Nicolas Sarkozy è stato posto in custodia cautelare negli uffici di polizia giudiziaria di Nanterre, in Francia, dove era arrivato prima delle otto di questa mattina per essere ascoltato dalla magistratura per un caso di corruzione. L’ex presidente della Repubblica è accusato di traffico di influenze e violazione del segreto istruttorio (e non di concussione come emerso in un primo momento). Gli inquirenti stanno indagando sulla possibilità che Sarkozy abbia tentato di ottenere informazioni da un magistrato di Cassazione, Gilbert Azibert, su una inchiesta che lo riguardava, in cambio della promessa di un ruolo di prestigio. Anche Azibert è finito sotto inchiesta. L’ex presidente francese comparirà in serata davanti a un giudice per la probabile apertura di un’inchiesta e potrebbe passare la notte in custodia. 

La decisione di mettere il politico in stato di fermo è inedita per un ex alto rappresentante dello Stato ed è la prima volta che succede: ora le autorità hanno a disposizione 24 ore di tempo per interrogarlo. Lo stato di fermo sarà prorogabile per altre 24 ore, poi il giudice dovrà rilasciarlo o disporre nuove misure cautelative. Durante la carica, il capo dello stato è protetto da un’ampia immunità. “La giustizia deve andare fino in fondo – è stato il primo commento del governo, attraverso il portavoce Stephane Le Foll – davanti ai giudici Nicolas Sarkozy è un cittadino uguale agli altri”.

L’avvocato di Sarkozy, Thierry Herzog, è stato arrestato lunedì 30 giugno, così come i due magistrati della Corte di Cassazione, Gilbert Azibert e Patrick Sassoust. Sullo sfondo della presunta c’è anche l’imminente decisione della Corte di Cassazione sul sequestro delle agende di Sarkozy, contro la quale avevano fatto ricorso i legali dell’ex presidente. Le agende sarebbero utili anche per altre ipotesi di reato, in particolare quelle riguardanti in controverso arbitrato del governo durante la presidenza dell’ex leader Ump nel caso che opponeva l’uomo d’affari Bernard Tapie alla banca Credit Lyonnais. Tutto è partito con un’inchiesta aperta nella primavera del 2013 a Parigi dai giudici Serge Tournaire e René Grouman sui presunti finanziamenti della Libia alla campagna presidenziale di Sarkozy nel 2007. In quella circostanza erano state autorizzate le intercettazioni di Sarkozy e di numerose persone dell’entourage dell’ex presidente.

In quest’ambito, i magistrati hanno disposto l’intercettazione del cellulare dell’ex presidente, scoprendo che Sarkozy si serviva di un secondo apparecchio, registrato sotto il falso nome di Paul Bismuth, per comunicare con l’avvocato Herzog, anche lui dotato di un cellulare con falsa identità. Dall’ascolto di queste comunicazioni è emerso che Sarkozy ed Herzog erano al corrente di molti dettagli sull’inchiesta dell’affare Bettencourt, un’altra vicenda di finanziamenti elettorali occulti. Il sospetto è che l’informatore fosse Azibert, cui sarebbe stato promesso in cambio un aiuto per ottenere un incarico nel principato di Monaco. La vicenda s’inserisce in un contesto politico nel quale il centro destra dell’Ump, minacciato dalla concorrenza del Front National, è ancora alla ricerca di un leader e non manca chi auspica il ritorno di Sarkozy.

Tante le reazioni tra i politici della destra francese che subito hanno ipotizzato un “accanimento” dei magistrati sull’ex presidente francese. “E’ sufficiente”, ha scritto su Twitter il deputato Sébastien Huyghe, “che si dica che Sarkozy potrebbe tornare in autunno che un processo si mette in moto contro di lui. #accanimento”. Così anche l’eurodeputato Ump Philippe Juvin: “Ad ogni evocazione di un suo ritorno, un giudice lo convoca. Curioso. Il futuro dirà se la giustizia è stata utilizzata con finalità partigiane”.