Spari al Washington Hilton, il piano di “continuità operativa”: ecco perché il Secret Service ha separato ed evacuato Trump e Vance in direzioni opposte
La musica ad alto volume copre quasi del tutto il suono dei colpi esplosi da Cole Tomas Allen che arriva dall’esterno della ballroom del Washington Hilton. Per qualche secondo al tavolo presidenziale, sul palco, tutto va avanti come se nulla fosse. Poi il meccanismo scatta. Gli agenti dello U.S. Secret Service circondano Donald Trump, mentre Melania si piega verso il tavolo. Poco distante, una seconda squadra porta il vicepresidente J.D. Vance in una direzione diversa rispetto al capo della Casa Bianca. Attorno anche Marco Rubio e Pete Hegseth vengono messi in sicurezza.
Il termine tecnico è “Continuity of Government“. Previsto nei piani federali di continuità operativa e ribadito da ultimo nella National Security Presidential Directive 51 del 2007 (anche se nello specifico quest’ultima non è stata applicata), il principio viene operato dal Secret Service in base ai propri protocolli. Il suo obiettivo non è solo salvare il presidente, ma garantire che in caso di attacco il potere esecutivo continui a esistere e funzionare. Per questo il capo della Casa Bianca e il suo vice non devono essere evacuati verso la stessa direzione o destinazione. La ragione: evitare un “decapitation strike” che elimini in un solo colpo l’intera leadership.
E’ il criterio che il dispositivo di sicurezza ha applicato sabato. Sono da poco passate le 20.15 quando nella ballroom arriva il rumore secco di almeno due spari. Gli agenti più vicini a Vance intervengono: il vicepresidente viene afferrato e spostato lateralmente, lontano dal centro del palco. Alcuni istanti dopo, come mostrano i filmati, prima un agente e poi un altro della Presidential Protective Division, unità d’élite del Secret Service, convergono su Trump che viene fatto alzare dal tavolo e condotto sul retro del palco. Melania, seduta alla destra del marito, e la presidente della White House Correspondents’ Association, Weijia Jiang, alla sua sinistra, si abbassano dietro al tavolo e vengono condotte fuori subito dietro al tycoon in direzione opposta rispetto a quella di Vance, che in quel momento si muove già verso un’uscita che conduce a un’area protetta distinta da quella presidenziale (Separate Secure Locations).
Gli agenti continuano a gridare istruzioni mentre il perimetro viene isolato. Altri membri del governo seduti nelle prime file – tra cui secondo alcune indicazioni non ancora confermate il segretario di Stato Marco Rubio, quello alla Difesa Pete Hegseth, il direttore dell’FBI Kash Patel, il Segretario al Tesoro Scott Bessent e il presidente della Camera Mike Johnson – vengono presi in carico dalle rispettive scorte. A quel punto il tavolo presidenziale è vuoto e presidiato da agenti armati, e tutti i principali esponenti dell’amministrazione sono in zone sicure: veicoli blindati, stanze protette o percorsi di uscita riservati. La sala viene messa in lockdown.
Le differenti tempistiche nell’uscita dalla sala di Trump e Vance sembra confermata dalla parole dello stesso capo della Casa Bianca. In un’intervista a Cbs News, la prima concessa dopo l’attentato, il tycoon ha raccontato che quando il Secret Service lo ha raggiunto sul palco e gli ha chiesto di “mettersi giù” lui non ha voluto farlo subito. “Volevo capire che stava succedendo – ha raccontato -, ho detto agli agenti: ‘Aspettate un attimo“.