Dopo 15 ore di fermo e un interrogatorio, l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato messo in stato d’accusa per corruzione, traffico di influenze e violazione di segreto istruttorio. Contestazioni che potrebbero costargli fino a 10 anni di carcere. Gli inquirenti stanno indagando sulla possibilità che l’ex inquilino dell’Eliseo abbia tentato di ottenere informazioni da un magistrato su una inchiesta che lo riguardava, in cambio della promessa di un ruolo di prestigio. L’ex presidente è stato poi rilasciato in piena notte ed è rientrato a casa sulla stessa auto che lo aveva accompagnato lunedì a Nanterre, ma senza nessun provvedimento restrittivo della libertà. Questa sera alle 20 parlerà in diretta tv sull’emittente privata TF1 e per la radio Europe 1. 

Le intercettazioni – L’inchiesta sull’ex presidente è stata aperta il 26 febbraio scorso per violazione del segreto istruttorio e raccomandazioni, sulla base di intercettazioni tra il 28 gennaio e l’11 febbraio 2014. Alcune conversazioni telefoniche tra il politico e il suo avvocato Herzog avevano evidenziato che i due erano a conoscenza di procedure giudiziarie relative alle inchieste sui casi Bettencourt e Tapie/Lyonnais. A fornire loro le informazioni sarebbe stato Azibert, avvocato e amico del legale. In cambio il magistrato avrebbe chiesto di essere nominato per un incarico a Monaco.

Le abitazioni e gli uffici di Azibert ed Herzog erano già stati perquisiti a inizio marzo, mentre telefono cellulare e materiale informatico erano stati sequestrati all’avvocato. Entrambi, come Sarkozy, sono stati liberati nella notte, dopo la formulazione delle accuse preliminari.

A marzo il quotidiano Mediapart aveva pubblicato in esclusiva le telefonate tra Sarkozy e il suo legale. La prima è del 28 gennaio alle 12.24, e riguarda le agende presidenziali sequestrate nel dossier Bettancourt. Sarkozy – che spera di tornarne presto in possesso – viene rassicurato dall’avvocato sull’atteggiamento accondiscendente del relatore della Corte di Cassazione. Per l’ex presidente, è di fondamentale importanza ottenere nuovamente i registri tra le sue mani, per evitare che siano usati nell’inchiesta per i finanziamenti libici

Nella stessa telefonata viene poi confermato che “il nostro amico” – ovvero l’alto magistrato della Cassazione Gilbert Azibert – assicura l’atteggiamento benevolo della Corte. Attorno a queste parole sembra celarsi un accordo tra l’ex presidente e il magistrato: una poltrona di giudice nel Principato di Monaco in cambio della rivelazione delle posizioni di Sarkozy nelle inchieste che lo coinvolgono. 

Una seconda chiamata il giorno dopo, alle 19.25. Al centro sempre le agende presidenziali: secondo l’avvocato, l’ex presidente deve stare tranquillo in quanto Azibert  gli ha confermato che “la relazione sulle agende sarà neutra”. Il 30 gennaio alle 20.40 Herzog arriva ad annunciare a Sarkozy la tanto attesa restituzione dei registri che non potranno più essere nominati in relazione al caso Bettancourt. Cavillo che “darà un gran da fare ai bastardi di Bordeaux”, come conclude l’avvocato riferendosi ai giudici.

“Prendete contatto con i nostri amici perché facciano attenzione”, esordisce Sarkozy sabato 1 febbraio alle 11.22, preoccupato di una possibile perquisizione dei suoi uffici da parte dei magistrati sulla vicenda libica. Nella stessa mattinata, venti minuti dopo, l’ex presidente e Herzog inscenano una finta conversazione telefonica “ufficiale”.

Passa qualche giorno, e il 5 febbraio alle 9.42 Sarkozy conferma all’avvocato che non si dimenticherà di ricompensare il magistrato Azibert per l’aiuto che gli ha dato. E parla sempre del magistrato della Corte di Cassazione l’ultima intercettazione dell’11 febbraio, alle 22.11, quando Herzog rassicura Sarkozy dicendogli che il giorno dopo “il loro amico andrà a caccia di informazioni“.

L’inchiesta – E’ partita dalle accuse secondo cui Sarkozy avrebbe accettato 50 milioni di euro in finanziamenti per la sua campagna elettorale dall’ex leader libico Muammar Gheddafi. Un’ipotesi che, secondo Il Giornale, aprirebbe uno scenario inquietante sulla morte dell’ex leader libico. Il trasferimento dei fondi risalirebbe al 2006 e sarebbe servito per portare Sarkozy all’Eliseo l’anno successivo. Cosa che avvenne. “Se è vera la storia del finanziamento illecito – scrive Il Giornale – il colonnello l’avrebbe resa pubblica, per sbugiardare il presidente francese, nel caso fosse stato processato. Il 20 ottobre 2011, quando la colonna di Gheddafi venne individuata e bombardata da due caccia Rafale francesi, il rais era stato preso vivo, ma poi gli hanno sparato il colpo di grazia”. Gli inquirenti stanno indagando sulla possibilità che l’ex inquilino dell’Eliseo abbia tentato di ottenere informazioni relative alle inchieste sui casi Bettencourt e Tapie/Lyonnais da Azibert, che in cambio della promessa avrebbe chiesto un ruolo di prestigio a Monaco. Azibert non ha ricevuto l’incarico e Sarkozy ha respinto le accuse. Dopo ulteriori indagini i giudici decideranno se rinviare i tre a giudizio.

L’avvocato del legale di Sarkozy: “Fermo sbagliato, sono persone che non fuggono” – Il legale di Herzog, Paul-Albert Iweins, ha contestato il ricorso allo stato di fermo deciso nei confronti del proprio assistito e dell’ex presidente della Repubblica, denunciando una “pressione psicologica” ingiustificata. “Avete a che fare con un avvocato, un alto magistrato ed un ex presidente. Non è gente che si metterà in fuga”, ha affermato Iweins su Europe 1. “Non c’è nessun motivo di ascoltarli sotto questa pressione psicologica”. E’ usanza, prosegue poi, fare ascoltare un avvocato da un giudice di istruzione. Quanto alle 15 ore di fermo dell’ex presidente Sarkozy, “si tratta di una prima volta del tutto ingiustificata”. Herzog potrà riprendere la propria attività professionale, compresa la difesa di Sarkozy, assicura Iweins. Tranne che per quel che riguarda il dossier delle intercettazioni che lo riguarda e dal quale si deve ritirare per motivi deontologici.

I reati contestati – Il reato di “traffico di influenze” è tipico del diritto francese, dove è stato introdotto già alla fine dell’Ottocento. Nel codice penale italiano è stato inserito solo nel 2012, all’articolo 346 bis, nell’ambito della nuova legge anticorruzione, a seguito dell’adesione dell’Italia a convenzioni internazionali dell’Onu e del Consiglio d’Europa. Il “traffico di influenze” consiste nella mediazione illecita volta al compimento di atti contrari al dovere d’ufficio di un pubblico ufficiale.