Le dichiarazioni apparse oggi su Avvenire del ministro dell’Ambiente On. Galletti impongono risposta e chiarimento immediato. Già abbiamo scritto di essere molto preoccupati per l’inspiegabile e gravissimo ritardo nella diffusione del report Ispra 2014, di diretta responsabilità e competenza del Ministero dell’Ambiente, sulla produzione e smaltimento dei rifiuti speciali, industriali e tossici prodotti in Italia.

L’intera Italia, ma la Campania in particolare, sono da oltre venti anni massacrate non già dai rifiuti urbani, in costante diminuzione per la crisi economica, ma dai rifiuti speciali e tossici al contrario in costante incremento, specie in regime di evasione fiscale, proprio per la crisi economica.

Ricordiamo al ministro Galletti che gli 8 impianti attualmente operanti in Emilia Romagna, in base ai dati Ispra sui rifiuti urbani appena pubblicati, bruciano tutti insieme 967mila tonnellate anno, per un incenerito medio ciascuno di circa 120mila tonnellate anno. Il solo maxi impianto campano di Acerra brucia da solo (2013) ben 670mila tonnellate all’anno, pari quindi a circa 7 degli otto inceneritori emiliani. E tutti insieme, danneggiando la salute in un solo punto e senza un solo euro di ristoro economico per Acerra, mentre la A2a incassa di soli incentivi CIP6 ogni giorno non meno di 200mila euro (per venti anni) solo per gestire tale maxi-mostro, e quindi ha ben diritto di farsi pubblicità affermando che “si sta scrivendo un’altra Storia”, con buona pace dell’ottimo vescovo di Acerra che contesta tale roboante pubblicità.

La Storia è certamente a tutto vantaggio dei proprietari della A2a e cioè dei Comuni di Milano, Bergamo, Brescia e Varese e a tutto danno dei campani e soprattutto del Comune di Acerra, che non vede un solo euro di ristoro ambientale rispetto a un danno sanitario certo. I “soli” due impianti aggiuntivi previsti dal Governo Renzi porterebbero ad incenerire almeno un altro milione di tonnellate all’anno di rifiuti indifferenziati, con grande parte anche di rifiuti speciali sovrapposti illegalmente in quanto prodotti in regime di evasione fiscale, e si brucerebbe quindi, con due soli impianti, quanto brucia tutta la Emilia Romagna con otto inceneritori, in aggiunta ai 7 che già brucia Acerra.

In totale, quindi, se passa lo scellerato piano del governo sui maxi-inceneritori in Campania, il totale dell’incenerito salirebbe a circa 1.700,000 tonnellate anno, pari a circa il 70% della produzione totale di rifiuto urbano in Campania (che nel frattempo ha già raggiunto il 44% di raccolta differenziata regionale), e pari a circa ben 15 inceneritori attualmente operanti in Emilia Romagna, dove si producono comunque 625 kg anno di rifiuto a testa, rispetto ai miseri 434 kg anno dei poveri campani. Una enormità! Un palese e vergognoso eccesso! Per chi deve bruciare la Campania?

In Campania mancano del tutto impianti per i rifiuti speciali, amianto e rifiuti ospedalieri, mentre per i rifiuti urbani ci mancano solo gli impianti di compostaggio per raggiungere la percentuale del 15% nazionale, in grado di evitare problemi nella gestione dei soli rifiuti urbani. La Campania incenerisce già il 26% dei propri rsu, rispetto alla media europea del 24 e italiana del 18%.

E le ecoballe? Non si vuole vedere che le ecoballe, così come sono, non possono essere bruciate in nessun cancrovalorizzatore e da nessuna parte, per cui si devono prima caratterizzare e poi eventualmente incenerire, se proprio così si vuole fare. Unica, vera, concreta ed immediata soluzione gestionale a vantaggio dello Stato Italiano sarebbe utilizzare la legge del libero mercato mandando in Olanda e Danimarca, insieme alla Fiat di Marchionne, anche i sacchetti della munnezza dei suoi operai campani, al costo totale di 130 euro a tonnellata rispetto ai 300 euro a tonnellata che paghiamo per bruciare ad Acerra.

Liberando una linea di Acerra, 250mila tonnellate all’anno, pari a ben 2,5 cancrovalorizzatori emiliani, si potrebbero spedire in Olanda i rifiuti ben trattati oggi dagli Stir e procedere a smaltire con l’equivalente di 2,5 cancrovalorizzatori emiliani le ecoballe (dopo controllo e ricomposizione come CDR corretto) in Campania. Il costo totale di una simile operazione non sarebbe superiore agli 800 milioni di euro, pari a quanto dovremmo pagare di tasca nostra solo per costruire altri due maxi mostri in Campania.

Negli anni previsti per la sola costruzione (4) avremmo già tolto di mezzo il 25% delle ecoballe, e considerando che non dovremmo regalare altri 400mila euro al giorno ai gestori criminali lobbisti amici dei politici, solo per la truffa dei CIP6, il risparmio garantito allo Stato italiano, se proprio si vogliono bruciare le ecoballe, sarebbe non inferiore al miliardo di euro (1,8 miliardo vs soli 0,8 smaltendo via mare).

Il problema è che il risparmio certo per lo Stato italiano di un miliardo di euro si tradurrebbe in una altrettanto certa perdita secca di circa un miliardo di euro per i lobbisti inceneritoristi che vogliono bruciare in Campania con gli incentivi truffa dei CIP6. La legge del libero mercato vale per la FCA di Marchionne se vuole “buttare nella munnezza” gli operai di Pomigliano, ma non vale per i sacchetti di munnezza di quegli operai. Se la FCA si insedia in Olanda perché lì risparmia, per legge di libero mercato, sarebbe giustissimo a mio parere e non solo da un punto di vista gestionale, ma anche morale, che sia accompagnata almeno dai sacchetti di munnezza dei suoi operai italiani, sempre in base alla inesorabile legge del libero mercato.

In conclusione, invitiamo formalmente il ministro Galletti ad un confronto tecnico sulle gravissime sciocchezze che gli fanno dire, e dopo che avrà fatto pubblicare il report Ispra 2014  sui rifiuti speciali. Il solo maxi inceneritore di Acerra produce circa 130 mila tonnellate di ceneri l’anno. Abbiamo scoperto in questi giorni che la Atr di Acerra ha avviato una procedura di autorizzazione via per trattare sul territorio martire di Acerra altre 390 mila tonn anno di rifiuti speciali e tossici tra i quali compaiono anche i codici dei prodotti di combustione dei rifiuti, tipo le ceneri prodotte da inceneritori. Altri due maxi inceneritori per una portata aggiuntiva complessiva di circa un milione di tonnellate anno determinerebbero quindi la produzione certa di almeno 130mila tonn/anno (moltiplicato tre = 390mila tonnellate anno!)  di ceneri da smaltire.

La perfetta sovrapposizione di cifre (390mila tonnellate anno) tra richiesta Atr e produzione di ceneri tossiche in Campania che sarebbe determinata dai tre maxi inceneritori proposti sembra troppo perfetta per essere casuale. E questo cosa significa? Che, come abbiamo imparato in questi anni, dobbiamo difenderci più dallo Stato che dai camorristi? O che forse sono solo due facce della stessa medaglia?