Gli organismi geneticamente modificati, in Friuli Venezia Giulia, hanno vita dura. Almeno sulla carta. Nella regione amministrata da Debora Serracchiani, infatti, di norme che vietano la coltivazione di mais MON810 ce ne sono addirittura due: oltre al Decreto interministeriale approvato nel luglio 2013 dagli allora ministri del governo Letta De Girolamo, Orlando e Lorenzin, è stata varata una moratoria dalla Regione lo scorso 28 marzo. Le leggi ci sono, ma per il loro pieno rispetto la strada sembra essere ancora lunga. Per questo, e di fronte alla sempre più concreta prospettiva di un altro anno di raccolti ogm (con annessa possibile contaminazione dei campi vicini), il Coordinamento tutela biodiversità FVG ha organizzato per giovedì 26 giugno alle ore 9, in concomitanza con la seduta del consiglio regionale, un presidio davanti al palazzo della Regione. Con qualche sospetto nei confronti degli amministratori pubblici. “La nostra impressione – osserva Lino Roveredo del Coordinamento – è che, se da una parte si dichiarano contro gli ogm, dall’altra lasciano che si continuino a coltivare: in questo modo si possono così raccogliere dati e informazioni su questo tipo di coltura che altrimenti non potrebbero avere”.

L’ogm in questione, prodotto dalla multinazionale Monsanto (azienda finita più volte al centro di polemiche a causa della tossicità dei suoi prodotti), viene infatti seminato e raccolto senza troppi problemi da un gruppo di agricoltori locali, capitanati dall’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato. Questo tipo di coltivazione, oltre a sollevare questioni etiche non trascurabili, comporta un grave danno per chi utilizza sementi tradizionali. “Se io sono un agricoltore biologico e il campo vicino al mio viene coltivato con ogm, il mio campo viene contaminato e non potrò più vendere i miei prodotti come biologici”, osserva Roveredo. Un timore condiviso dall’assessore alle attività produttive, commercio, cooperazione, risorse agricole e forestali Sergio Bolzonello. “In una regione come il Friuli Venezia Giulia, per la frammentazione della proprietà, la convivenza fra coltivazioni ogm e coltivazioni naturali e biologiche risulta impraticabile”. Da qui la necessità della moratoria regionale, il cui obiettivo è “tutelare un modello di agricoltura basato su una pluralità di produzioni di alta qualità”. Ma se, almeno a parole, l’assessore e gli oppositori agli ogm sono d’accordo, le divergenze iniziano quando si analizzano i modi con cui fronteggiare la situazione di illegalità.

Come previsto dalla moratoria regionale, il Corpo Forestale dello Stato ha sanzionato Giorgio Fidenato, per un totale di 40 mila euro, dopo aver riscontrato la presenza di mais transgenico in alcuni suoi campi. L’iter da seguire, in questi casi, è chiaro: “Abbiamo inviato una nota informativa alle due Procure competenti (quelle di Udine e di Pordenone), e mercoledì 25 giugno sarà notificata a Fidenato l’ordinanza di rimozione delle piante ogm”, avevano fatto sapere dagli uffici dell’assessore. Tutto liscio, dunque? Non proprio: anche dinanzi a tale ordinanza, il soggetto può sempre rifiutarsi di eseguirla, e Fidenato sembra tutt’altro che intenzionato ad assecondare le richieste della Regione. Bisognerà quindi aspettare i (lunghi) tempi della giustizia. E nel frattempo? “Entro due settimane le piante andranno in fiore, i pollini verranno trasportati dal vento e dagli insetti e la contaminazione dei campi vicini sarà inevitabile. L’intervento, per evitare danni, dev’essere fatto prima che le piante fioriscano: le piantagioni ogm devono essere rimosse subito”, denuncia Roveredo.

Una soluzione non condivisa dallo staff dell’assessore. “Abbiamo fatto tutto quel che ci era consentito fare, non possiamo intervenire direttamente nei campi ogm per tagliare le piante di mais MON810, la legge non ce lo consente”. Che poi aggiunge: “Nel caso in cui Fidenato si opponga all’ordinanza, rimane aperta la questione se costruire delle barriere che impediscano la commistione tra agricoltura biologica e ogm”.