La Santa Sede conferma l’apertura alla trasparenza con la pubblicazione del bilancio 2012 dello Ior che era stata anticipata da una sintesi dei conti. Ma si ferma a metà dell’opera. Perchè se è vero che i numeri sono nero su bianco con un utile quadruplicato (86 milioni) rispetto all’anno prima, è anche vero che nella relazione seguita ai conti, non c’è traccia di alcuni elementi non secondari.

Come per esempio lo stipendio o la buonuscita dell’ex presidente Ettore Gotti Tedeschi, uscito di scena nel maggio 2012 con un voto di sfiducia del consiglio di Sovrintendenza dell’Istituto per le opere religiose perché “non ha svolto funzioni di primaria importanza per il suo ufficio”. Una sorta di culpa in vigilando emersa cronologicamente dopo la mancata acquisizione del San Raffaele dopo il crac della gestione di don Luigi Verzé e prima che la procura di Siena chiamasse in causa il banchiere per riferire sull’acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, una delle principali cause del dissesto della banca senese di cui Gotti Tedeschi è stato uno degli attori in quanto rappresentante italiano del venditore, don Emilio Botin, proprietario del Banco Santander.

In compenso il bilancio 2012 dello Ior, che ha compiuto i 125 anni di attività, riferisce che complessivamente il Consiglio di sovrintendenza, la Commissione dei Cardinali e il Direttorato, tre organi chiave dell’istituto assieme al Prelato e al board degli auditor, hanno percepito in totale 887mila euro. E in più fa sapere che nel 2012 i costi operativi sono ammontati a 23,9 milioni di euro (+12%) e comprendono i costi per il personale (114 persone in tutto), i contributi pensionistici, le spese generali e le consulenze di professionisti.

Quanto agli 86,6 milioni di utili complessivi realizzati lo scorso anno dalla banca vaticana, il bilancio racconta che più della metà, 57,4 milioni, finiranno nel budget della Santa Sede. Una cifra superiore di 4,4 milioni rispetto alla proposta iniziale perché è stata ritoccata al rialzo sottraendo risorse alla riserva rischi nella quale sono confluiti i restanti 31,9 milioni di utili contro i 33,6 inizialmente previsti. Segno che lo Ior, il cui Consiglio di supervisione è oggi sotto la guida di Ernst von Freyberg, è un po’ più ottimista sul futuro? Possibile.

Certo è che, pur nel mezzo di una congiuntura mondiale negativa, la maggior parte degli utili della banca derivano dalle attività di trading (in utile per 51 milioni contro una perdita di 38 milioni nel 2011), mentre calano da 2,7 a 1,8 milioni i dividendi percepiti dalle attività in cui il Vaticano ha deciso di investire. Del resto il portafoglio delle partecipazioni della banca vaticana soffre, con Cattolica Assicurazioni e Banca Carige che hanno costretto lo Ior a svalutazioni rispettivamente per 1,4 milioni e 528mila euro. Anche se si tratta dell’unico dato disponibile sugli investimenti vaticani.

Il presidente von Freyberg spiega poi nel documento come il 2013 sia un anno in cui lo Ior sosterrà “spese straordinarie legate al processo di riforma e riorganizzazione” della banca senza però entrare nel dettaglio del piano di “risanamento” per l’istituto che conta 18.900 clienti (contro i 21mila del 2011) che hanno affidato alla banca affidati beni di clienti per 6,3 miliardi di euro, ripartiti in 2,3 miliardi di eurodi depositi, 3,2 miliardi di contratti di gestione patrimoniale e 800mila euro di contratti di custodia titoli.