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Silvio Berlusconi e i 42 milioni per Marcello Dell’Utri, a processo l’ex senatore di Fi e la moglie

Prima udienza il 9 luglio dopo che il procedimento era stato trasferito da Firenze - dove si indagava sulle stragi - a Milano
Silvio Berlusconi e i 42 milioni per Marcello Dell’Utri, a processo l’ex senatore di Fi e la moglie
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Marcello Dell’Utri e la moglie Miranda Ratti sono stati rinviati a giudizio a Milano per la vicenda delle donazioni ricevute da Silvio Berlusconi, per un totale di circa 42 milioni di euro. A deciderlo è stata la giudice dell’udienza preliminare Giulia Marozzi, al termine dell’udienza che ha portato al rinvio a giudizio di entrambi. La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano. Su una parte delle donazioni contestate è nel frattempo intervenuta la prescrizione. Il procedimento approda così nel capoluogo lombardo dopo il trasferimento per competenza territoriale disposto nei mesi scorsi da Firenze a Milano. Nel marzo 2025,la giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Firenze, Anna Liguori, che aveva accolto l’eccezione sollevata dai difensori di Dell’Utri, gli avvocati Francesco Centonze e Filippo Dinacci.

Secondo la linea difensiva, “il procedimento a carico di Marcello Dell’Utri è da svolgersi a Milano, luogo di residenza del nostro assistito e luogo dove sarebbero state commesse le condotte contestate dalla procura”. Gli avvocati avevano inoltre sostenuto che “questo procedimento è radicato a Firenze solo per la contestazione di aggravante delle stragi”, escludendo quindi una connessione diretta con l’inchiesta ancora aperta dalla Direzione distrettuale antimafia fiorentina sui presunti mandanti esterni delle stragi del 1993, nella quale Dell’Utri risulta indagato. Ma l’esclusione dell’aggravante mafiosa già operata dal gup fiorentino ha mutato il quadro accusatorio, slegandolo dalle stragi e il procedimento è stato trasferito nel capoluogo lombardo dove risiede l’ex senatore.

Al centro del procedimento ci sono i flussi di denaro – pari complessivamente a 42.679.200 euro – che, secondo l’accusa, sarebbero stati versati dall’allora leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, all’ex manager di Publitalia dopo la condanna definitiva di quest’ultimo per concorso esterno in associazione mafiosa. Per la procura di Firenze, quei bonifici rappresenterebbero un “quantum per garantire l’impunità a Silvio Berlusconi”.

Le contestazioni mosse dai pubblici ministeri riguardano, da un lato, la violazione della normativa antimafia, per la mancata comunicazione delle variazioni patrimoniali nonostante la condanna definitiva; dall’altro, l’ipotesi di intestazione fittizia di beni. Quest’ultima accusa è legata in particolare a 15 bonifici per un totale di circa 8 milioni di euro che sarebbero stati versati da Berlusconi direttamente a Miranda Ratti. Secondo gli inquirenti, tali operazioni avrebbero avuto lo scopo di “eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione”.

Nel corso delle indagini, la Direzione distrettuale antimafia di Firenze aveva ottenuto, nel marzo 2024, dal giudice per le indagini preliminari Antonella Zatini, il sequestro preventivo di 10,8 milioni di euro, individuati nei conti correnti riconducibili a Dell’Utri e alla moglie. L’inchiesta è stata coordinata nel tempo dai procuratori aggiunti Luca Turco – nel frattempo andato in pensione – e Luca Tescaroli, oggi procuratore capo a Prato, insieme al sostituto procuratore Leonardo Gestri, rimasto titolare del fascicolo. Con il rinvio a giudizio disposto a Milano, il procedimento entrerà ora nella fase dibattimentale con il concreto rischio della prescrizione per il resto delle contestazioni. Sarà il Tribunale a valutare nel merito le accuse e la ricostruzione dei flussi finanziari.

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