Un francescano per sanare la diocesi del “buco economico” da oltre 20 milioni di euro. Papa Francesco ha scelto padre Giuseppe Piemontese, ex custode del Sacro convento di Assisi, come nuovo vescovo di Terni-Narni-Amelia. La diocesi è stata guidata per dodici anni, dal 2000 al 2012, da monsignor Vincenzo Paglia, che due anni fa, col più classico dei promoveatur ut amoveatur fu nominato da Benedetto XVI presidente del Pontificio consiglio per la famiglia. Ci sono voluti 24 mesi e un passaggio di pontificato perché i fedeli della diocesi di Terni conoscessero il nome del successore di Paglia. Il 2 febbraio 2013, pochi giorni prima di annunciare le sue dimissioni, Benedetto XVI aveva scelto monsignor Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare emerito di Bologna, come amministratore apostolico di Terni con il non facile compito di sanare il “buco economico” di oltre 20 milioni di euro lasciato in eredità da Paglia.

Un’odissea finanziaria che non ha nulla da invidiare a quanto successo nella diocesi tedesca di Limburg dove il “vescovo spendaccione”, monsignor Franz-Peter Tebartz-van Els, è stato rimosso da Papa Francesco dopo che aveva speso 31 milioni di euro per le spese di ristrutturazione della sua sede episcopale. Nella “Limburg italiana”, ovvero a Terni, è stato necessario un prestito dello Ior, la banca vaticana, di 17 milioni di euro, autorizzato da Bergoglio in persona, per risanare la situazione economica della diocesi. In questo ultimo anno la politica finanziaria dell’amministratore Vecchi ha dovuto fare i conti con i tagli del personale. Il presule, infatti, ha individuato nell’eccedenza di dipendenti della diocesi uno dei maggiori problemi economici della Curia di Terni. “Dobbiamo dimezzare le spese per il personale – ha affermato più volte Vecchi – portandole a un massimo di 250mila euro l’anno. Dovremo pensare anche a ricollocare gli attuali dipendenti oppure a ridurre l’orario di lavoro e a ricorrere agli ammortizzatori sociali”. Per sanare le casse Vecchi ha provveduto anche a far rimettere a nuovo alcune proprietà della diocesi per poterle vendere a un buon prezzo di mercato.

Ora, risanata la situazione economica, Papa Francesco ha dato un ulteriore segnale eloquente affidando a un francescano la gestione della chiesa di Terni. La mission di Bergoglio non cambia: “Una Chiesa povera e per i poveri”, a livello locale come a livello globale. Poco meno di un mese fa Papa Francesco, incontrando in Vaticano dirigenti e operai delle acciaierie di Terni accompagnati da monsignor Vecchi, aveva sottolineato che la “disoccupazione che interessa diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro!”. Da qui l’appello del Papa rivolto ai “diversi soggetti politici, sociali ed economici che sono chiamati a favorire un’impostazione diversa, basata sulla giustizia e sulla solidarietà, per assicurare a tutti la possibilità di svolgere un’attività lavorativa dignitosa”. Un monito che oggi Bergoglio rivolge anche al neo vescovo Piemontese perché nella gestione della chiesa di Terni non siano commessi gli stessi errori del passato.

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