Dalla pasta ai legumi, fino al forno a pannelli solari e ai colori per i più piccoli: gli aiuti che la Flotilla vuole portare a Gaza
Cibo, certo. Sulle barche della Global Sumud Flotilla, partita domenica 26 aprile da Augusta (Siracusa) e diretta a Gaza, ci sono 10 tonnellate di aiuti alimentari, dice l’organizzazione, forse esagerando un po’. Sotto il lettino su cui dormiamo nella cabina di prua di Vivi/Deir al -Balah, la barca a vela che ospita Il Fatto Quotidiano, ci sono scatoloni con dentro confezioni di pasta e riso, scatole di fagioli e lenticchie, latte in polvere per i bambini. Altre sono di là, nella cabina del comandante, ognuna con la sua bolla di accompagnamento che indica il contenuto. Ma c’è pure uno zainetto rosa per andare a scuola, griffato “Minnie mouse”, con dentro quaderni, pennarelli e album da colorare: sono una ventina gli zainetti, contengono anche astucci e matite e arrivano da Barcellona e Valencia. Ci sono anche disegni dei bambini siciliani.
Sempre per i bambini di Gaza, quelli che porteranno per sempre i segni della guerra che ha ucciso migliaia di loro coetanei, fratelli, cugini e compagni di scuola, ci sono i peluche e i giocattoli raccolti dalla scuola Mario Nuccio di Marsala (Trapani): viaggiano sulla barca Eros 1st, i bambini siciliani la seguono a distanza sul tracker che permette di vedere sul web dove sono le barche della Flotilla. E ancora, da Barcellona sono partiti i “Bubble pollinator kits”: è una tecnica importata dal Giappone per garantire l’impollinazione in assenza di api, con le bolle di sapone che divertono i bambini. “Abbiamo cercato di far convergere paesi di provincia e città siciliane nella raccolta degli aiuti, anche con tante associazioni come la Casa della Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi, l’Arci regionale e molte altre”, racconta Vito di Terra Insumisa, un giovane attivista di Alcamo (Trapani) che l’estate scorsa partecipò alla Global Sumud Flotilla su Morgana e stavolta ha coordinato la gestione degli aiuti. Un evento di pre lancio della Flotilla a Castellammare del Golfo (Trapani), come tanti altri in giro per l’Italia, ha coinvolto centinaia di persone.
Ma non vengono solo dalla Sicilia, gli aiuti. Al porto di Augusta abbiamo visto anche scatoloni di Music For Peace, la ONG genovese che lavora da tempo in Palestina e aveva raccolto centinaia di tonnellate di aiuti per la Flotilla 2025, poi ha cercato per mesi di consegnarli incontrando mille problemi, con buona pace di Giorgia Meloni che assicurava di poterlo fare “in due ore”, senza mettersi in mare a rischio della vita. Arriva invece da Ancona il forno a pannelli solari Kimono solar cooker, progettato e costruito da Giovanni Di Nicola che insegna Fisica tecnica e ambientale all’Università Politecnica delle Marche: sarebbe utile a Gaza quando mancano corrente elettrica e gas, lo porta una barca che si chiama Cactus e ha come nome palestinese Ajjur, toponimo di un villaggio arabo vicino a Hebron in Cisgiordania che si spopolò dopo i primi attacchi israeliani nel 1948.
Nessuno è così idiota da pensare che gli aiuti caricati su 50, magari fra un po’ anche 70/80 barche a vela risolvano la crisi umanitaria e la devastazione del tessuto sociale e urbano di Gaza, dove l’80 per cento degli edifici è distrutto o danneggiato, mancano spesso acqua potabile ed energia e poco meno di 20 mila persone necessitano di cure mediche impossibili da prestare sul posto. Sono, con tutta evidenza, aiuti simbolici, che pure avrebbero la loro limitata utilità materiale e affettiva. La Flotilla è un tentativo pacifico e non violento di rompere l’assedio che ancora oggi, nonostante il cessate il fuoco in vigore dallo scorso ottobre (negoziato guarda un po’ nel corso della navigazione della prima Global Sumud), consente a Israele di decidere cosa (e chi) può entrare nella Striscia di Gaza e cosa (e chi) può uscirne. È un blocco illegale in vigore dal 2008, non dagli attacchi senz’altro sanguinosi del 7 ottobre 2023 che certo non giustificano il suo prolungamento all’infinito. Nel silenzio della comunità internazionale.
