecise e colpiscono anche obiettivi civili».

Il 13 agosto, il parlamento libico ha votato a favore dell’intervento esterno per risolvere la situazione. «Attualmente, le condizioni poste dalle milizie di Misurata sono inaccettabili – continua Baha Addin – chiedono che le milizie di Zintan consegnino le armi e che il nuovo premier e il ministro della difesa siano dei loro. Io credo che se la via democratica, che è stata scelta dopo la guerra, ha dato un esito, questo esito va accettato: il primo ministro deve essere eletto dal parlamento e poi sceglierà la sua squadra. Sull’intervento esterno la gente è divisa, chi sta con Misurata o coi Fratelli musulmani si oppone, chi sta col movimento liberale è d’accordo e chiede l’aiuto internazionale, visto come l’unica via possibile per uscire dal caos. Io sto con loro”.