Cala il sipario sull’era degli scandali. E per lo Ior inizia una fase nuova. Questa, almeno, è la speranza. Il 9 luglio l’orologio della banca vaticana tornerà all’anno zero dopo la decisione di Papa Francesco di non chiudere l’Istituto per le opere di religione, che non equivale a continuare a tollerare che esso agisca in futuro come una “lavatrice di denaro sporco” macchiandosi di nuovi scandali finanziari. Alla guida arriveranno l’economista francese Jean-Baptiste de Franssu e un nuovo “board laico”, il Consiglio di sovrintendenza, che dovrà subito affrontare il crollo dell’utile netto che, stando al bilancio 2013, scende a 2,9 milioni di euro dagli 86,6 milioni di euro del 2012, con una diminuzione di 83,7 milioni. Ciò però non impedirà alla banca vaticana di contribuire con 54 milioni (più o meno quanto stanziato nel 2012) al budget della Santa Sede. Che dal canto suo ha chiuso il 2013 in deficit per oltre 24 milioni. A incidere negativamente sui conti dello Ior sono anche i 15 milioni di euro dati dallo Ior alla Lux Vide di Ettore Bernabei con la benedizione dell’ex Segretario di Stato Tarcisio Bertone, su cui come ha chiarito direttamente il Papa si sta ancora indagando, e il prestito infruttifero da circa 12 milioni di euro della banca vaticana alla diocesi di Terni voluto da Francesco per coprire il buco economico di oltre 20 milioni di euro lasciato da monsignor Vincenzo Paglia, attualmente presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia, in eredità al suo successore monsignor Giuseppe Piemontese.

Ecco la triade su cui punta Francesco – “Trasparenza e onestà” è la linea indicata per lo Ior da Bergoglio subito dopo la sua elezione al pontificato. E per concretizzarla il Papa si è affidato a tre uomini chiave. Il primo è il cardinale George Pell, richiamato dall’arcidiocesi di Sydney a Roma, uno dei porporati membri del “C9”, il consiglio dei cardinali di Francesco, a cui è stata affidata la guida della neonata Segreteria per l’economia. Il secondo uomo chiave è l’economista maltese Joseph F. X. Zahra, a cui un anno fa è stata affidata la presidenza della Pontificia Commissione referente sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede per studiare le riforme finanziarie da attuare in Vaticano. Concluso il lavoro di questo organismo, è stato nominato vice coordinatore del neonato Consiglio per l’economia affidato alla guida del cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga, Reinhard Marx, anche lui membro del “C9” del Papa, nel quale è entrato stabilmente il Segretario di Stato Pietro Parolin. Ma nel Consiglio per l’economia c’è anche il terzo uomo chiave delle riforme economiche volute da Francesco, il francese de Franssu a cui sarà affidata la presidenza dello Ior targato Bergoglio. De Franssu, infatti, dovrebbe subentrare a Ernst von Freyberg, che era arrivato alla guida della banca vaticana quattro giorni dopo l’annuncio choc delle dimissioni di Benedetto XVI e nove mesi dopo la defenestrazione del suo predecessore Ettore Gotti TedeschiUn mandato, quello di von Freyberg, che è durato soltanto 17 mesi e che, sottolineano in Vaticano, si conclude con una naturale alternanza e non nel modo brusco con cui era stata messa fine all’avventura del suo diretto predecessore. L’incarico dell’avvocato e banchiere tedesco allo Ior, infatti, sarebbe comunque terminato il prossimo mese di settembre, insieme a quello del cosiddetto “board laico” che si occupa della governance della banca vaticana, ed è stato semplicemente anticipato prima della pausa estiva. Una scelta dettata dalla volontà di consentire l’insediamento di quello che nei sacri palazzi definiscono un “presidente full time”, poiché il contratto di von Freyberg prevedeva la sua permanenza in Vaticano soltanto per tre giorni a settimana, mentre de Franssu risiederà sempre a Roma.

Il contributo di von Freyber “profondamente apprezzato” – Qualche giorno fa il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha chiarito che “il contributo del presidente Ernst von Freyberg continua a essere profondamente apprezzato e valutato molto positivamente”. Del resto lo stesso Francesco, sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, un anno fa, aveva detto ai giornalisti accreditati che, anche dopo gli ultimi scandali finanziari, “il presidente dello Ior rimane lo stesso che era prima“. Oltre a von Freyberg che ne è il presidente, del Consiglio di sovrintendenza uscente dello Ior fanno parte il vicepresidente Ronaldo Hermann Schmitz, Carl Albert Anderson, Antonio Maria Marocco e Manuel Soto Serrando. Ora, rinnovati i vertici dell’Autorità di informazione finanziaria e quelli della Commissione cardinalizia di vigilanza sullo Ior con l’esclusione di Bertone e dei suoi uomini, nominato il nuovo direttore della banca vaticana, Rolando Marranci, incassati i primi risultati positivi sul fronte della lotta al riciclaggio di denaro sporco, è pronta a partire la fase due della riforma dell’Istituto per le opere di religione. Anche se, come ha chiarito il Papa tornando dalla Terra Santa, “ci saranno ancora incongruenze, ci saranno sempre, perché siamo umani. E la riforma deve essere continua. Siamo peccatori, siamo deboli. La Segreteria dell’economia aiuterà a evitare scandali e problemi“.

Bloccati i conti di oltre 2mila clienti e chiusi i rapporti con 3.355 – Nel bilancio 2013 dello Ior, che conclude la prima fase di ristrutturazione della banca vaticana voluta da Papa Francesco, si sottolinea che sono stati già bloccati 1.329 conti di clienti individuali e 762 appartenenti a clienti istituzionali in attesa che vengano forniti tutti i dati richiesti. La banca, inoltre, ha chiuso i rapporti con circa 3.355 clienti, di cui 2.600 con conti da tempo non operativi e sui quali sono stati riscontrati saldi di minima entità (“conti dormienti”) e 755 non appartenenti alle categorie autorizzate, i cosiddetti “conti laici”. Con 396 di questi ultimi clienti i rapporti sono già cessati, mentre per gli altri 359 le procedure sono ancora in corso. I clienti dello Ior sono passati dai 17.419 del 31 dicembre 2013 ai 15.495 del 30 giugno 2014. Il patrimonio netto dell’Istituto per le opere di religione al 30 giugno 2014 è pari a 775,4 milioni di euro. 

Santa Sede in rosso per 24,5 milioni – Sempre martedì anche la Santa Sede ha presentato il proprio bilancio 2013. Che si chiude con un rosso di quasi 24,5 milioni dovuto “soprattutto alle fluttuazioni negative derivanti dalla valutazione dell’oro per circa 14 milioni di euro”. Nel dettaglio, tra i capitoli di spesa più impegnativi si fa riferimento a quello relativo al costo del personale: 125 milioni l’anno per 2.886 dipendenti (dati al 31 dicembre 2013). Anche il pagamento delle imposte ha avuto il suo peso, gravando sul settore immobiliare per oltre 15 milioni di euro. Invece il governatorato, che ha un’amministrazione autonoma e indipendente dai contributi della Santa Sede, ha chiuso il consuntivo 2013 con un saldo attivo di 33 milioni, in aumento di circa 10 milioni rispetto a quello dell’anno precedente

Twitter: @FrancescoGrana