“La politica non ha fatto il suo mestiere, ora serve un commissario per le rinnovabili bloccate”. Il presidente di Confindustria sbotta sull’energia
Le parole che non ti aspetti. Certo non dal presidente di Confindustria. Eppure sulle rinnovabili, sulle mancanze della politica e sui paletti delle Regioni, sbotta anche Emanuele Orsini. La sua è stata un’escalation. Tra le dichiarazioni recenti, ci sono state prima quelle pronunciate a margine del premio ‘Un fiore dall’argilla’ che gli è stato conferito dai Lions di Sassuolo, agli inizi di maggio: “Abbiamo tante concessioni ferme, si deve fare tutto per metterle a terra e, soprattutto, costruirne delle altre”. Poi le indicazioni emerse durante l’assemblea di Confindustria qualche giorno fa: “Il problema va risolto subito. Bisogna mettere a terra il prima possibile le 4mila concessioni bloccate. Dobbiamo riportare l’energia nella competenza esclusiva dello Stato”. Infine, l’affondo al Motor Valley Fest, tornando a parlare di energia e autorizzazioni per le rinnovabili bloccate: “Ci vuole un commissario. Mi spiace, perché quando si chiama un commissario vuol dire che la politica non ha fatto il suo mestiere”. Su gas e nucleare già note le posizioni del numero uno di Confindustria: “Quando si parla di eliminare il gas è impossibile, perché se vogliamo le fonti rinnovabili serve per forza un cuscinetto che mantenga in piede anche le rinnovabili: il gas sarà fondamentale anche dopo”. Sul nucleare “mi auguro che almeno sulla sperimentazione tutti i partiti possano essere d’accordo. Non farla vuol dire solo ideologia.
Orsini: “Questa plasticità ci infastidisce”. E preme (anche) sulle rinnovabili
Fanno più effetto, però, le parole spese da Orsini sulle rinnovabili. Agli inizi di maggio aveva avvisato: “Quello che faremo nei prossimi mesi sarà andare a verificare quelle concessioni che sono ferme. In un momento come questo, dove abbiamo l’esigenza di far costare poco l’energia, vedere questa plasticità ci infastidisce molto”. Un paio di giorni fa, all’assemblea di Confindustria ha invece indicato con chiarezza i numeri raggiunti e quelli a cui arrivare, lanciando un appello “a tutte le forze politiche” per sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia. “Proprio quelle aree che continuano a incontrare forti resistenze a livello regionale e locale, indipendentemente dal colore politico” ha detto, chiedendo “coerenza tra le dichiarazioni nazionali e le decisioni sui territori: non si possono invocare più rinnovabili e poi bloccarne le autorizzazioni”. I numeri: “Ci sono 4mila permessi richiesti dalle aziende per impianti rinnovabili che risultano ad oggi bloccati. Siamo a 85 gigawatt installati, ne servono ancora 50 da realizzare entro quattro anni. Un terzo di quanto installato non è stato ancora allacciato alla rete. Restano 131 gigawatt in attesa di autorizzazione. Il problema deve essere risolto subito”. Al Motor Valley Fest, ritornando sull’ipotesi di un commissario che si occupi di energia e, quindi, di rinnovabili ha citato il caso della Zes (Zona economica speciale): “Ha funzionato bene, perché c’era un commissario che decideva e in 60 giorni dava l’autorizzazione”.
I ritardi dell’Italia rispetto agli obiettivi
Non può dirsi la stessa cosa per le energie pulite. Negli ultimi anni, nonostante le promesse sulle rinnovabili c’è stato più di qualche problema. Dal decreto sulle aree idonee alle lentezze burocratiche. Nelle stesse ore in cui, il 26 maggio, si svolgeva l’assemblea di Confindustria, Legambiente presentava il report “Italia rinnovabile”. I dati: negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7% passando dal 33,9% nel 2015 (107.498 gigawattora all’anno) al 41,1% nel 2025 (con 127.978 GWh/a). Ci sono voluti dieci anni per un sette per cento in più. La conferma arriva anche dai ritardi accumulati dall’Italia sull’obiettivo rinnovabili 2030 (80.001 MW installati) e nell’applicare il prezzo zonale in bolletta. A fine marzo 2026 il Paese ha raggiunto appena il 33,2% dell’obiettivo complessivo 2030. Mancano ancora all’appello 53.469 MW da aggiungere entro i prossimi 5 anni e mezzo e, continuando con la media di installazione mantenuta tra il 2021 ed il 2025, il Paese rischia di arrivarci tra 10,7 anni, con quasi sei anni di ritardo. Secondo uno studio Svimez, inoltre, il raggiungimento degli obiettivi 2030 potrebbe portare, solo nel Mezzogiorno, alla nascita di 73mila nuovi posti di lavoro, di cui 15mila under 35. La questione del prezzo zonale è un altro problema, perché, entrato in vigore a gennaio 2025, il sistema potrebbe determinare il costo dell’energia elettrica in base all’area di mercato e all’ora in cui viene prodotta e consumata, riducendo i costi energetici in quei territori, per famiglie e imprese, con una maggiore diffusione delle rinnovabili, delle reti e degli accumuli.
Orsini, il piano aree idonee e i casi dell’Emilia e della Sardegna
Parlando a più riprese del piano delle aree idonee alle rinnovabili, Orsini ha citato anche l’Emilia-Romagna “tra le regioni che stanno funzionando meglio su questo”. A riguardo, andando oltre la normativa nazionale, la Regione ha appena approvato le nuove norme ampliando le aree considerate idonee all’installazione di impianti eolici e fotovoltaici. Tra i punti più importanti del testo l’obiettivo del raggiungimento di 6,3 gigawatt di potenza da fonti rinnovabili, aumentando fino a 10 gigawatt quello per il 2030. Luoghi prioritari per l’installazione sono i tetti di capannoni industriali, case e coperture di parcheggi e aree già cementificate. Il testo, ampiamente rivisitato rispetto alla stesura originaria, prevede delle limitazioni per tutelare “le eccellenze agroalimentari del territorio” e contrastare il consumo incontrollato di suolo: in ciascun Comune della regione, i nuovi impianti a fonti rinnovabili a terra non potranno infatti interessare una quota superiore al 2% della Superficie Agricola Utilizzata (Sau) comunale. Viene, invece, promosso l’autoconsumo aziendale e lo sviluppo dell’agrivoltaico, garantendo che le installazioni non compromettano le colture e il pascolo. Una direzione opposta rispetto a quella, ad esempio della Sardegna, che continua il suo braccio di ferro con il governo Meloni. La Giunta guidata da Alessandra Todde ha ha prima varato uno stop temporaneo ai progetti, a cui ha fatto seguito la Legge Regionale 20, quella sulle aree idonee che, però, tanto idonee non sono se il testo ha escluso circa il 99% del territorio sardo dall’installazione pale eoliche e pannelli a terra. Nei giorni scorsi, poi, la Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione, annullando i decreti del Ministero dell’Ambiente che autorizzavano macro-impianti agrivoltaici nelle province di Sassari e Oristano stabilendo che lo Stato non può ignorare o scavalcare le normative territoriali in vigore. Con buona pace degli obiettivi regionali e nazionali.